RAZZE DA PROTEZIONE A CONFRONTO: IL PASTORE DELLA SILA – Sandro ALLEMAND

In tutte le zone del mondo dove le greggi vengono allevate allo stato brado e sono a rischio di predazione, a causa della costante presenza in quei territori del lupo e di altri predatori, troviamo, fin dall’antichità, i cani da protezione.

Questi cani, che da millenni sono a guardia delle greggi nelle varie parti del mondo, a volte sono molto simili nell’aspetto, altre volte appaiono molto diversi, così come lo sono in alcuni, seppur non sostanziali, comportamenti. Non può essere fatta una classifica su quale razza da protezione sia migliore delle altre, in quanto un cane da guardiania tipico di una determinata zona si dimostra, in genere, eccellente nell’ambiente in cui è nato, mentre può dare risultati non “esaltanti” se inserito in un altro ambiente o se messo a guardia di un tipo di bestiame diverso da quello che normalmente protegge. In ogni caso il pastore abruzzese, sulla base delle ricerche condotte dal prof. Coppinger sui cani da lui importati negli Usa per la difesa delle greggi dai coyote, è risultato il migliore per l’attaccamento verso gli ovini e per la ridotta aggressività verso gli esseri umani inoffensivi, dovuta al suo grande equilibrio caratteriale.

Alcune razze da difesa del gregge, come detto, sono molto simili nella morfologia come, per esempio, l’italiano pastore abruzzese, il francese cane da montagna dei Pirenei, il polacco pastore di Tatra, l’ungherese Kuvasz. Tutte queste razze hanno, infatti, il pelo bianco, più o meno lungo ed in genere liscio, una taglia vantaggiosa e una testa di tipo lupoide. Altre razze hanno, invece, caratteristiche morfologiche molto diverse, come, per esempio, il pastore dell’Anatolia,  il Cane da pastore dell’Asia centrale, il Mastino spagnolo.

Come in precedenza affermato, tra i vari cani di protezione vi possono essere dei comportamenti diversi. Uno, in particolare, lo osserviamo nella condotta che essi hanno di fronte ad un lupo che “fugge”. Il pastore abruzzese, per esempio, insegue il lupo per un breve tratto, ma poi si ferma, perché è abituato ad operare in spazi aperti “limitati”, tipici della nostra penisola. Il lupo, proprio per le caratteristiche del territorio montano italiano, può, infatti, scomparire rapidamente nel bosco o tra le rocce ed inseguirlo sarebbe estremamente pericoloso. Il pastore dell’Anatolia, invece, insegue molto più a lungo il predatore, perché gli enormi spazi privi di vegetazione che caratterizzano l’ambiente dove opera gli permettono di avere una visibilità ottimale. Anche il pastore dell’Anatolia, però, non insegue il lupo all’infinito, dopo un pò si ferma e torna indietro nella consapevolezza che mai e poi mai potrà raggiungerlo, e che allontanandosi troppo dalle pecore e dagli altri cani potrebbe cadere vittima di qualche imboscata. E’ evicente, quindi, come alcuni comportamenti delle diverse razze da protezione siano condizionati dalle differenti caratteristiche dell’ambiente in cui operano.

Naturalmente, quando si parla di cani da protezione ci riferiamo esclusivamente ad esemplari che lavorano da sempre con le greggi  e in aree dove è diffusamente presente il lupo. Cani, insomma, che vengono selezionati da generazioni dai pastori, gli unici che possono realmente valutare la loro efficacia funzionale. Non ci riferiamo certo ai cani di selezione cinofila, perché i cani della pastorizia e i cani della cinofilia appartengono a due mondi completamente diversi. Pensare che cani non più selezionati da numerose generazioni per difendere le pecore, ma prevalentemente per la “bellezza”, e che sono allevati in contesti completamente diversi da quello pastorale, di punto in bianco diventino efficienti cani da protezione è pura fantasia o totale ignoranza della materia. Ignoranza che, purtroppo, coinvolge anche l’Enci e che si manifesta nel modo in cui è stato concepito il “Progetto pilota Enci cani da guardiania”. Detto progetto, gestito dal Circolo del pastore maremmano-abruzzese, prevede, tra molto altro, che i 12 cuccioli di cane da pecora ( numero davvero imbarazzante nella sua esiguità ) da assegnare ai pastori per la difesa delle greggi siano, di fatto, di provenienza cinofila. Ma com’è possibile che nell’Ente nazionale della cinofilia italiana, organismo deputato nel nostro paese alla gestione e alla salvaguardia delle razze “pure” e della loro “funzione”, non vi sia nessuno che sappia che i cani di allevamento cinofilo non vanno bene come cani da guardiania e che per questo ruolo bisogna utilizzare cani di provenienza pastorale che da generazioni fanno questo lavoro? A cosa servono i suoi tanti esperti, la sua Commissione tecnica centrale, i suoi Stati Generali della cinofilia se nessuno, poi, sa niente di cani da guardiania tra i quali, oltretutto, eccelle una razza italiana? È pur vero che l’Enci non si è mai interessato della funzione del “nostro” cane da pecora… ma non saperne nulla o, peggio, non volerne sapere nulla… è davvero troppo!

IL CANE DA PASTORE DELLA SILA

Nella penisola italiana, oltre al pastore abruzzese, esiste un’altra importantissima razza da protezione: il pastore della Sila, uno tra i più antichi cani da pastore italiani. Nato dall’incrocio tra i cani da pastore delle popolazioni greche che anticamente raggiunsero la Calabria dalla Puglia e  cani autoctoni presenti nel territorio montano calabrese, il pastore della Sila è diffuso nell’appennino calabro, e quindi in un areale molto più ristretto rispetto a quello del pastore abruzzese, , e per questo, anche in passato, non ha mai raggiunto numeri paragonabili a quelli del suo collega dell’Italia centrale. Comunque, il pastore della Sila, fin dall’antichità, è stato presente in numeri importanti negli impervi territori della Sila e in generale delle aree interne della Calabria, dove ha svolto e svolge con successo il suo ruolo di difensore delle greggi. A differenza del pastore abruzzese, che lavora essenzialmente con le pecore, il pastore della Sila è specializzato nella protezione delle capre. Nonostante la sua specie di elezione sia quella caprina, può, però, essere utilizzato con successo anche con altre specie. Il  modo di lavorare del pastore della Sila è diverso da quello del pastore abruzzese, poiché le due razze operano in situazioni orografiche differenti e con specie diverse. Il pastore abruzzese, infatti, lavora essenzialmente in ampi spazi pianeggianti, privi di vegetazione, dove il controllo del territorio risulta abbastanza semplice, mentre il pastore della Sila lavora nell’Appennino calabrese, caratterizzato spesso da zone boscose, da terreni scoscesi, sassosi e poveri d’erba. In secondo luogo, il pastore abruzzese protegge gli ovini che, per loro natura, tendono a pascolare vicini gli uni agli altri, senza disperdersi in superfici molto ampie… e questo facilita, senza dubbio, il lavoro di protezione del cane e non lo obbliga a continui spostamenti per controllare il gregge. Il pastore della Sila, invece, lavora con le capre che molto spesso “pascolano” in mezzo al bosco e che nella ricerca del poco cibo che hanno a disposizione tendono a non rimanere “unite”, come gli ovini, ma a disperdersi, a sparpagliarsi, rendendo il compito del cane più difficile, e costringendolo a muoversi molto per sorvegliarle.

Il pastore della Sila è un cane molto rustico, robusto, dotato di una grande resistenza, entrambe caratteristiche indispensabili per vivere in ambiente freddissimo d’inverno e molto caldo in estate come l’Appennino calabrese. Anche il pastore della Sila è parco nel mangiare, e il suo cibo, come quello del pastore abruzzese  è costituito prevalentemente da siero e da pane secco.

Una sua dote eccezionale è la sua straordinaria agilità, qualità indispensabile per le caratteristiche del terreno dove opera: impervio, scosceso e sassoso. È talmente agile, che è capace  di arrampicarsi dappertutto, persino sugli alberi bassi, senza alcuna difficoltà.

Con i predatori è irruente ed aggressivo, mentre con il pastore, a differenza del cane da pecora abruzzese che è poco socievole, è molto dolce, giocoso, e non disdegna le carezze e le manifestazioni di affetto. Anche se, essendo un cane da guardiania, è diffidente con gli estranei quando sorveglia il gregge in solitudine, socializza facilmente con loro in presenza del pastore. È un cane dotato di uno straordinario equilibrio psichico che non lo fa essere mai immotivatamente aggressivo e, per questa ragione, può essere utilizzato anche in aree dove è diffuso l’escursionismo. Questa antica razza da protezione “calabrese”, come tutte le altre razze che svolgono questa funzione, lavora in branco, in cui vige una gerarchia ben determinata.

 

PRINCIPALI CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DEL CANE DA PASTORE DELLA SILA

Aspetto generale del cane

Il cane da Pastore della Sila ha la conformazione di un mesomorfo, armoniosamente costruito, grande e vigoroso,con forte ossatura e potente sistema muscolare, pur mostrando sempre grande agilità. Seppur robusto, non deve essere mai pesante, perché un cane “pesante” sarebbe del tutto inadatto all’ambiente dove il pastore della Sila deve lavorare. Il cane non deve mai apparire tozzo né basso sugli arti. Il tronco è inscritto nel  rettangolo, caratteristica tipica di tutti i trottatori.. Il dimorfismo sessuale è ben pronunciato. Il mantello fitto e lungo,di consistenza semivitrea, enfatizza la potenza dell’animale.

Proporzioni importanti:

La lunghezza totale della testa è proporzionata al’altezza al garrese.

La lunghezza del muso è di poco inferiore alla lunghezza del cranio.

La larghezza del cranio è pressoché equivalente alla sua lunghezza (mesocefalo)

La lunghezza dell’arto anteriore ( dal gomito al suolo) misura il 50-52% dell’altezza del garrese.

Testa:  larga e massiccia. Vista dall’ alto, ha la forma di un tronco di cono dalla base larga.

 Caratteri  prioritari di  tipo del cane da pastore della Sila:

  • Assi cranio- facciali divergenti
  • Stop poco accentuato
  • Formato grande:Il cane da pastore della Sila, nel complesso deve essere di buona massa, di forte ossatura, di statura vantaggiosa. Il cane deve esprimere forza, potenza e rusticità, ma non deve essere mai pesante.
  • Andatura: trotto libero e fluido, con falcata lunga e linea dorsale ferma. Deve sempre dare l’impressione di un cane agile. Il cane deve muoversi con agilità quasi felina,  indispensabile per operare nei terreni, a volte molto impervi, in cui lavora.

Caratteri particolari di tipo del cane da pastore della Sila

Cranio: Il cranio ha una lunghezza pressoché pari alla sua lunghezza. I profili laterale e frontale sono leggermente convessi sicché il cranio non deve mai sembrare squadrato. Le arcate sopracciliari sono solo leggermente accennate come pure la sutura metopica e la cresta occipitale.

Orecchie: Non grandi in rapporto alla dimensione della testa. Inserite al di sopra dell’arcata zigomatica, sono a forma di V con la punta leggermente arrotondata. Portate pendenti, ma mobili, aderiscono alle guance.

Occhi: Gli occhi sono in posizione semilaterale, non grandi in rapporto alle dimensioni della testa e non sono né sporgenti né infossati. Rima palpebrale a mandorla. Le palpebre sono ben aderanti e pigmentate di nero. L’iride varia dell’ocra al marrone scuro. Lo sguardo è franco e attento.

Muso: ampio e profondo alla radice, si assottiglia leggermente verso il tartufo. Le sue facce laterali sono pertanto leggermente convergenti, ma la faccia anteriore del muso si mantiene piatta. Guance solo moderatamente evidenti. La regione sottorbitale presente un leggero cesello per via della pelle che in quella regione deve essere sottile e aderente.

Tartufo: Grosso, con narici ben aperte, nero per tutti i mantelli.

Labbra: Moderatamente spesse, ben stirate e pigmentate di nero. Commessura labiale poco accentuata e, pertanto, il profilo laterale inferiore è dato dalla mandibola.

Pelle: Moderatamente spessa, aderente al corpo in ogni sua regione. Sulla faccia la pelle è più sottile. Assenza di pieghe o di rughe. Il pigmento delle mucose, delle sclerose e dei cuscinetti plantari è nero.

Mantello:

Pelo:

Diritto, molto abbondante, grossolano e solo moderatamente aderente al corpo. Tollerata una lieve ondulazione. Il pelo  è più corto sul muso, sul cranio, sulle orecchie e sui margini anteriori degli arti, mentre in tutto il resto del corpo la sua lunghezza non dovrebbe essere inferiore a 6 cm, formando una criniera attorno al collo (più ricca nei maschi) e limitate frange sul margine posteriore degli arti. La tessitura è semivitrea. Nella stagione invernale il sottopelo è abbondante.

Colore:

I colori ammessi sono quelli simili ai mantelli delle razze caprine autoctone allevate sull’Altopiano della Sila.

Nero: nero puro con sottopelo nero e piccola macchia bianca al petto. Possono essere presenti anche macchie bianche sulle dita e sulla punta della coda.

Nero Focato: nero puro con sottopelo nero e focature tipiche dei mantelli black and tan, dal crema chiarissimo (jelino) fino al fulvo intenso. In questo mantello non sono ammesse macchie bianche trenne una piccola fiamma in fronte.

Zibellino: colore da fulvo a grigio, più o meno intenso, screziato di nero. Possono essere presenti macchie bianche sul petto, sulle dita e sulla punta della coda.

 Altezza al garrese: Nei maschi: da cm. 60 a cm. 68, con una tolleranza di cm. 2 per il limite massimo.  Nelle femmine: da cm. 58 a cm. 66, con una tolleranza di cm. 2 per il limite massimo.

Peso

Maschi da 40 a 50 kg
Femmine da 35 a 45 kg

Il pastore della Sila  ha rischiato a lungo l’estinzione.Ne aveva parlato e si era interessato alla razza negli anno ’70 il dott.Sala, un veterinario di Tiriolo, ma è stato grazie alla grande passione e al grande lavoro della dott.ssa Isabella Biafora se questa antica razza di cani autoctoni calabresi, dei quali si era persa quasi completamente la memoria, è stata riscoperta. Isabella  Biafora, fondatrice e presidente del Club italiano Pastore della Sila (CIPS), ha iniziato intorno agli anni 2000 ad interessarsi della razza, individuando, insieme al suo compagno Matteo Florio, alcune centinaia di soggetti che ancora venivano utilizzati per la guardiania nell’entroterra silano e che avevano conservato sostanzialmente intatte le caratteristiche morfo-funzionali tipiche della razza. È da questi esemplari che i due giovani appassionati calabresi sono partiti per inziare il recupero della razza che nel 2015 ha ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte dell’ENCI (Ente nazionale della cinofilia italiana) con l’attivazione del Registro Supplementare Aperto (RSA), un registro dove è possibile iscrivere i soggetti appartenenti a popolazioni canine tipiche italiane in fase di recupero come razze.

Sandro ALLEMAND