QUALITÀ MORFOLOGICA E OMOGENEITÀ NEL PASTORE MAREMMANO – ABRUZZESE -Sandro ALLEMAND

Più volte, nei vari articoli sulla razza, ho sostenuto che i ruoli del PMA nell’attuale contesto storico possono essere due: guardiano delle greggi e compagno di vita nelle nostre famiglie,  nei nostri giardini e nelle nostre proprietà.

Il guardiano delle greggi, con tutta evidenza, non può che nascere nelle greggi stesse e lo devono allevare i pastori. Il cane di famiglia , invece, lo devono allevare i “cinofili”.

Certo se il “bello e bravo” fosse un obbiettivo realistico ognuno potrebbe allevare a prescindere dalle “funzione”, ma così non è, come ci hanno ampiamente spiegato Lorenz e altri etologi. Realisticamente, come scriveva recentemente Cesare Bonasegale, ci può essere un “bravo abbastanza bello” o un “bello abbastanza bravo” che, tradotto nella nostra razza, vuol dire che il pastore non deve allevare cani pezzati ed il cinofilo non deve selezionare cani pavidi , immotivamente aggressivi e squilibrati.

Ciò premesso e ribadito, oggi vorrei parlare della morfologia, che prioritariamente interessa l’allevatore “cinofilo”, il quale peraltro non deve mai dimenticare che nel pastore maremmano-abruzzese la” bellezza” è innanzitutto “funzionale”.

Sotto questo punto di vista lo stato attuale della razza non è certo “ottimale”, né per la qualità morfologia media, né per l’omogeneità che, soprattutto nei maschi, è sicuramente peggiorata rispetto al passato.

Fino ad oggi, bisogna riconoscerlo, soltanto la signora Franca Simondetti, grazie alle sue grandi capacità di allevatrice, è riuscita a produrre con continuità soggetti di buona qualità morfologica e di notevole omogeneità e soprattutto a coagulare intorno a sé numerosi  allevatori che, grazie ai suoi cani, hanno prodotto soggetti con affissi diversi ma molto simili tra loro.  Insomma, se la razza ha conosciuto per un lungo periodo una buona omogeneità, risultato mai più raggiunto negli anni a seguire, lo si deve  alla signora Simondetti. Questo indubbio successo ottenuto in allevamento dalla signora Franca, ci fa affermare che i cani delle “Grandes Murailles”, pur mostrando alcuni difetti spesso ricorrenti, come l’errata forma e  posizione dell’occhio, la non “eccelsa” potenza e  conicità  della testa e del muso e una conformazione, in particolare nei maschi, a volte “leggerina”, hanno rappresentato, comunque, il più grande passo in avanti che si sia mai avuto nella storia della razza.

Da quando, a partire dalla fine anni ’90, l’allevamento si è spostato dal nord Italia al centro- sud, per i motivi ben noti e che qui è inutile ripetere, si sono sicuramente prodotti, nel tempo, alcuni soggetti di migliore tipicità e sostanza, rispetto ai cani “Simondettiani”, ma non si sono raggiunti risultati significativi sulla qualità morfologica media della razza, né sulla sua omogeneità… e questo lo si riscontra ancora oggi.

Quali possono essere i motivi che hanno impedito, e tuttora impediscono,  il raggiungimento di una buona e costante qualità media e di una  apprezzabile omogeneità nel “rinnovato” allevamento del pastore maremmano – abruzzese?

Uno di questi è senz’altro riconducibile al fatto che il pur meritorio “progetto” di recupero di tipicità e di massa nel “nostro” cane, iniziato alla fine degli anni ’90, non ha avuto, purtroppo, come guida e come faro un’allevatrice esperta e professionale come la Simondetti, ma si è sviluppato in maniera molto spontanea, un po’ casuale e, almeno inizialmente, senza che tutti avessero le idee ben chiare.

Inoltre, il “rinnovato” allevamento del pastore maremmano – abruzzese ha interessato, e ancora oggi interessa, soprattutto appassionati che allevano in modo “amatoriale”. Questo modo di allevare è, per certi aspetti ( passione, amore e rispetto per il cane, non ricerca di grandi ritorni economici) senz’altro positivo, ma per altri rappresenta un problema,  in quanto è sovente caratterizzato da limiti “tecnici” che non consentono, in genere, di raggiungere in allevamento risultati qualitativamente costanti.

Molti dei cani prodotti in una selezione di tipo “amatoriale”, non avendo fissati geneticamente i  loro pregi non riescono a trasmetterli alle generazioni future, e pertanto contribuiscono poco a migliorare il livello medio della razza e la sua omogeneità.  Gli stessi raduni organizzati dal Circolo del pastore maremmano – abruzzese confermano chiaramente questo dato, poiché molti soggetti esposti, soprattutto maschili,  presentano una grande eterogeneità e alcuni difetti ormai veramente poco frequenti nelle altre razze… e nei raduni, di norma, partecipano gli esemplari migliori! Il successo nella selezione  non è solo  frutto  di  “occhio” e di “intuito”, ma anche, e forse soprattutto, di studi approfonditi e di notevoli conoscenze scientifiche.

L’aver altresì usato nel “rinnovato” allevamento del “nostro” cane alcuni maschi sicuramente potenti e di forte ossatura, ma di scarsa tipicità, non ha certo contribuito ad elevare la qualità morfologica e l’omogeneità nella razza.  È vero che dall’utilizzo di questi soggetti è nato qualche bel cane, oltretutto inevitabilmente poco incisivo in riproduzione,  ma quanti ne sono nati di scarsa tipicità?

Un altro fattore che ha influito e influisce negativamente sia sulla qualità media dei nostri cani che sulla loro omogeneità è, per dirla con un  eufemismo, la  “scarsa conoscenza” della razza da parte di molti giudici.  Come può accadere  che esemplari che difettano nel tipo, e che magari hanno anche il pelo non corretto, possano risultare vincenti non solo nelle esposizioni, ma addirittura nei raduni e nelle speciali? Com’è possibile che si commettano degli errori così grossolani, con tutte le conseguenze che questo comporta? Perché nessuno se ne preoccupa? Perché si fanno così tanti raduni e speciali , peraltro non molto  frequentati, che poi, gioco forza, vengono giudicati proprio da chi conosce poco il “nostro” cane?

Questi, a cui ho accennato, sono  alcuni dei motivi che, a mio parere, hanno impedito e che ancora per un po’ impediranno alla razza di raggiungere un buon livello morfologico medio ed una buona omogeneità.  Ciò non significa che non vi sia qualche allevatore che ha prodotto e produce buoni cani e anche con una discreta continuità, ma questo non basta.

Per fare un significativo salto di qualità nella morfologia e nell’omogeneità della “nostra” razza è necessario che chi l’alleva abbia l’umiltà di migliorasi, di approfondire le proprie conoscenze con uno studio serio e costante, di collaborare con gli altri e di non credere, solo perché ha prodotto qualche bel cane, frutto spesso più del caso che di un’accurata selezione, di essere diventato un “grande” allevatore.  Solo così si potrà progredire.

Sandro ALLEMAND