RAPPORTO TRA FORMA E FUNZIONE NEI CANI DA LAVORO- Sandro ALLEMAND

Il rapporto tra forma e funzione è da sempre fonte di grande dibattito in cinofilia. In ambito cinofilo si sostiene, fondamentalmente, che esista una relazione diretta tra l’aspetto fisico ( forma)  di una determinata razza e il lavoro o il compito a cui questa razza è destinata ( funzione) . Sarebbe quindi  “la sua peculiare struttura anatomica a permettere ad una determinata razza di compiere il suo lavoro.”  Ma è davvero così?

Per tentare di capire qualcosa di più sull’argomento vediamo come funziona il rapporto tra “forma” e “funzione” nelle specie zootecniche da reddito.

In zootecnia, per definire le caratteristiche peculiari della costituzione di un animale viene usato il termine “tipo”, con il quale si identificano le caratteristiche che denotano una particolare “funzione” di un individuo e al quale sono correlate le attitudini per le varie produzioni zootecniche.

Esiste, per esempio, il “tipo da carne al quale appartengono le razze di bovini selezionate per produrre carne, razze che hanno caratteristiche morfologiche (forma) molto simili tra loro. Vedendo razze di questo “ tipo” si capisce subito la “funzione” alla quale sono destinate.

Sempre nei bovini, abbiamo poi il “tipo da latte che presenta caratteristiche morfologiche e costituzionali opposte al “tipo da carne”. Anche di fronte ad un bovino da latte non  sorge alcun dubbio sulla sua funzione.

 

La stessa stretta correlazione tra “forma” e “funzione” la ritroviamo anche nella specie equina. Se vediamo un cavallo arabo, o un purosangue inglese, dalla sua “forma” capiamo subito quale è la sua funzione: quella di correre.

È altrettanto facile, rimanendo nella specie equina, comprendere la “funzione” di un cavallo da tiro pesante, come il Brettone, il Belga ecc., vedendo la sua”forma”.

In buona sostanza, negli animali da reddito il rapporto tra “forma” e “funzione” è in genere molto chiaro. C’è assoluta rispondenza tra le caratteristiche anatomico – strutturali (forma) e la  “funzione” a cui un determinato animale è destinato.

Le cose invece si complicano quando parliamo di cani. Nelle razze canine, in genere, non è possibile individuare caratteristiche morfologiche ( forma) tali da poter essere associate immediatamente ad una particolare “funzione”.

Solo in pochissime razze dalla loro “forma” possiamo, in linea generale, desumere la “funzione” alla quale sono  destinate. Se vediamo un levriero, capiamo subito che la sua “forma” è quella di un cane nato per la corsa (funzione).

Anche vedendo un bassotto, possiamo capire quale è la “funzione” per la quale è stato, almeno inizialmente, selezionato, ossia la caccia in tana.

Vedendo, invece, un cane da difesa, come possiamo ricavare dalla sua “forma” la “funzione” per la quale è stato selezionato? La sua struttura anatomica ci può dire che siamo di fronte ad  un cane atletico, vigoroso, forte, dotato di una buona muscolatura, ma non ci dice assolutamente a cosa “serve” quel determinato cane. Anche la presenza di tante “forme” diverse nei cani da difesa complica l’individuazione di una “forma” ideale per la “funzione” che il cane deve svolgere. È chiaro che un cane da difesa non può pesare 5 Kg ed essere alto trenta centimetri, ma non si può dire che ci sia una “forma” migliore di un’altra. Quello che invece identifica un bravo cane da difesa, che, ricordiamolo, per svolgere bene la sua funzione deve essere anche addestrato, non è tanto la sua “forma, quanto la capacità che ha di svolgere con successo il suo compito.

In sostanza,  quello che veramente conta in un cane da difesa non è la sua morfologia, ma sono le sue doti “morali”: il coraggio, la tempra, l’aggressività, l’attaccamento al padrone, la diffidenza verso gli estranei ecc. lavoro”. Pertanto, non è corretto affermare, come si sostiene in cinofilia, che è la “struttura anatomica che permette ad ogni specifica razza di compiere il suo lavoro più adeguatamente rispetto ad un’altra”, perché quello che permette ad un cane di una determinata razza di compiere bene il suo lavoro sono le sue doti “morali”. D’altra parte se è vero che negli ultimi decenni si è “assistito ad un graduale ma drastico decadimento ed involuzione dei cani, soprattutto in quelli da difesa ed utilità”, ossia ad una pesante involuzione nella “funzione” di questi cani, qualcosa non quadra, considerato che la “forma” di questi cani è sempre la stessa o è addirittura “migliorata”. Il motivo vero di questo decadimento non sarà da ricercare nel fatto che negli ultimi decenni si è sempre data più importanza alla “forma” e sempre meno alla “funzione” e che pertanto si è poco selezionato, nella rincorsa al bello inutile, per quest’ultima? Per alcune di queste razze la cosa è talmente evidente che non ci può essere alcun dubbio.

Nei cani da caccia abbiamo la stessa situazione. Perché vedendo un cane da caccia dovremmo subito capire quale è  la sua funzione? Anche in questo caso la sua struttura anatomica ci può dire che siamo di fronte ad  un cane atletico, più o meno nevrile,  dotato di un’ ottima  muscolatura, ma, come per i cani da difesa, non ci dice a cosa “serve” quel determinato cane. Anche nei cani da caccia troviamo poi forme che variano moltissimo nelle diverse razze; pensiamo alle differenze che ci sono tra lo spinone e il bretone o tra il bracco e il coker.  Pertanto, anche nel cane da caccia non esiste una “forma” ottimale. Senza considerare poi che molti cani da caccia si sono trasformati in cani da compagnia…e dove sarebbe, in questo caso, la rispondenza tra forma e funzione? In sostanza, quello che ci fa dire che quel cane è un cane da caccia, (cane che deve essere anch’esso addestrato) non è la sua “forma”, fatta salva una morfologia adattata al compito che il cane deve svolgere, ma la capacità che ha di svolgere una funzione che solo il possesso di qualità morali, come la voglia di lavorare, la determinazione, il coraggio, oltre ad un più o meno sviluppato olfatto, che non dipende certo dalla “forma” del cane, può garantire.     

sibillini marchigiani, primi del ‘900

Anche nei cani da guardiania dalla “forma” non si evince la “funzione”. Dalla loro struttura anatomica possiamo dire che si tratta di  cani robusti, di forte muscolatura ed ossatura, di taglia vantaggiosa, ma dal loro aspetto fisico come facciamo a dire che il loro compito è quello di difendere le pecore? Anche nei cani da guardiania, d’altra parte, ci sono varie “forme”. Ci sono cani di maggior taglia e cani di taglia minore, cani lupoidi e cani molossoidi… insomma c’è di tutto. Quale sarebbe quindi l’eventuale “forma” migliore per svolgere al meglio la protezione delle greggi?  Se “forma” e “funzione” fossero strettamente correlate, anche in questi cani ci dovrebbe essere una “forma” ottimale, che invece non c’è. In definitiva, quello che rende tali le razze da guardiania, fatta salva una morfologia adeguata al compito che queste razze devono svolgere, è la capacità di difendere le greggi (funzione) che solo il possesso di straordinarie doti “morali”, come il coraggio, la tempra, l’attaccamento al gregge e l’assenza di istinto predatorio possono garantire.

Il convincimento che ciò che conta veramente in un cane da lavoro sia la capacità di svolgere la funzione alla quale è destinato e quindi il possesso di quelle qualità caratteriali e comportamentali indispensabili per svolgere tale funzione, è confermato dal fatto che vi sono cani da conduzione, da caccia, da difesa, da guardiania che morfologicamente sono tutt’altro che “perfetti”, e che per la loro “forma”  nelle mostre canine verrebbero guardati con “ribrezzo”, eppure hanno doti attitudinali eccezionali, mentre la maggior parte dei loro “colleghi” da ring queste doti le ha perse per sempre, cosa che conferma ulteriormente che non c’è una diretta correlazione tra “forma” e “funzione”, altrimenti i cani da ring, dalla “forma perfetta”, non solo avrebbero mantenute queste doti, ma le avrebbero addirittura accresciute.

In conclusione, possiamo pertanto affermare che nei cani da lavoro non esiste una rispondenza diretta tra “forma” e funzione”, e che ciò che davvero qualifica questi cani, come cani da lavoro, fatta salva un’accettabile morfologia, non sia la loro “forma”, ma siano le loro capacità funzionali (funzione) che gli derivano dal possesso di grandi qualità “morali”. Sostenere, perciò, che “dalla struttura si ottiene la funzione” o che “la struttura fisica controlla la mappa comportamentale del cane”, come da sempre affermato da molti esperti cinologi, non è assolutamente condivisibile. Sorge a questo punto il sospetto che si dia tanta importanza alla “forma” e si continui a sostenere, come accade ancora oggi in cinofilia, che “dalla struttura si ottiene la funzione”,  solo  per giustificare e dare dignità alla cinofilia espositiva che mette la ”forma” al centro e che spaccia le verifiche morfologiche per vere e proprie verifiche zootecniche, mentre sono soltanto degli spettacoli che nulla hanno quasi mai a che vedere con la salvaguardia della vera identità della razze canine.

 

Sandro ALLEMAND