TRIPOLI bel suol d’amore…quando il maremmano-abruzzese andò in guerra-Graziano BARBERINI

Tripoli, bel suol d’amore…….

Chi  ha qualche anno come me ricorderà senz’altro un vecchio nonno o un anziano congiunto fischiettare questa canzone, all’epoca interpretata da Gea della Garisenda, come aulicamente il Vate aveva ribattezzato la soubrette Alessandra Durdi che, vestita del solo tricolore, scandalizzava i perbenisti con le sue audaci esibizioni canore.

Era il 1911 e l’Italia di Giolitti aveva dichiarato guerra alla Turchia per la conquista della Libia o meglio, come allora si diceva , della Tripolitania e della Cirenaica. Alla base della guerra c’erano tante motivazioni, dall’orgoglio nazionalistico alla volontà di cancellare il ricordo della disfatta di Adua, dall’intento di non farsi scippare il Mediterraneo da Francia e Gran Bretagna alla convinzione di aver diritto a partecipare comunque alle spartizioni coloniali, dalla ricerca di uno sbocco (la c.d. quarta sponda) per la nostra emigrazione agli interessi economici del Banco di Roma. Idee, sentimenti ed interessi spingevano per la guerra, e guerra fu : i vescovi benedirono i reggimenti in partenza, D’Annunzio la cantò nelle Canzoni delle Gesta d’Oltremare (I miei lauri gettai sotto i tuoi piedi/o Vittoria senz’ali.E’ giunta l’ora!) e finanche il mite e pacifico Pascoli,  in un discorso in provincia di Lucca, portò a sintesi nazionalismo e socialismo ed affermò :” la Grande Proletaria si è mossa”, profetizzando che “là i lavoratori saranno non l’opre mal pagate e mal nomate degli stranieri, ma agricoltori sul suo, sul terreno della Patria; non dovranno, il nome della Patria, abiurarlo, ma apriranno vie, coltiveranno terre, deriveranno acque, costruiranno case, faranno porti, sempre vedendo in alto agitate dal palpito del mare nostro il nostro tricolore”. Gaetano Salvemini, invece, si oppose alla guerra e giudicò la Libia “uno scatolone di sabbia”,si opposero anche i “vocianiPrezzolini e Papini, che avrebbero voluto piuttosto un intervento di modernizzazione nel mezzogiorno, si opposero i sindacalisti rivoluzionari di De Ambris e molti repubblicani e socialisti, guidati da due amici che si distinsero negli scontri di piazza e finirono insieme in galera : erano, rispettivamente, Pietro Nenni e Benito Mussolini !

Quest’ultimo,come noto, qualche decennio dopo riceverà proprio in Libia, come duce del fascismo, la spada dell’Islam, a testimonianza di quanto la storia riesca ad essere bizzarra.

Da un punto di vista militare le operazioni, che impegnarono a regime oltre 35.000 uomini, videro il netto prevalere in campo aperto dell’esercito italiano sulle forze turche, meno consistenti e dotate di minori armamenti, ma le tribù beduine e gli ufficiali turchi adottarono una tecnica di guerriglia che limitò l’occupazione italiana alla fascia costiera e che sarà definitavemente debellata solo negli anni trenta. Nel corso di questa guerra (29/9/1911-18/10/1912) vi fu il primo utilizzo militare dell’areoplano, della radio e dell’automobile, segno evidente della “modernità” del conflitto, ma vi fu anche l’utilizzo di un vecchio ausiliare del combattente: il cane, la cui opera si rivelò preziosa nella lotta contro la guerriglia. E’ ben noto che, per vigilare gli accampamenti, nel corso del 1912 furono sbarcati in Libia 300 cani reperiti in Sardegna (dogo sardeschi, pastori di Fonni) e sommariamente addestrati ad aggredire gli arabi. Ma in Libia operarono anche atri cani (lupoidi, airedale, alani della Guardia di Finanza e di altri corpi militari) ed anche CANI DA PASTORE MAREMMANO – ABRUZZESI che per lo più venivano legati in una buca qualche centinaio di metri davanti alle trincee allo scopo di  avvertire i soldati dell’eventuale avvicinarsi dei nemici, specie nelle ore notturne. Queste sentinelle a quattro zampe fecero il loro dovere, anche se certo il clima torrido del deserto non era l’habitat ideale per una razza che qualche anno dopo sarà chiamata a trainare le slitte tra le nevi ed i ghiacciai dell’Adamello.

 

cani in libia

Una prima testimonianza della presenza di questi cani l’ho trovata indagando l’archivio digitale de LA STAMPA che, nel n.358 del 27/12/1911 a pagina 6 pubblica questa breve notizia:

 

“ Tra i soldati in festa

La festa di Natale non ha nulla da segnalare nè alle trincee nè ad Ain Zara. Sono già stati messi in servizio i cani da guerra. Stanotte, alla caserma di cavalleria, uno di essi ha segnalato ringhiando la presenza degli arabi. Difatti le vedette hanno scorto due arabi:l’abilità dei cani è così già dimostrata.

Firmato P.S. “

Poichè il primo contingente di cani sardi, come ci inforna l’Unione Sarda del 4 gennaio 1912, salpò dal porto di Cagliari il 31 dicembre 1911, arrivò al porto di Napoli e da lì proseguì per la Libia, è molto probabile che il cane di cui parla La Stampa sia stato proprio un cane da pecora maremano-abruzzese.

Successivamente LA STAMPA pubblicherà un’altra notizia sui “cani da guerra” a pag. 1 del numero del 14 gennaio 1912:

“Voci raccolte da informatori

I cani da guerra nell’oasi, in prossimità di Sidi Messori, hanno scoperto un abbondante deposito di armi e munizioni seppellite in un giardino. Tra i fucili se ne rinvennero alcuni italiani di ordinanza, Si trovarono anche oggetti di buffetteria appartenenti ai nostri soldati.

I cani fanno ottima prova: agli avanposti di Ain Zara specialmente essi sono veramente preziosi. E’ impossibile a chiunque sia vestito all’araba di avvicinarsi anche a qualche distanza. Dei cani si servono con profitto anche anche le ricognizioni che si spingono all’interno verso Bir Tobras e Bier Eddin.

Firmato P.S. “

Viste le funzioni espletate dai cani  (ricognizioni, rinvenimenti armi ecc.) e ritenendo improbabile che i cani sardi arrivati proprio in quei giorni fossero già pienamente operativi, mi sembra verosimile ritenere che l’articolo faccia riferimento ai lupoidi o similari della Guardia di Finanza.

Una chiara, nitida ed anche ammirata testimonianza sui Maremmano-Abruzzesi nella guerra di Libia è contenuta nel libro di memorie del maggiore inglese Edwin Hautenville Richardson (1863-1948) all’epoca uno dei maggiori esperti di cani da guerra , che si recò a Tripoli come osservatore e,probailmente, anche per proporre cani da guerra da lui allevati, che però non furono acquistati perchè ritenuto troppo costosi (…e si parlava di 250 lire). In “Forty Years with Dogs” (40 anni con i cani) edito a Londra nel 1929, Richardson scriverà:

“        LA SPEDIZIONE ITALIANA A TRIPOLI

Fu nel 1911 che gli italiani iniziarono le operazioni militari contro i turchi che a quel tempo occupavano Tripoli sulla costa settentrionale dell’Africa, e che erano sostenuti dagli arabi. Sentendo che l’esercito italiano utilizzava cani da sentinella per i loro avamposti, ho pensato che sarebbe stato interessante andare là e vedere quali erano i risultati. Sono andato a Genova e da lì sono riuscito a trovare un piroscafo che andava a Siracusa. Lungo il tragitto passava per Messina, che di recente era stata teatro di una terribile catastrofe nel terribile terremoto che aveva causato oltre 200.000 vittime. L’Etna era in violenta eruzione e il cielo notturno era illuminato da una vivida luce scarlatta. Sono sceso a terra ed ho camminato attraverso la città desolata. Non c’era praticamente nulla in piedi ……Fortunatamente  lasciai questa scena di desolazione. A Siracusa mi imbarcai su un altro piroscafo e andai direttamente a Tripoli, arrivando il giorno dopo che era stata bombardata dagli italiani, che l’avevano occupata. Scoprendo che in effetti i cani erano utilizzati, andai in prima linea , che si trovava a circa tre miglia fuori dalla città nel deserto.  I cani erano stati legati in piccole buche scavate nella  sabbia a circa 400 yards davanti alle sentinelle, ed erano stati utili per dare l’allarme soprattutto di notte. Sono stati reperitii per assicurare una grande protezione.

Una dichiarazione sulla stampa dice :

“ Nella prima parte di una sera del febbraio 1912, i turchi, sotto la copertura del buio, avanzarono in due colonne contro la posizione italiana a Derna, una colonna di circa 500 uomini sulla destra, l’altra composta da circa 1000 beduini, coordinati da ufficiali turchi. L’intero paese è estremamente difficile , senza strade, e attraversato da una serie di piste, per la maggior parte note solo agli indigeni, che corrono ai margini dei precipizi. Questa forza ha sfruttato tutti i vantaggi delle sinuosità del terreno,  strisciando praticamente indisturbata fino alla posizione italiana. L’allarme, però, fu dato dai cani legati a paletti, e alle 8.30 iniziò un combattimento che durò tutta la notte”.

Ho passato diversi giorni a guardare le operazioni e ricordo bene il mio ultimo intervento a Tripoli. Nel pomeriggio ho camminato lungo la costa fino all’oasi a circa tre miglia di distanza. Era un posto verdeggiante con le palme e intervallato dalle case di  amichevoli arabi. Era presidiato da soldati italiani, che fraternizzavano con gli abitanti. Sulla mia strada ho oltrepassato un distaccamento di bersaglieri di corsa, quelle belle truppe che avanzano sempre a passo rapido, e all’improvviso c’è stata una apparizione nel cielo – meraviglia!- Agli arabi che guardavano sembrava che improvvisamente fosse apparso nel cielo un terribile uccello mostruoso e vendicatore, un diabolico nemico che oltrepassava il potere dell’uomo di resistere, e anche per coloro che avevano già visto le meraviglie di un aereo in volo, il fatto di usarne uno in servizio attivo rappresentava certamente una novità. Credo che questo sia stato il primo ad essere usato in guerra, e le mie congetture mi portarono a credere che negli anni a venire migliaia di arei si sarebbero aggiunti a questo primo esemplare solitario attraverso il deserto, seminando morte e distruzione sui nemici in fuga.

Il sole tramontava sul deserto e le sentinelle pattugliavano tra la macchia di cactus accompagnati da enormi cani da pastore maremmano, che servivano per individuare i nemici furtivi. Questi cani sono ottimi animali che vengono utilizzati nelle pianure e nelle montagne intorno a Roma. Hanno mantelli bianchi o crema e sono del carattere più determinato. Tutto mi sembrava tranquillo e amichevole nell’oasi mentre passeggiavo sotto le palme e non pensavo ,mentre voltavo le spalle al rosso cielo sulla via del ritorno a Tripoli, che questo bagliore del colore del sangue poteva essere un terribile presagio del macello cruento che questa stessa oasi sarebbe diventata nel giro di poche ore. Anche mentre camminavo sulla strada carrozzabile il piano doveva già essersi formato, perché prima del tramonto del giorno successivo quegli arabi che sembravano così concilianti e amichevoli si erano ribellati e avevano massacrato ogni europeo sul posto. Quando ne ho sentito parlare, ero al sicuro in mare, e avevo tutti i motivi per rallegrarmi della mia partenza, perchè se fossi stato presente il giorno dopo sarei con ogni probabilità rimasto intrappolato.

Quando fui di nuovo a casa fui molto occupato quell’anno, e addestrai diversi cani sentinella per soddisfare le richieste ricevute. ….

Ho poi rinvenuto, spulciando in una libreria antiquaria, un’altra testimonianza interessante sull’uso dei cani da guerra in Libia. E’ contenuta nel periodico ITALIA! Letture mensili pubblicate sotto gli auspici della società nazionale DANTE ALIGHIERI nel  gennaio 1912  L’articolo che ci interessa, a firma A.V., è intitolato I CANI DA GUERRA ED

alle trincee

IL CANILE MILITARE DI BOLOGNA e sarà opportuno, appena possibile, pubblicarlo integralmente. Nel frattempo trascrivo i passi più attinenti al nostro argomento :”…Quando i buoni romani, nello scorso dicembre videro numerose coppie di cani condotti dai soldati loro educatori avviarsi alla stazione per andare a Tripoli, si meravigliarono un pò e taluno chiese:Puro li cani vanno contro li turchi?.…..Il canile militare di Bologna è uno stabilimento assai interessante ad onta delle necessrie manchevolezze dovute in parte all’impianto recente e in parte alle ristrettezze dei mezzi…basta avvicinarsi all’edifizio basso, che è il canile propriamente detto, per sentire un coro di latrati, che vanno dal basso profondo dei doghi tedeschi e dei maremmani fino all’acuto dei terrier….E’ chiaro che ai canili militari occorrono soggetti di razze vigorose non solo muscolarmente ma anche per la loro rusticità e resistenta alle malattire. I maremmani sotto

cani ad ain zara

questo aspetto sono eccellenti…” Nello stesso articolo sono riportate due foto, “Alle trincee” e “i cani da guerra nel campo di Ain zara”, che pubblichiamo a lato ed in cui si vedono cani posizionati davanti alle trincee; la prima foto riprende con tutta evidenza due cani da pecora maremmano-abruzzesi.

Altre foto, che pure pubblichiamo, attestanto la presenza dei cani da pecora in Libia.

Ma la prova regina, la più chiara, la più evidente ed anche indiscutibilmete la più bella per l’alto valore storico è un cinegiornale CINES del 1911 (ovviamete muto) che abbiamo scovato negli archivi della Fondazione Cineteca Nazionale, che ne è la legittima proprietaria e ne detiene tutti i diritti.

Abbiamo acquistato dalla Cineteca la clip relativa ai CANI DA GUERRA, in cui sono ripresi ben 14 cani da pecora, e la offriamo ai nostri lettori (vedi articolo successivo)

E’ un documento di eccezionale valore perchè è il primo filmato noto nella storia millenaria del Pastore Mremmano- Abruzzese.

Guardatelo, è veramente di notevole interesse!

Graziano Barberini

 

 

 

 

 

 

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