NEL 1845 SCRIVEVANO CHE….

Pubblichiamo un interessante capitolo del libro “Breve RAGGUAGLIO DELL’AGRICOLTURA E PASTORIZIA del REGNO DI NAPOLI di qua’ dal FARO”edito nel lontano 1845=

 

Una particolare riflessione merita  il numero dei cani, indicato in 15 per un gregge di 2000 pecore. Evidente l’alto grado di deterrenza nei confronti dei potenziali predatori (a due o a quattro zampe) esercitata da una simile squadra di cani! Sbaglia, dunque,chi oggi ritiene che il “numero” non sia potenza, e magari pretende di scongiurare ogni predazione con uno/due cani per centinaia di pecore, quando invece solo una squadra numerosa e gerarchicamente organizzata ( il capobranco, i giovani maschi, le femmine ecc.) può assicurare un’azione di guardiania valida ed efficace.

 

A questo riguardo è molto significativo l’episodio narrato da Paolo BREBER nel suo “IL CANE DA PECORA abruzzese” e riferito ad un pastore friulano.

 Scrive Breber : Con la gente delle Alpi senza alcuna conoscenza del cane pastorale (si tratta di perdita di memoria, perchè fino ad un secolo fa c’era) e come si impiega ci tenevo a precisare che, per cominciare, il minimo assoluto è una coppia da cui sviluppare delle squadre da dotare ogni gregge. Però il pastore non voleva la coppia perchè,diceva, ho poche pecore e quando cominciano a fare cuccioli non so cosa farsene. Gli ripetei che con il suo problema degli orsi già una coppia era insufficiente, senza parlare di un solo cane, a prescindere dalla grandezza del gregge. In ogni caso, avrebbe potuto distribuire i cuccioli agli altri allevatori della zona…ma non si convinceva…ribattei piuttosto spazientito :-potete sempre sopprimere i cuccioli che non volete, d’altronde siete pastori induriti a certe pratiche come quella di macellare gli agnelli- No! Intervenne la moglie…gli agnelli sono abituati a questo trattamento, ma i cani no. Alla fin presero la coppia”

 

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