LE ESPOSIZIONI CANINE: riflettiamoci un pò… – Sandro ALLEMAND

Avete mai chiesto ad un addetto ai lavori quasi sia il ruolo che hanno le esposizioni canine? Se lo avete fatto, vi sarete sentiti rispondere “pomposamente” che esse sono delle verifiche zootecniche.

Ma è così? Magari! Purtroppo, non sono altro che sfilate di bellezza, ed infatti, come tutti sanno o dovrebbero sapere, a meno che non si sia in malafede, nelle esposizioni canine (altra cosa, ovviamente, le prove di lavoro) si valuta esclusivamente la bellezza morfologica, al punto che se un soggetto “bellissimo” nasconde malattie genetiche o seri problemi caratteriali, o se è incapace di trasmettere le sue “qualità” ai discendenti, non importa niente a nessuno… va bene lo stesso.

Il “famoso” addetto ai lavori vi dirà poi che lo scopo delle esposizioni è quello di individuare i riproduttori capaci di migliorare una razza nel suo complesso, non  solo nella morfologia… ma è così? No, assolutamente no!

Eppure, per ottenere questo risultato, per rendere “credibili” queste “manifestazioni”, alla fin fine basterebbe poco. Basterebbe limitare la partecipazione alle mostre canine soltanto ai cani che sono esenti dalle malattie genetiche tipiche della loro razza e che abbiano preventivamente superato una seria prova caratteriale/attitudinale: mica sarebbe la fine del mondo! Bisognerebbe poi stabilire che un cane o una cagna, per diventare “campione”, oltre ad essere “bello” o “bella”,  dimostri che riproduce bene, ossia che un buon numero dei figli nati da questi potenziali campioni, in accoppiamenti diversi, sia stato giudicato “eccellente” in esposizione, sia esente da malattie genetiche e abbia superato un test caratteriale/attitudinale. Succederà mai? Visto l’andazzo, mi sembra davvero improbabile…per non dire impossibile.

Veniamo poi a quello che si vede in una mostra canina. Ci siete mai stati? Avete mai partecipato? Se vi è successo, non potete non essere rimasti per lo meno un pò “interdetti” da come vengono trattati i cani in questi “spettacoli”. Non vi è sembrato “grottesco” e “irrispettoso” il modo in cui vengono infiocchettati, spazzolati per ore, riempiti di borotocalco o di fecola, tosati nei modi più assurdi? E tutto questo tocca non solo ai cagnetti da compagnia, ma anche a molte altre razze,  magari anche a quelle che una volta accompagnavano le greggi e che ora, invece, sono ridotte ad accompagnare, mestamente, e spesso con la coda fra le gambe, i loro “padroni” nelle esposizioni.

E poi avete mai assistito ad un giudizio? Avete visto come i proprietari “piazzano” quei poveri cani  per mettere in mostra la loro “costruzione”?  Li alzano, li abbassano, li stiracchiano avanti e indietro, gli spostano le zampe da un parte  e dall’altra… e adesso l’impiccano pure, ossia gli mettono il collare  in modo che quel “poveretto” sia costretto a tenere la testa e il collo più in alto possibile, così da avere un aspetto più nobile e fiero: ma che vergogna!  

 

Un’altra novità delle esposizioni degli ultimi anni è la presenza degli handler, ossia dei professionisti della presentazione, coloro che per mestiere presentano i cani altrui nelle mostre canine. Ma il problema non sono loro, quelli ci campano, ma i proprietari dei cani. Come si può affidare il proprio cane ad un estraneo? Come si può trattarlo come se fosse un oggetto, un pacco postale?  Insomma, costringere i nostri “poveri” amici ad andare alle mostre, che già molti non amano, addirittura con uno sconosciuto…non vi pare un po’ troppo? E poi mi chiedo: ma com’è che questi cani ci vanno senza battere ciglio? O sono completamente “rincoglioniti”, o sono talmente “condizionati” che vanno con tutti, come Kroki, il bassotto di Lorenz… ma trattiamoli con un po’ di rispetto!

E loro, i cani, siamo sicuri che vadano “contenti” in esposizione soprattutto quelli appartenenti a razze che per  la loro natura e storia sono lontane anni luce da quel mondo virtuale?

Siamo sicuri che siano “felici” di subire manipolazioni di ogni genere, di sentire le urla della gente, il rumore degli altoparlanti, gli abbai degli altri cani?

Siamo sicuri che provino “piacere” nel  rimanere chiusi per ore dentro gabbie anguste o legati ad un palo? Non lo faranno, invece, solo per assecondarci, per assecondare la nostra sciocca vanità?

E riguardo al nostro rapporto con loro, ci siamo mai chiesti se, ormai presi dal demone delle esposizioni, vediamo i nostri cani solo in funzione del loro futuro espositivo e dei possibili trofei che ci faranno vincere e non più come esseri senzienti capaci di provare e trasmettere emozioni?

C’è mai passato per la mente se, persi nella ricerca della bellezza morfologica, seguiamo con “apprensione” la crescita dei nostri cuccioli solo per vedere se diventeranno soggetti/oggetti da esposizione e non per il piacere di conoscerli, di capirli, di condividere con loro la nostra vita?  

Ci siamo mai domandati se non siamo “ridicoli”  quando piazziamo i nostri  cuccioli, fin dalla più tenera età, sui tavolini per mettere in mostra la loro perfetta costruzione e poi mettiamo le loro foto su internet?  

Per concludere, non dico che la soluzione sia quella di non andare più in esposizione, anche se allontanarsi un po’ da quel mondo ci farebbe bene e farebbe bene soprattutto ai nostri cani. Se vogliamo continuare ad andarci facciamolo, ma consapevoli di cosa sono realmente le mostre canine, di quello che “nascondono”, del “pericolo” che possono rappresentare. Andiamoci con moderazione, evitiamo per lo meno l’esposizione compulsiva!  Capisco che per molti andare in esposizione è quasi un “lavoro”, perché vincere nelle mostre ti fa vendere più cuccioli, ma, comunque, anche in questo caso…cerchiamo di limitarci un pò.

Prendiamo le mostre canine sapendo che non fanno certo il “bene” dei nostri cani. Prendiamole con un minimo di ironia e di senso critico, sapendo che, sostanzialmente, per valutare la qualità vera di una razza, e per eventualmente contribuire a migliorarla, non servono assolutamente a niente, anzi, quasi sempre, sortiscono l’effetto contrario.

Andiamoci pure, quindi, in esposizione ma con la consapevolezza che la bellezza morfologica fine a se stessa non conta niente, anzi  è un grave pericolo per il futuro del cane di “razza”. Se non siamo in  grado, o non vogliamo, capire queste cose così evidenti…allora non c’è niente da fare: siamo proprio irrecuperabili.

Sandro ALLEMAND