UMILI EROI A 4 ZAMPE: un ricordo – Graziano BARBERINI

Con l’armistizio di Villa Giusti, in vigore dal 4 novembre 1918, si concludeva la prima guerra mondiale, che per noi rappresentò il compimento dell’unità nazionale con il ricongiungimento alla madre patria di Trento e di Trieste.

A 101 anni di distanza, insieme ai 650.000 morti e ai 950.0000 feriti italiani, ricordiamo anche quegli “umili eroi” a 4 zampe che nelle cime innevate dell’arco alpino si sacrificarono nel trasporto di munizioni e di viveri.

Lo facciamo con le parole di Luciano Viazzi, tratte dal bel volume “La guerra bianca in Adamello”, pubblicato nel 1965 dal Comitato Organizzatore delle celebrazioni per il cinquantenario della guerra bianca in Adamello.

“Nelll’estate del 1916 – narra il col. Ronchi – si esperimentò un primo gruppo di cani per il traino delle slitte, e dopo un primo felice risultato il loro numero aumentò gradatamente. Nell’estate del 1918 si trovavano sull’Adamello 220 cani. Preziosi animali. Erano di razza da pastore, requisiti negli Appennini ed addestrati nel canile militare di Bologna. Mantello di massima bianco, pelo ricciuto,alti, forti, intelligentissimi, dimostrarono subito uno spiccato adattamento ed un eccezionle resitenza ai rigori del clima.. Con la nota simpatia per i soldati si affezzionavano al loro conducente, chiamato cagnaro,, ognuno dei quali aveva in consegna tre cani. Con attacchi semplici a tre a tre trainavano le slitte con un carico utile da 130 a 150 chilogrammi. Erano quasi tutti dislocati al Passo Garibaldi in una grande baracca costruita ad uso canile con doppie pareti e sollevata di circa un metro sul piano della neve. Avevano una razione quasi identica al soldato e quindicinalmente il capitano consegnatario della Sussistenza faceva loro omaggio dei rifiuti di macelleria.Iniziavano il servizio all’alba e di massima compivano due viaggi dal Passo Garibaldi ai centri di Passo Lobbia, Passo Fargorida e teleferica del Cavento (dopo il 1917). Complessivamente trasportavano da 150 a 200 quintali di carico al giorno.

ll servizio dei cani costituiva uno spettacolo caratteristico.

Le slitte appena cariche partivano. I cani alla voce del conducente scendevano di corsa lungo la pista segnata sulla vedretta con un festoso guaito che sembrava un saluto alla bianca luce del giorno nascente.Nei tratti piani moderavano l’andatura ad un leggero trotto, in salita procedevano al passo stendendosi in avanti con la testa bassa in uno sforzo continuo. A volte sostavano, e per riprendere il cammino insieme si impennavano abbaiando quasi per accordarsi nello sforzo necessario a riprendere il posto o volgevano al soldato uno sguardo, eloquente richiesta di aiuto. Se vedevano un loro simile inoperoso era un abbaiare feroce. Gli alpini dicevanoche abbaiavano contro gli imboscati.

Nell’inverno durante la tormenta erano meravigliosi.

Il gelo ricopriva tutta la loro testa, il collo,le zampe di ghiaccioli, il nevischio sferzava i loro occhi ed essi con le code basse soffiando le nari, procedevano fedelmente innanzi attraverso il paesaggio polare! “