RAZZE DA PROTEZIONE A CONFRONTO: IL KANGAL – Sandro ALLEMAND

In Occidente, “grazie” alle foto e ai filmati che imperversano su internet, quando si pensa al Kangal, ex cane da pastore dell’Anatolia,  si pensa ad un cane enorme, alto 90 cm al garrese e con un peso di 80/90 Kg.

Sta infatti succedendo a questa razza quello che è già successo ad altre razze, come il pastore dell’Asia centrale o il pastore del Caucaso, che una volta entrate in “commercio” hanno subito modificazioni nella morfologia , finalizzate soltanto a soddisfare il mercato occidentale, e non solo, pronto a sborsare cifre anche considerevoli nella futile ricerca di cani dalle dimensioni “straordinarie”.

Insomma, siamo arrivati al punto che  spesso gli esemplari di queste razze  non hanno praticamente più niente a che vedere con il vero cane aborigeno da cui derivano.  

 Kangal ????……………………….

Questi “Kangal” giganteschi, pubblicizzati su internet, sono frutto, in genere, di incroci e si differenziano in modo sostanziale dal vero Kangal. Rispetto a quest’ultimo, infatti,  sono molto più pesanti nella conformazione, a causa della probabile immissione nella razza, per aumentarne l’altezza e il peso, del sangue di pesanti molossoidi. Hanno, proprio per questa immissione di sangue “estraneo”, un tronco molto massiccio, mentre il vero Kangal, quello aborigeno, che ancora è possibile vedere nei luoghi di origine al lavoro con le pecore,  presenta una struttura nettamente più “atletica”. Anche il cranio è diverso. Quello dei cani giganteschi pubblicizzati sui social è largo e quadrato, mentre quello del vero Kangal è più allungato, non è  pesante, né ricco di pelle. Anche il muso è differente. Quello dei “giganti”  è più corto, quasi “quadrato”  e con labbra spesso molto abbondanti, mentre quello del vero Kangal è piuttosto allungato ed “asciutto”.  Insomma, questi maxi cani sono completamente diversi dal vero Kangal.

I Kangal veraci non sono mai pesanti, né presentano dimensioni esagerate, perché non potrebbero svolgere con successo il lavoro al quale sono destinati.  Il vero Kangal, anche se può raggiungere un’altezza al garrese di 75/80 cm., presenta sempre una struttura non pesante, anzi tutt’altro, poiché è un cane “snello”, agile, adatto alla corsa, caratteristiche che, di fatto, accomunano tutti i cani da gregge, compreso il nostro cane da pecora.

Soggetti di taglie eccessive, di corporatura “pesante”, rischierebbero persino di non sopravvivere in ambienti spesso “estremi”,come quelli dove, sovente, si pratica la pastorizia, e, in ogni caso, non riuscirebbero a svolgere efficacemente un “lavoro”, come quello della sorveglianza del gregge, che implica spostamenti di diversi chilometri al giorno e lunghe transumanze. Senza contare, poi, che i pastori non sarebbero assolutamente in grado di alimentarli adeguatamente. In definitiva, a prescindere dall’ambiente e dalla latitudine in cui le pecore vengono allevate, il dato che accumuna tutti cani da protezione è che essi non sono mai di dimensioni esagerate, né  pesanti, linfatici e ricchi di pelle… e  il loro pelo non è in nessun caso riccio.      

Kangal aborigeno

Altra leggenda metropolitana è quella in cui si racconta che un Kangal sarebbe in grado di uccidere “facilmente” un lupo. Niente di più falso, il Kangal, come qualsiasi cane da protezione, difficilmente  è  in grado di sconfiggere un lupo. La sua azione, come quella del nostro cane da pecora, è infatti meramente dissuasiva e nessun Kangal, per quanto coraggioso, forte e aggressivo possa essere, affronterebbe da solo un lupo maschio adulto che si avvicina alle “sue” pecore. Il Kangal, come tutti i cani da guardiania, si limita a frapporsi tra il lupo ed il gregge, cominciando ad abbaiare con vigore. Fa, insomma, quello che deve fare un bravo cane da protezione: tenere lontano il lupo dal gregge… e tanto basta, perché il lupo, a meno di casi davvero eccezionali, di fronte ad agguerriti cani da protezione rinuncia ad attaccare le pecore, consapevole dei rischi a cui andrebbe incontro. Un animale selvatico , infatti, non può correre il rischio di subire delle ferite che, impedendogli di cacciare, potrebbero decretarne la morte.  

Kangal aborigeno

La salvaguardia delle linee di sangue dei Kangal ancora utilizzati nella protezione delle greggi nelle terre di origine è assicurata dai pastori , come succede, d’altra parte, per tutte le razze da guardiania. I pastori turchi tengono molto alle loro linee di Kangal da lavoro e molto difficilmente cedono i loro cuccioli, anche perché quelli che sopravvivono in una cucciolata sono, in genere, molto pochi, vuoi a causa della selezione naturale, molto forte in quei territori, vuoi per le ristrettezze economiche che impediscono ai pastori di crescerne di più.

Anche se la funzione è la stessa, alcuni comportamenti del Kangal differiscono da quelli del nostro  cane da pecora. Il “nostro” guardiano, per esempio, quando il lupo si allontana, perché respinto dai cani, lo segue per un breve tratto, ma poi si ferma, perché è abituato ad operare in spazi aperti “limitati”, tipici della nostra penisola. Il lupo, proprio per le caratteristiche del territorio montano italiano, può, infatti, scomparire rapidamente nel bosco o tra le rocce ed “inseguirlo” sarebbe estremamente pericoloso. Il Kangal, invece, “accompagna” molto più a lungo il predatore, perché gli enormi spazi privi di vegetazione che caratterizzano l’ambiente dove opera gli permettono di avere una visibilità ottimale. Anche il Kangal, però, non “insegue” il lupo all’infinito, dopo un pò si ferma e torna indietro nella consapevolezza che mai e poi mai potrà raggiungerlo… e anche perché non ha nessuna “voglia” di farlo. E’ evidente, quindi, come alcuni comportamenti delle diverse razze da protezione siano condizionati dalle differenti caratteristiche dell’ambiente in cui essi operano.

Anche il Kangal, come gli altri cani da protezione asiatici,  presenta una  maggior socievolezza e una minore indipendenza nei confronti dell’uomo rispetto al nostro cane da pecora. Queste sue caratteristiche sono conseguenza della sua storia e del modo in cui è si è evoluto. Il  Kangal, infatti, è  vissuto sempre  a stretto contatto con il pastore, che, praticando il nomadismo,  non abbandona praticamente mai il gregge. I nostri pastori, invece, attuando un altro tipo di pastorizia, che potremmo definire “stanziale”, anche se caratterizzata da periodiche transumanze, lasciavano spesso il gregge alla sola custodia del cane che, anche per questo motivo, ha sviluppato una maggiore autonomia nei confronti dell’uomo.

Un altro luogo comune da sfatare è che il Kangal sia particolarmente aggressivo con le persone: non è affatto così. È chiaro, però, che vivendo da millenni in ambienti pochissimo antropizzati e in spazi enormi, questi cani non sono particolarmente adatti per svolgere il ruolo di difensore del gregge in zone dove c’è un consistente turismo di montagna.  In questi territori, dove la presenza umana è “importante”, sembra senz’altro più consigliabile, per la difesa elle greggi, affidarsi al nostro cane da pecora, più abituato alle persone e con un’aggressività più contenuta.

E con ciò non si vuole, evidentemente, sostenere che una razza sia migliore di un’altra, ma più semplicemente  si vuole invece sostenere l’opportunità che ogni cane da protezione operi nell’ambiente in cui è nato e in cui si è forgiato in secoli di selezione naturale, perché è lì che dà il meglio di sé,mentre in altri contesti caratterizzati da diversi scenari (ambientali, geografici, climatici, umani ecc.) può dare spesso risultati non “esaltanti” e, a volte, finanche insoddisfacenti.

 

Sandro ALLEMAND