SILVIO STRAMACCI : in ricordo di un amico.

Canes Pastorales  mi dà la possibilità di ricordare un amico che ci ha lasciati già da qualche anno. L’amico che voglio ricordare è Silvio Stramacci. La morte, anche se fa parte della vita, come si dice, è sempre molto difficile da accettare, quando poi muore una persona giovane…diventa insopportabile…hai voglia a dire! E Silvio era ancora giovane, troppo giovane per morire. Era nel pieno della maturità, del vigore fisico e mentale e per questo la sua scomparsa, oltretutto così inaspettata,è stata ancora più inaccettabile e dolorosa. Quando ho saputo quello che era successo, ad un primo momento di incredulità e di sgomento è subentrato un profondo dolore, una grande tristezza per lui e per la sua famiglia che veniva così ingiustamente privata della sua amorevole presenza. Da un po’ di tempo non   vedevo Silvio. Dopo il periodo passato insieme nel Consiglio del CPMA, la nostra frequentazione si era praticamente interrotta, anche se ci sentivamo ancora qualche volta per telefono. Dopo alcuni anni che non ci vedevamo, lo andai a trovare, perché mi interessava una cucciola delle sue linee di sangue. Lo avevo chiamato al telefono qualche giorno prima e non feci nemmeno in tempo a manifestargli il mio desiderio che subito mi invitò a casa sua perché, mi disse,  aveva dei cuccioli già belli e pronti che potevano fare al caso mio. Così dopo circa una settimana andai da lui. Silvio abitava con Tiziana, sua moglie, e i suoi due figli in una bella e sobria villa nella sua grande azienda agricola, vicino a Montalto di Castro. Quando arrivai, in casa c’erano solo lui e Tiziana che mi accolsero con grande affetto, come se ci fossimo visti ancora il giorno prima. Con la solita gentilezza che li contraddistingueva, mi invitarono a pranzo, e io accettai con grande piacere. Durante il pranzo, dopo aver parlato delle nostre rispettive famiglie, dei problemi comuni ai nostri figli, del loro futuro, iniziammo, inevitabilmente, a parlare di cani: la nostra “insana” passione. Parlammo poi del Circolo, degli amici comuni, degli anni passati insieme nel Consiglio del CPMA. Ormai Silvio e Tiziana, stanchi delle polemiche, dei conflitti e delle maldicenze che allora, forse più di oggi, caratterizzavano la vita del Circolo, avevano abbandonato il mondo delle esposizioni  e la vita dell’associazione. Silvio si era dimesso da Vice Presidente e Consigliere del CPMA, ma, anche se aveva lasciato il Circolo e non frequentava più le mostre canine, seguitava ad allevare i suoi amati pastori con la passione di sempre. Insieme a Tiziana aveva fatto una scelta di vita non solo rispettabile, come ogni scelta di vita fatta con onestà intellettuale e serietà, ma anche per molti versi condivisibile, perché l’ambiente del Circolo, allora, era quasi insopportabile, soprattutto per una persona come lui, incline alla concordia, che non sopportava le fazioni, le polemiche sterili, il sentir parlare male l’uno dell’altro persone che fino al giorno prima si consideravano “amiche”. Perché Silvio era fatto così. Era una persona mite, gentile…una persona buona. Quando lo riteneva necessario faceva sentire la sua voce e  sosteneva con determinazione le sue idee, ma lo faceva sempre con la massima gentilezza, con quel garbo ed educazione che lo distinguevano , cercando, quando poteva, di smorzare i conflitti, soprattutto quelli inutili e troppo spesso futili che caratterizzano il mondo della cinofilia.

Ricordo, come fosse oggi, il suo sorriso accattivante, la sua dolce ironia, la sua pacatezza. Forse Silvio è stato uno dei primi a capire che il mondo del cane di razza non va preso troppo sul serio e che va guardato con un certo distacco, perché nasconde spesso invidie, sciocche rivalità, ed è ricettacolo, in molti casi, di  frustrazioni personali che alla fine si riversano su quei poveri cani.

Silvio era una persona perbene, dirlo sembra una banalità, ma non lo è, perché in un mondo come quello in cui viviamo, esserlo non è facile e costa  spesso un grande impegno e una grande forza d’animo. Silvio, però, era perbene senza alcuna fatica…faceva parte della sua natura. Mai arrogante, mai offensivo, sempre gentile, generoso e disponibile. Mai saccente, anzi, a volte, fin troppo umile per l’esperienza e la preparazione che aveva in campo cinofilo. Io e mia moglie, prima che Silvio ci lasciasse, nonostante non ci fossimo più visti da molto tempo, ricordavamo sempre con affetto e simpatia,  sia lui che Tiziana, perché con loro si era creato un certo feeling, che andava al di là della comune passione per il pastore maremmano – abruzzese. Poi le “ perversioni” del mondo della cinofilia hanno compromesso un po’ tutto e non è rimasto che il ricordo di quegli anni spesi, con entusiasmo e dedizione, per la rinascita del pastore maremmano – abruzzese e per i rapporti che in questa “missione” si erano creati. Rapporti che seppure, escluso alcuni, non erano proprio di vera amicizia, erano comunque piacevoli e divertenti.

Quel giorno, prima di lasciarci, Silvio mi fece scegliere una cucciola da portare a casa con me. Nonostante la mie insistenze, me la regalò: per lui era giusto così.

La cucciola di allora è ormai una bella cagna di quasi undici anni. Ogni volta che scendo in giardino e lei mi viene incontro scodinzolando penso a Silvio e me lo vedo davanti sorridente come un tempo. La cagna è un po’ come lui, dolce e accattivante, mai grossolana. Forse un po’ timida ma affidabile e affezionata…e poi è una gran guardiana.

Ciao Silvio.

Sandro ALLEMAND

Sandro ha ricordato la figura di Silvio Stramacci così com’era, senza che l’affetto – come spesso accade quando si ricorda chi non c’è più – faccia velo sulla verità.

Non c’è altro da aggiungere se non che la signorilità e la nobiltà d’animo di Silvio restano impresse per sempre nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto.

Ho avuto la fortuna di conoscere Silvio e  suo padre, anche  lui un gentiluomo di famiglia vissana, poi trasferita a Tarquinia. La famiglia Stramacci aveva   antiche tradizioni pastorali,ed era bello parlare con loro di cani, di Appennini e di Maremme.

Pubblico a lato una foto che Silvio mi aveva regalato quasi venti anni or sono, che ritrae un suo bel cane, Oro, con il vreccale. L’immagine di Silvio e’ “tagliata” perchè il fotografo “dilettante” non aveva avuto uno scatto felicissimo. Su questo “taglio” scherzammo a lungo con Silvio, ed ho ancora negli occhi il suo sorriso divertito sulle battute che il “taglio” inevitabilmente suscitava.

Ho cambato casa e città ma quella foto l’ho sempre conservata e la conserverò sempre.

Come il ricordo di Silvio.

Graziano BARBERINI