PROGETTO “ WOLFNET CALABRIA”: CI RISIAMO! – S.Allemand & G. Barberini

Abbiamo letto che L’ENCI, in collaborazione con il CPMA  (Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese), ha aderito al progetto “WOLFNET CALABRIA”- misure coordinate per la tutela e gestione del lupo nell’Appennino calabrese- a valere sul bando POR CALABRIA FESR – FSE 2014/2020

In pratica, il progetto prevede la possibilità per i pastori calabresi di acquistare cani da guardiania beneficiando del finanziamento fornito dai “fondi europei”. Il CPMA partecipa a questo  progetto “selezionando ed affidando ai pastori calabresi 20 cuccioli”, che saranno forniti dai soci del CPMA al prezzo di 650 euro + IVA per ogni cucciolo.

Nella presentazione del progetto “Wolfnet Calabria” il Cpma, tra l’altro, ha scritto:

“ Si fa presente che, anche in riferimento alle Linee Guida del settore lavoro, vi sono alcuni canali preferenziali per la scelta dei cuccioli da destinare al Progetto. Nello specifico:

  • Provenienza della cucciolata dal contesto rurale, e conseguente socializzazione in presenza ed a contatto di ovini e/o caprini ed altri animali domestici
  • Non aver ancora fornito cuccioli nell’ambito di Progetti coordinati dal settore lavoro del CPMA
  • Cucciolata proveniente da genitori che hanno superato il TMC (test morfo caratteriale)”

In  pratica, da quanto sopra testualmente riportato si evince che  la “provenienza della cucciolata dal contesto rurale, e conseguente socializzazione in presenza ed a contatto di ovini e/o caprini ed altri animali domestici” è SOLTANTO un canale “preferenziale”, e che, pertanto,  contro ogni logica, contro tutti gli studi e le ricerche fatte sull’argomento e contro tutte le esperienze del passato, possono essere forniti ai pastori calabresi anche cuccioli che sono stati allevati fuori dal  contatto con gli ovini:

SIAMO ALLA FOLLIA!   

Un altro canale preferenziale è quello di “non aver ancora fornito cuccioli nell’ambito di Progetti coordinati dal settore lavoro del CPMA”. Se, però, si è scoperta una linea di sangue  efficiente e affidabile nel lavoro, perché non darle la priorità?  Ah già,  è vero, ci hanno detto che il Settore lavoro del Cpma non possiede i pedigree dei cani forniti ai pastori delle Alpi, e  pertanto probailmente non sa quali cani vanno “bene” e quali vanno “male”.

Un’altra “preferenza” è data a “cucciolate provenienti da genitori che hanno superato il TMC (test morfo – caratteriale)”. Perciò, se un pastore vero, non una maldestra imitazione, ha cuccioli da fornire per il progetto, ma i genitori di questi cuccioli  hanno affrontato il lupo, ma non TMC, rimane dietro a coloro che hanno cuccioli i cui genitori ,pur avendo superato il TMC,  non hanno mai visto una pecora, magari come  i loro ascendenti fino ad un numero imprecisato di generazioni.  Una bella idea!

Andiamo avanti. Nelle “linee guida per l’accreditamento dell’allevatore”, linee guida che coloro che vogliono fornire cuccioli per il progetto “Wolfnet Calabria” devono sottoscrivere, leggiamo:

“ L’ allevamento dei cuccioli deve avvenire preferibilmente in ambiente rurale, affinché la fase di socializzazione avvenga in presenza ed a contatto di ovini e/o caprini ed altri animali domestici, oltre che di cani adulti già idonei al lavoro”.

Il termine “preferibilmente” conferma, “drammaticamente”, quello che già avevamo evidenziato analizzando i “canali preferenziali” indicati nella presentazione del progetto, ossia  che non è INDISPENSABILE  che i cuccioli siano allevati in ambiente rurale e che vengano “imprintatisulle pecore, e pertanto potranno essere forniti ai pastori calabresi anche cuccioli allevati senza alcun contatto con gli ovini.  

Quali garanzie  avranno i pastori calabresi che i cuccioli diventino dei buoni cani da lavoro con il gregge, se  possono vedersi assegnati cuccioli che non provengono dalla pastorizia  vera e  che, addirittura, possono NON essere stati nemmeno “imprintati” sulle pecore… ma magari allevati sul terrazzo di casa vicino alla gabbia dei pappagalli?

Mica male come prospettiva per quei poveri pastori!!

Appare chiaro, che anche questa iniziativa, come le precedenti, e forse molto di più, vista la possibilità di fornire  ai pastori calabresi anche cuccioli nemmeno “imprintati” sulle pecore, rischia  di non essere efficace nella prevenzione del danno e di complicare ulteriormente una situazione di per sé già complessa quale la convivenza tra le attività economiche delle montagne e la presenza del lupo.

C’è insomma la reale possibilità che, tra qualche anno, le aziende ovine calabresi si ritrovino con  cani inidonei per la guardiania, con tutti gli enormi problemi che questo potrà comportare , con un irreparabile danno alla reputazione della “nostra” razza e con un inutile sperpero di risore pubbliche.

  In definitiva, c’è l’effettivo pericolo che anche questa “progetto” possa essere utilizzato per smerciare molti cuccioli inidonei alla guardiania degli armenti e che si riduca, in definitiva, in un’operazione più “commerciale” che altro, come è già successo nel recente passato, disattendendo le effettive esigenze di protezione delle greggi delle aziende calabresi (… e poi in Calabria non c’è il pastore della Sila?).

Inutile, a questo punto, meravigliarsi se sempre più aziende ovine si rivolgono  a razze estere da guardiana per la protezione delle greggi…

Sandro ALLEMAND

Graziano BARBERINI