LA TRANSUMANZA PATRIMONIO UNESCO: un ricordo con le parole dei pastori – G.BARBERINI

La recente iscrizione della transumanza  nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco suscita il ricordo commosso del sacrificio di tante generazioni di pastori che, sfidando le avversità della natura e le insidie di un cammino impervio, hanno solcato nei secoli i nostri Appennini, nella stagionale migrazione dai monti al piano e viceversa.

Li ricordiamo con i versi di alcuni di quei poeti -pastori che rappresentano un fenomeno tipico del mondo pastorale dell’Appennino centrale.

In particolare,  a scrivere sono i pastori alto-sabini e  umbro-marchigiani , che svernano nella campagna romana e nella maremma toscana , ed ovviamente i pastori abruzzesi, che svernano  nel Tavoliere delle puglie.

Lasciamo ad essi la parola sulla dura vita del transumante, di colui che vive “trans humus”, e cioè tra terre diverse…..

ANGELO FELICE MACCHERONI, nato a Piedipoggio di Rieti nel 1803 e morto nel 1888, fu autore dell’operetta in ottave La pastoral siringa, edita per la prima volta in Firenze nel 1848

Nelle montagne di Leonessa, mille Pastor presso le

pecore e l’agnelle Passan tutta l’estate, e par che brille

Ciascun di gioia, in queste parti e quelle; Lasciando

poscia le natìe lor ville, Le consorti, li figli e le sorelle,

 Vanno in Maremma, e quì dal prato al colle A tutti per

 la caccia il sangue bolle.

Quei privi di ogni bene di fortuna Passano i giorni, in

 parte erma e lontana L’uno osserva le fasi della luna

L’altro fa calze o pur fila la lana; Questo leggendo

finchè l’ora imbruna La Storia Sacra, o pur quella

 profana; Quello col suon di boscareccia avena Giulivo

 a pascolar l’agnelle mena.

Visso (MC) – pecore sopravvissane ai primi del ‘900

RIZIERO FLAMINI, nato a Mucciafora di Vallo di Nera (PG) nel 1930 e morto nel 2018, a 10 anni compì la sua prima transumanza in Maremma. Nella sua “Transumanza in versi” ha scritto:

Nel mese de settembre scellerato

Se scioglie il core a tutti i poverelli

Se lascia figli, moglie e fratelli

Se fanno li fagotti e li fardelli

Se metten li campani a li guidarelli…

Se passa l’invernata co’ la malinconia

Perchè sto lontano de la casa mia

Me sa millanno che viene giugno

Caro padrone non stare col grugno

Che co’ na piccola magagna

Faccio fagotto e me ne vò in montagna

Per abbraccicà la mia speranza…

Per non sapè qual’era il mio destino

Le pecorelle presi da bambino

E me ne annetti a la maremma amara

E a passi a passi misurai la strada…

Vallo di Nera (PG)-Chiesa di S. Maria-affresco sec XV

FRANCESCO GIULIANI, nato a Castel del Monte (AQ) nel 1890 e morto nel 1970, è stato un poeta pastore, transumante per cinquanta anni, che ci ha lasciato testimoniaze di alto valore sul mondo pastorale. In “Se ascoltar vi piace” scrive:

Di settembre allor verso la fine

Lassù nel nostro Campo Imperatore

Sull’alte vette e pur sulle colline

Vi scende della neve il bel candore

Bianche le valli ed il piano di brine,

Ti punge il freddo; le greggi e il pastore

Non vi ponno più star senza ripari

A partir convien che si prepari

La partenza è ver ch’è dolorosa

Che distaccarsi non può far piacere

 Perchè si vive una vita incresciosa

Delle Puglie nel vasto Tavoliere;

Chi lascia la consorte o l’amorosa

I figli, i genitor. Triste mestiere!

 

E la durezza della vita del pastore transumante ritorna anche nel canto popolare abruzzese “Pecurare magna recotta”, che con toni tra lo scherzoso ed il realistico, vede una madre sconsigliare con forza la figlia dal matrimonio con un pastore….

Pecurare magna recotta

va ‘Ila chiesa e n’ze’ngenocchia,

nen’ze caccia ju cappellitte,

pecurare scià mmaleditte.

Tu te pije nu pecurare,

Nenna mia nn’è propria bone,

jetta nu pezze de fiatone

dentr’a nnu piatte non za magnà.

Nove misi alla Puglia

tre mmisi alla muntagna:

loche te porta a ‘nna capanna.

Tu accurata a dda murì.

Nenna mia, muta penziere,

mutarrai sorte e furtuna.

Nnanze pijati nu cafone

ca è ome de società.