LUPI e LUPARI/quando nel 1770 Pietro LEOPOLDO…- Graziano BARBERINI

Abbiamo già parlato, in Canes Pastorales,  della figura quasi mitica del luparo  sia nel mio articolo “Il luparo nella tradizione appenninica“, che indaga la presenza e l’opera di questi cacciatori di  lupi nel Regno di Napoli e nello Stato Pontificio, sia nell’approfondito studio di Massimo Palozzi “I Lupari di Leonessa“, che concentra l’indagine nei territori reatini. Chi fosse interessato trova entrambi gli articoli nel blog  www.canespastorales.it.

Ma è interessante notare che anche nel Granducato di Toscana era ragguardevole la presenza dei lupi, tanto che nel 1770 Pietro Leopoldo di Lorena, “informato de’ gravi danni che arrecano al bestiame i lupi, i quali dopo l’abolizione delle Patenti de’ Lupai si sono moltiplicati“, decideva di “rinnuovare l’Editto dell’Anno 1744 con cui furono concesse diverse grazie e privilegi agli uccisori di simili perniciosi animali“, stabilendo premi in denaro e varie garanzie e tutele per  “i detti lupai” che potete leggere nel sotto riportato editto granducale promulgato in Firenze il 21 marzo del 1770.

C’e’ da aggiungere che Pietro Leopoldo fu un sovrano illuminato e riformatore, che innovò profondamente il sistema fiscale, liberalizzò i mercati, riformò la giustizia abolendo, primo  in Europa, la pena di morte, iniziò la Bonifica della Maremma e della Val di Chiana, soppresse le vecchie “Arti” medioevali istituendo la prima “Camera di Commercio”e…si potrebbe continuare a lungo sulle sue straordinarie riforme.

Pietro Leopoldo Granduca di Toscana

 

 

Insomma, un granduca decisamente innovatore e se, sulla concessione delle “Patenti” (autorizzazioni) ai Lupai, che erano state abolite nel 1759,  si “determinava” a ritornare alle vecchie regole autorizzando e proteggendo l’operato dei “Lupai”suddetti, allora vuol proprio dire che…i lupi erano veramente tanti!

 

Graziano BARBERINI