NUOVO REGOLAMENTO PER LA CONCESSIONE DEGLI AFFISSI: UNA SVOLTA EPOCALE (sic!!)- Sandro ALLEMAND

Sfogliando l’ultimo numero de “ I nostri cani” mi ha incuriosito  un articolo dal titolo: Nuovo regolamento affissi: presentazione del Presidente ENCI”.Speranzoso, ho cominciato a leggerlo, pensando che finalmente l’Enci avesse messo seriamente mano ad una materia  che necessitava di profondi cambiamenti, per poter rispondere alle esigenze di una moderna cinofilia, rispettosa del benessere animale e scientificamente avanzata.

Quando ho finito di leggere l’articolo sono rimasto molto deluso… o forse no, perché la delusione presuppone un’aspettativa…

Il nuovo regolamento è praticamente  identico a quello precedente.

Le  “modifiche di grande interesse”, come vengono definite nell’articolo, sono, pensate un po’, le seguenti:

  • negli affissi collettivi tutti i componenti dovranno possedere i requisiti previsti per l’ottenimento dell’affisso.
  • Il titolare dell’affisso può associare nello stesso altri allevatori che non siano necessariamente parenti di primo grado, purché siano in possesso dei requisiti richiesti per la concessione dell’affisso (norma più innovativa !? )
  • Oltre alla sottoscrizione del codice etico, chi presenterà la domanda per la concessione dell’affisso dovrà possedere ulteriori requisiti di onorabilità rispetto al precedente regolamento, come il non aver subito dalle Commissioni di Disciplina negli ultimi dieci anni sanzioni superiori, anche cumulativamente, a un anno e mezzo di sospensione per violazione delle norme attinenti al libro genealogico o sanzioni superiori, anche cumulativamente, a tre anni di sospensione per fatti riguardanti il Libro genealogico.

Insomma, una rivoluzione, una svolta davvero epocale!!!!

A parte gli scherzi, tutto, purtroppo, è rimasto come prima.

Per ottenere l’affisso basta possedere due cagne della medesima razza ed aver iscritto al libro genealogico italiano almeno due cucciolate, della stessa razza delle fattrici possedute, negli ultimi cinque anni. 

Se poi le due cagne sono portatrici di malattie genetiche, se sono squilibrate, se sono morfologicamente fuori tipo ( non c’è nemmeno più la necessità che abbiano ottenuto il Molto Buono in esposizione) non fa niente. Va bene lo stesso.

Non sarebbe stato più saggio e utile modificare il regolamento per la concessione degli affissi pretendendo che le cagne con cui si inizia un allevamento siano cagne selezionate, ossia che siano esenti dalle malattie ereditarie che caratterizzano la razza a cui appartengono, che abbiano superato un test attitudinale/caratteriale e che abbiano buone qualità morfologiche, certificate dall’ottenimento di una determinata qualifica in una esposizione di “bellezza”?

E ancora. Non sarebbe stato opportuno prevedere per la concessione dell’affisso una verifica in loco delle condizioni e delle strutture di allevamento: spazi per i cani, adeguati alla razza a cui essi appartengono, loro salute, tipo di alimentazione, cure a cui vengono sottoposti, ecc., non accontentandosi della sottoscrizione di un evanescente “codice etico dell’allevatore di cani”… che lascia il tempo che trova?

E per ultimo, ma non da ultimo, non sarebbe stata, questa sì, una norma innovativa  subordinare la concessione dell’affisso ad una verifica della professionalità dell’allevatore, attraverso un esame che accerti la sua preparazione?

Come è possibile che per diventare giudici si facciano esami sulla zoognostica canina, sulla genetica, sulla conoscenza della razza che si giudica… e per diventare allevatori non ci voglia nulla?

Un allevatore incompetente e poco professionale può fare danni come un giudice “somaro”. e forse anche di più! Invece niente. Per ottenere l’affisso basta ancora oggi, nel 2019, pagare una determinata somma, avere due cagne,  sane o malate, equilibrate o squilibrate, belle o brutte che siano… va bene lo stesso,  e sottoscrivere un codice etico pieno di buoni propositi, ma sostanzialmente del tutto inefficace.

Se poi l’allevatore non sa niente di selezione, di genetica, di zoognostica canina, di comportamento canino,se non tiene bene i suoi cani … che male c’è?

Se si fosse modificato il regolamento nel senso che ho appena indicato, o con quant’altro  potesse essere ritenuto utile, allora sì che si poteva parlare di “modifiche di grande interesse”.

 Invece  si è persa un’altra occasione per fare qualcosa di positivo per la salvaguardia del cane di razza, per tutelare i suoi acquirenti e gli allevatori seri… che certo non mancano.  Si è scelta, in questo modo, la conservazione, la difesa di un modo di intendere l’allevamento del cane “puro” antiquato, privo, sostanzialmente, di regole qualificanti. In definitiva, si è confermata la solita impostazione, che ritroviamo anche nella non obbligatorietà della  riproduzione selezionata e non solo,  che privilegia la quantità e il numero sulla qualità. Insomma, più affissi ci sono, meglio è…con tutto quello che ne consegue. Se si mettessero delle regole stringenti nella concessione degli affissi, le richieste,  probabilmente, diminuirebbero…e poi come si fa?

Insomma, come è possibile che non ci si renda conto che per dare un futuro al cane di razza serve assicurare le massime garanzie sulla qualità degli allevamenti e sulla professionalità degli allevatori e che per fare questo ci vogliono delle regole serie e dei controlli effettivi? Non è più il tempo di lasciare tutto alla buona volontà di chi alleva, magari vessandolo con impicci burocratici e cumuli di caarta; forse andava “bene” cinquanta anni fa, ma ora, con lo straordinario sviluppo che ha avuto la cinofilia negli ultimi decenni, non è più possibile.

In conclusione, solo investendo sulla qualità: riproduzione selezionata, nuove regole per la concessione degli affissi e nuovo modo di concepire le esposizioni canine,   si  può creare una cinofilia al passo con i tempi.

Se invece l’obiettivo è favorire l’iscrizione del più alto numero possibile di cuccioli  ai libri genealogici ( senza alcun obbligo di controllo sui genitori), rilasciare il maggior numero possibile di affissi ( senza garanzie sulla qualità degli allevamenti e sulla professionalità degli allevatori)  e organizzare esposizioni canine che siano soltanto degli spettacoli fine a se stessi (e non reali verifiche zootecniche)… allora non c’è proprio speranza!

 

Sandro ALLEMAND