L’ABRUZZESE CANE DA CACCIA ??? – Paolo BREBER

Farà strano sapere che il nostro cane da pecora era usato in tempi passati nella caccia, eppure è così.

Il suo posto era nella muta da cinghiale. Le mute di una volta non erano composte da cani tutti uguali come si vede oggi nella cacciarella toscana e laziale, dove si è sviluppato in tempi recenti una forma di segugio tuttofare, capace di trovare l’animale col fiuto (la sua funzione originale), per poi aggressivamente stanarlo, braccarlo e spingerlo verso i fucili.

Nelle mute antiche, invece, per ognuna di queste fasi della caccia era preposto un cane diverso. Vediamo come erano composte queste mute.

Per il suo arcano talento di scovare mediante facoltà invisibili, il cane da fiuto (segugio) era il più considerato tra i cani della muta. Una volta indicato dove si nascondeva il cinghiale il suo ruolo era terminato. Ora toccava ai cani che dovevano snidare il selvatico. Ed è qui che si usavano i mastini da pecora (cane da pecora abruzzese, cane pastorale calabrese); agili, coriacei, forti e coraggiosi, il loro compito era di dare addosso al cinghiale per costringerlo a lasciare il folto, ed era il compito più pericoloso. Incalzato da vicino il cinghiale si da alla fuga come una saetta e per fermarlo si lanciavano i veltri (levriero italiano, ora scomparso).  Bloccato e circondato allo scoperto, veniva sciolto il mastino da presa (cane da corso) che doveva afferrare il cinghiale per l’orecchio e tenerlo fermo (si diceva “incappucciato”) quel tanto da consentire al cacciatore di avvicinarsi in relativa sicurezza e spacciare il selvatico all’arma bianca.

La composizione della muta da caccia di altri tempi possiamo ammirarla nella fontana della reggia di Caserta dove è raffigurato il mito di Atteone.(ndr:vedi foto iniziale)

Costui era un cacciatore il quale fu condannato da Diana a trasformarsi in cervo ed essere sbranato dai propri cani per aver spiato la dea mentre faceva il bagno. Tutto a sinistra nella foto si nota il cane da presa; vicino a lui in primo piano c’è il cane da fiuto, riconoscibile perché non ha le orecchie tagliate in quanto non destinato alla pugna; attorno ad Atteone al centro c’è un nugolo di veltri; e tutto a destra ci sono due cani da pecora identificabili nella testa forte e il pelo lungo anche se l’artista si è voluto risparmiare nello scolpire il manto folto, limitandosi alla coda, al petto e ai favoriti.

Oltre ai quattro tipi puri suddetti si usava anche incrociarli per avere funzioni combinate. C’erano il cornale ottenuto accoppiando il cane da presa col cane da fiuto, lo straviere dal cane da presa x levriere, e poi il mezzocorso prodotto dal cane da presa x cane da pecora. Questi incroci erano assai apprezzati perché dotati di vigore dell’ibrido (eterosi), tuttavia non erano destinati a dare discendenza essendo risaputo che questo vigore non si trasmette. Ciononostante in qualche caso si è voluto dare un seguito. È noto che l’Alano trae origine da uno straviere ed è probabile che ciò valga anche per Beauceron e Dobermann.

C’è da dire che un cane da pecora indirizzato verso la caccia è irrecuperabile per l’impiego nella pastorizia. Questo già lo diceva Varrone più di duemila anni fa: un soggetto abituato a cacciare abbandonerebbe il gregge per inseguire lepri e cervi. Di recente nel Meridione dove la grande diffusione del cinghiale ha portato i cacciatori a riorganizzare sistemi di caccia quasi dimenticati, il mezzocorso (ndr:vedi foto a lato) è diventato molto apprezzato. Delle caratteristiche dei due genitori questo F1 presenta una combinazione particolarmente adatta al ruolo che deve svolgere.  Il cane da corso gli ha trasmesso la presa e l’indole combattiva; dal cane da pecora ha preso durezza e resistenza.

A proposito di incroci, è opportuno inserire quale nota conclusiva una avvertenza per quei dilettanti che, mossi da passione ma privi di competenza, si cimentano a mischiare razze con l’illusione di creare chissà quali eccellenze, esperimenti che ho visto fare con risultati senza eccezioni disastrosi. Modificare permanentemente le caratteristiche di una razza mediante esincroci va lasciato agli esperti e per quanto riguarda le razze di cui mi interesso, il cane da pecora abruzzese e il cane da corso, non ve ne è assolutamente alcuna necessità in quanto l’optimum è già presente nella razza in condizione di purezza.

Paolo BREBER