RICONOSCIMENTO DEL “MASTINO ABRUZZESE” COME NUOVA RAZZA DA DIFESA DEL GREGGE:È ANCORA POSSIBILE?- Sandro ALLEMAND

L’annoso problema del riconoscimento in Abruzzo di una nuova razza da difesa del gregge, diversa dal “cinofilo” pastore maremmano – abruzzese, è una questione che da decenni ha acceso l’interesse e animato il dibattito tra gli appassionati di quella Regione. Per questo obiettivo sono stati organizzati raduni, sono state fatte misurazioni da giudici abilitati… ma poi tutto è finito lì, perché, sostanzialmente, la stragrande maggioranza dei cani ritenuti “alternativi” sono risultati pressoché identici al pastore  maremmano abruzzese e l’ Enci non potrà mai riconoscere una nuova razza uguale ad un’altra già esistente e riconosciuta . Sono però ancora presenti in Abruzzo dei piccoli gruppi, ben definiti, di cani che hanno delle caratteristiche di tipicità della testa, e non solo, molto diverse da quelle del pastore maremmano – abruzzese( Foto 1).  

FOTO 1

Se in Abruzzo vi fossero, ma purtroppo non credo che vi siano, numerosi cani di questa tipologia ( foto 1) sufficientemente omogenei e provenienti da diverse linee di sangue, sarebbe possibile iniziare l’iter per il riconoscimento di una nuova razza. Premesso che le foto possono un po’ ingannare,  e che sarebbe necessario vedere i cani dal vivo,( e comunque alcuni li ho già visti)  si può affermare che questi soggetti hanno, oltreché una conformazione più robusta, caratteristiche della testa molto diverse da quelle del PMA. La testa in questi cani presenta le seguenti peculiarità: è molto grossa, non conica e non allungata, gli assi cranio – facciali sono paralleli, il cranio è molto potente, lo stop marcato, il muso è più corto del cranio e poco conico, le labbra più abbondanti rispetto al PMA. Testa, insomma, chiaramente di tipo molossoide, molto diversa da quella del PMA, che si presenta sì  grossa, ma allungata e di forma conica, con  assi cranio- facciali divergenti,  con stop poco accentuato, con muso  conico di poco più corto del cranio, con labbra non abbondanti.

Nei raduni “alternativi” a quelli organizzati dal Circolo del pastore maremmano – abruzzese, si vedono questi cani di tipo molossoide insieme a  molti soggetti  di tipo “lupoide”, pressoché identici al PMA, tanto che vengono spesso presentati negli stessi raduni Enci. Se si volesse tentare il riconoscimento di una ipotetica nuova razza bisognerebbe avere le idee un po’ più chiare e puntare sul tipo di cane raffigurato nella foto 1 e riservare i raduni “alternativi” solo ai cani di quella tipologia, altrimenti si crea solo confusione.

FOTO 2

FOTO 3

FOTO 4

FOTO 5

 

Certo non aiutano a fare chiarezza, anzi aumentano la confusione, le foto a corredo della Relazione per il “ Riconoscimento del cane bianco italiano da custodia delle greggi patrimonio culturale della Regione Abruzzo con il nome di “cane da pecora” o “mastino abruzzese”.

Nelle foto si notano soggetti di tipo molossoide, oltretutto non molto omogenei tra loro, come quelli ritratti nelle foto 1-2-3-4-5, e soggetti, foto da 6 a 15, presenti per giunta in nettissima maggioranza, di tipo lupoide, con caratteristiche di tipicità della testa diametralmente opposte a quelle dei soggetti delle foto da 1 a 5. Le teste dei cani delle foto da 6 a 15 sono, infatti, senz’altro sovrapponibili a quelle del “cinofilo” pastore maremmano – abruzzese.

FOTO 6

Non so chi abbia fatto la relazione, ma chiunque sia stato, viste le foto, pare che non avesse le idee molto chiare…tutt’altro. Insomma, le foto della “relazione” mostrano, senza tema di smentita, due tipologie di cani completamente diverse presentate però, erroneamente, come un’unica razza. A meno che gli autori della relazione lo abbiano fatto apposta, per dimostrare che una razza è tale solo in base alla funzione che svolge. Ma  se è giusto sostenere che la funzione è essenziale per ogni  specie ( anche se i cani sono una specie un po’ particolare), e che la “forma” sia in buona parte determinara dalla funzione, le razze esistono ,e non solo in cinofilia, ma in tutte le specie di animali domestici ( cavalli, pecore, bovini ecc.), ossia in zootecnia. Sostenere che quello che fa la razza è la sola funzione porta con sé la cancellazione del concetto stesso di “razza” e a quel punto va bene tutto e il contrario di tutto, compresi gli incroci con altre razze, anche morfologicamente molto diverse, ma che svolgono comunque la stessa funzione .Pertanto un cane da pecora abruzzese potrebbe tranquillamente accoppiarsi con un pastore dell’Anatolia, tanto…la funzione è la stessa!

FOTO 7

FOTO 8

 

C’è poi da notare che nelle foto “storiche”, sia in quelle presenti nella “relazione” che in tutte le altre che è possibile visionare, non c’è praticamente traccia di soggetti di tipo molossoide, né la si riscontra nei dipinti di varie epoche che raffigurano il cane difensore del gregge. Altrettato ridottissima è  la presenza di soggetti di tipo molossoide tra i cani che ancora oggi è possibile vedere al lavoro con le greggi. Neppure nelle foto presenti negli splendidi libri di Paolo Breber: Il cane da pastore maremmano  – abruzzese” e il  “ il cane da pecora abruzzese – alias mastino abruzzese”,  si evidenziano, in genere, soggetti di tipo molossoide. Breber chiama il “cane da pecora” anche “mastino”, ma in questo caso la denominazione “mastino”ha tutto un altro significato rispetto a quello attuale che identifica con tale termine  i soggetti di tipo molossoide come, per esempio, il mastino napoletano.

FOTO 9.

FOTO 10

Le caratteristiche di tipicità delle teste ( è la testa che fa la razza) dei soggetti di tipo molossoide raffigurati nelle foto da 1 a 5 sono altresì completamente diverse  da quelle riportate nello standard del pastore abruzzese elaborato nel 1952 per il Circolo del  pastore abruzzese dal dott. Franco Cagnoli,dal prof. Lamberto Colonna e dal prof. Giovanni Pischedda che poi diventò,sostanzialmente, lo standard del pastore maremmano – abruzzese.  

FOTO 11

Tutto quello che ho evidenziato e le foto che ho mostrato ci indicano che i cani da pecora presenti nella pastorizia  abruzzese, e non solo, avevano ed hanno in nettissima prevalenza caratteristiche di tipo lupoide ed è da questi cani che è nato il “cinofilo” pastore maremmano – abruzzese.

FOTO 12

Fatta questa  precisazione, bisogna però rilevare che nella pastorizia abruzzese erano sicuramente presenti, seppur in maniera fortemente minoritaria rispetto al “tradizionale” cane lupoide, soggetti di tipo molossoide, frutto, probabilmente, di antichi incroci avvenuti durante le transumanze tra i cani da pecora “tradizionali” e razze di  tipo molossoide.

FOTO 13

Questo ce lo conferma, ancora nel 1984, il giudice Mario Perricone in una relazione presentata all’allora Presidente ENCI  Mario Radice. Nella relazione Perricone afferma di aver visionato in una mostra canina a Foggia nove cani bianchi da pecora, appartenenti a tre diverse famiglie, non riferibili al PMA, perché di impronta molossoide. Si trattava, da quanto riporta Perricone, di cani della pastorizia i cui proprietari erano Mariano Aromatario, Nunziato Gentile, Luigi di Loreto.

FOTO 14

FOTO 15

Al riguardo scrive Perricone:

Altezza minima nei maschi 72-75, nelle femmine 65-68, quindi più elevata del PMA. Costruzione quasi quadrata, tronco meno lungo del PMA, un pò alti sugli arti. Groppa meno avvallata che nei PMA, angolature meno pronunciate, coda con lunghezza che non oltrepassa il garretto, Testa massiccia, cranio largo e meno convesso che nel PMA, muso pieno con facce laterali quasi parallele, commessura labiale visibile, assi cranio facciali decisamente paralleli, rapporti cranio facciali 50 a 50,  depressione naso frontale accentuata, denti molto grossi a forbice o a tenaglia, occhi in posizione laterale con rime palpebrali a mandorla.  In conclusione i cani visti a Foggia appaiono di grande mole, classificabili AL GRUPPO MOLOSSOIDE, dal punto morfofunzionale sembrano da montagna…..”

dal libro di P.BREBER

I cani descritti da Perricone, molto simili a quelli della Foto 1, confermano che  in Abruzzo e nel Tavoliere erano, e lo sono tuttora, presenti soggetti da guardiania di tipo molossoide. Questa tipologia di cane, seppur marginale rispetto al cane “verace” della tradizione, è pertanto sempre esistita. Se nei tempi passati si fosse lavorato seriamente per individuare soggetti con caratteristiche di tipo molossoide, forse si sarebbero potute creare le condizioni per il riconoscimento di una “nuova” razza da difesa del gregge, che, a quel punto, si sarebbe potuta giustamente chiamare “mastino abruzzese”, con il significato che ha attualmente il termine di “mastino”. Non lo si è fatto e oggi, molto probabilmente, è troppo tardi per farlo… ma ci si potrebbe almeno provare.

Sandro ALLEMAND