Selezionare per la FUNZIONALITA’:la vera sfida per il cinofilo. P.Breber

.E’ con vero piacere che pubblichiamo questo articolo di Paolo Breber, che ci auguriamo possa rappresentare l’inizio di una graditissima collaborazione.

Paolo Breber, biologo, ricercatore, cinofilo è personaggio troppo noto per essere presentato ai lettori di questo blog.

I suoi libri sul cane da pecora, oggi chiamato nella cinofilia ufficiale Pastore Maremmano Abruzzese, hanno costituito una pietra miliare nella storia e nello studio della razza ed hanno suscitato interessi, emozioni e passioni che hanno segnato la nostra “formazione cinofila” ed hanno spesso orientato anche le nostre scelte di vita.

A Breber siamo grati perchè leggendo i suoi libri abbiamo capito che la storia del cane da pecora è la storia di un paese, delle sue genti, delle sue tradizioni pastorali, in un contesto in cui la vera “bellezza” non è  puro vezzo estetico ma rispondenza a criteri di funzionalità richiesti dal duro lavoro di guardiania.

 

 

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È necessario, anzi impellente, che la cinofilia si occupi della selezione della funzionalità del cane da pecora abruzzese. Sinora l’unica cura della cinofilia per questa razza, da essa chiamata “Cane da Pastore Maremmano Abruzzese”, è stata per la sua “bellezza” mentre la sua capacità di lavorare è sempre rimasta una preoccupazione lasciata ai pastori. Questo progetto è particolarmente urgente perché con la recente diffusione del lupo in Europa è nata una forte domanda internazionale del cane da pecora abruzzese da parte di tutti coloro che allevano bestiame al pascolo.

Le caratteristiche funzionali della razza si possono esprimere con le tre voci: attaccamento alla pecora, inoffensività verso la stessa, capacità di respingere il lupo ed eventualmente altri nemici. Questi tre comportamenti hanno una base genetica e vanno selezionati di generazione in generazione altrimenti si perdono. I pastori, il cui unico motivo di tenere dei cani è la loro utilità, fanno una certa selezione quando eliminano quei soggetti che non lavorano bene. Ma questa tipo di azione modifica molto poco l’assetto genetico complessivo della popolazione razziale. In realtà, per come è condotta una azienda ovina abruzzese, non è possibile per il pastore gestire gli accoppiamenti, criterio fondamentale per una selezione che dia risultati. Nelle condizioni normali egli possiede diversi cani da pecora lasciati sempre liberi tra cui una o due femmine e quando queste vanno in calore saranno i maschi a decidere chi di loro produrrà la prossima generazione. Questo permette di conservare, più o meno, l’esistente ma non serve a sollevare la qualità media della popolazione. Gli allevatori abruzzesi di oggi ancora beneficiano della alta qualità ereditata dalla grande industria ovina abruzzese scomparsa intorno al 1950 ma quanto potrà prolungarsi nel tempo questo effetto genetico se non ci si sbriga ad attivare un piano organico per selezionare le tre qualità funzionali suddette. Il declino lento ma certo è l’alternativa.

Cosa comporterebbe questo piano? In primo luogo un metodo per misurare la bravura di un soggetto e in secondo luogo regolare gli accoppiamenti. Valutare la funzionalità di un cane da pecora abruzzese non si può fare con prove di lavoro in una manifestazione ad hoc, come avviene per i toccatori, ad esempio. L’unico modo per giudicare la funzionalità del cane da pecora abruzzese è di tenerlo sotto osservazione quando sta con il suo gregge al pascolo. L’attaccamento al gregge e l’assenza di molestie verso le pecore si manifestano prestissimo, praticamente già nel soggetto appena svezzato, ma per la capacità di fronteggiare e scacciare il lupo bisogna attendere l’età adulta. In pratica l’unico che può dare un giudizio è il pastore stesso che segue il gregge e osserva i cani nei tempi lunghi.

Il ruolo del cinofilo sarà invece quello di ottenere dai pastori dei cuccioli nati da soggetti giudicati eccellenti e portarli in un centro dove sarà possibile pianificare i loro accoppiamenti una volta maturi col fine di rafforzare nella discendenza le tre caratteristiche funzionali. I cuccioli di questi accoppiamenti pianificati andranno poi distribuiti alle aziende ovine che li utilizzeranno e daranno poi un giudizio sulla loro riuscita. I migliori tra questi rientreranno nel piano di selezione presso i cinofili. Si andrà avanti così ad ogni generazione tra la verifica sul lavoro presso le aziende ovine e gli accoppiamenti programmati dei migliori soggetti presso i recinti dei cinofili.

Paolo BREBER