LA MORFOLOGIA DEL CANE DA PECORA DELLA PASTORIZIA APPENNINICA: QUANTA CONFUSIONE!!! Sandro ALLEMAND

Ritengo opportuno ritornare sull’aspetto morfologico del “cane da pecora”, perché ho notato che alcuni  si ostinano a chiamare “cane da pecora” soggetti che non hanno  nulla a che vedere con il verace cane della pastorizia transumante appenninica e abruzzese in particolare.

I soggetti di cui parlo, pur se poco omogenei tra loro, sono comunque dei pesanti molossoidi ( assi cranio  facciali paralleli – testa pesante, corta e poco conica– stop marcato – muso relativamente corto e con facce laterali tendenti al parallelismo – labbra eccessive ed abbondanti – grande massa – diametri trasversali molto sviluppati), che per le loro caratteristiche non possono essere mai stati  significativamente presenti nella pastorizia abruzzese e appenninica in generale, in quanto non adatti alla funzione che il cane da pecora svolgeva, né all’ambiente dove viveva, né alle condizioni di “allevamento”.

Un verace cane da pecora, infatti, non poteva avere una conformazione di pesante molossoide  per una serie di motivi che ripetiamo per l’ennesima volta ,perchè “repetita iuvant”, anche se  abbiamo poche speranze di suscitare dubbi in chi vive di presunte “certezze”, a prescindere.

I motivi principali per cui il cane da pecora della pastorizia transumante non poteva essere un pesante molossoide sono i seguenti:  

  • Un pesante molossoide si stancherebbe facilmente sia negli spostamenti del gregge attraverso i pascoli che nelle transumanze, mal sopporterebbe il sole cocente dell’estate e non avrebbe l’agilità e la rapidità necessarie per una eventuale, seppur molto rara,  lotta contro il predatore.
  • Un secondo motivo molto evidente per cui  i nostri cani da pecora non possono essere mai stati di taglia eccessiva e di peso esagerato è che cani siffatti non avrebbero mai potuto sopravvivere con un’alimentazione sostanzialmente povera come quella con la quale tradizionalmente veniva e viene nutrito il cane da pecora, fatta di siero e poco altro, ma avrebbero avuto bisogno di un cibo molto più “sostanzioso” per la loro crescita,  non reperibile nell’azienda ovina appenninica tradizionale.

D’altra parte, in tutte le documentazioni storiche che si hanno sul cane da pecora non ce n’è una, che sia una, in cui siano presenti soggetti di tipo molossoide come quelli che si vorrebbero accreditare come i “veri”, “antichi” cani da pecora.

Anche lo standard del pastore abruzzese ( diventato poi sostanzialmente quello del pastore  maremmano – abruzzese), redatto  nel 1952 da Pischedda, Cagnoli e Colonna, standard elaborato sulla base di accurate verifiche morfologiche fatte sui cani, e a quei  tempi erano molti, che lavoravano con le pecore in Abruzzo, non descrive assolutamente un pesante molossoide, ma un lupoide.

BARONE (pastore abruzzese,nato nel 1951, allevato da Nicola Ingemma di Barisciano, proprietario Giovanni Pischedda)

ASSO (pastore abruzzese, nato nel 1953, allevatore Giovanni Pischedda, proprietario Paolo Gabrielli)

 Insomma, come è possibile che  mentre per il verace cane della pastorizia di tipo lupoide, a cui faccio riferimento, ci sono tantissime documentazioni storiche che dimostrano la sua massiccia presenza , per il fantomatico “pesante molossoide” non ce n’è nemmeno una? Ci sarà un motivo?

Il motivo non può essere che questo: i pesanti molossoidi non erano presenti nella pastorizia abruzzese e appenninica in generale, per le ovvie ragioni che abbiamo citato in precedenza.

Chi sostiene la tesi che il cane da pecora era un pesante molossoide dovrebbe esibire la documentazione storica ( foto- dipinti – filmati) che attesti la diffusa presenza di cani siffatti nella pastorizia abruzzese e più in generale appenninica… altrimenti sono solo chiacchiere fantasiose .

 

Anche nella documentazione  a corredo della  Relazione per il “Riconoscimento del cane bianco italiano da custodia delle greggi patrimonio culturale della della Regione Abruzzo con il nome di “cane da pecora” o “mastino abruzzese” ci sono alcune foto di cani molossoidi ( foto in basso), anche se non omogenei tra loro, che però non sono ritratti in mezzo alle pecore. Chissà perché?

DIPINTI DAL 1300 ALLA PRIMA METÀ DEL 1900 CHE RAFFIGURANO IL CANE DA PECORA

Di seguito una serie di testimonianze storiche ( dipinti dal 1300 al 1900, foto d’epoca, filmati) che raffigurano il cane da pecora, in cui non è MAI  presente un pesante molossoide.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e potremmo continuare………………………………………………………………………………………………………………….

 

FOTO D’ EPOCA CHE RITRAGGONO IL CANE DA PECORA

Abruzzo aquilano: cani da pecora dei primi del ‘900

 Tratturo Pescasseroli – Candela del 1925 foto proveniente dal fondo fotografico della famiglia di E.Di Loreto e contenuta nello studio “La transumanza tra ‘800 e  ‘900” di S.Russo e R. de Iulio

 

Abruzzo aquilano : cani da pecora dei primi del ‘900

Campagna romana

 

e anche qui potremmo continuare..……………………………………………………………….. (nel blog nella categoria  “Imagines” chi vuole può vedere ” Il cane nella pittura” e la “galleria di vechie foto”)

cani da pecora impiegati nella Guerra di Libia

chi vuole può vedere il filmato originale nel blog nella categoria Imagines: si tratta del primo filmato della storia della razza!!!

Cani da pecora impiegati nella prima guerra mondiale

e potremmo continuare… (anche qui altre immagini disponibili nella categoria Imagines)

 

Ancora oggi nella pastorizia abruzzese e appenninica in generale (  in oltre quaranta anni di “attività” ho visionato centinaia di greggi tra Abruzzo, Molise, Lazio e Umbria) non c’è traccia di pesanti molossoidi, ad esclusione di qualche raro soggetto, spesso derivante da incroci tra veraci cani da pecora e presunti “cani da pecora” di allevamento “cinofilo” dalle origini più che dubbie.   

Inoltre, nei più di quarant’anni in cui ho partecipato ai raduni organizzati dal Cpma, prima come spettatore/espositore e negli ultimi venti anni e passa come giudice, ho potuto vedere tantissimi cani da pecora presentati dai pastori per ottenere il “certificato di tipicità”. In tutte queste occasioni non ho visto,  praticamente mai,  pesanti molossoidi. Quei pochi che ho avuto la “fortuna” (diciamo così…) di vedere venivano tutti da privati allevatori cinofili e non certo dalla pastorizia.

 Istantanee di alcuni veraci cani da pecora addetti agli allevamenti ovini presentati per il LIR ai raduni di Campotosto (L’Aquila)” nei primi anni ‘80 e foto di altri cani di quegli anni.

 

   

  LE FOTO CHE SEGUONO RAFFIGURANO I VERACI CANI DA PECORA DELLA PASTORIZIA ABRUZZESE ED APPENNINICA E NON PRESENTANO ALCUNA CARATTERISTICA  DI TIPO MOLOSSOIDE

 

 

 

 

 Pertanto, da quanto detto e dalle testimonianze storiche che ho portato a sostegno delle mia tesi,  posso affermare, senza tema di smentita, che nella pastorizia abruzzese ed appenninica in generale non erano presenti pesanti molossoidi che svolgevano il ruolo di difensori del gregge. 

Quei pesanti molossoidi che oggi si vedono in giro ( foto a lato) derivano, probabilmente, da antichi accoppiamenti tra veraci cani da pecora e soggetti di razze molossoidi  avvenuti durante le transumanze, o  da accoppiamenti avvenuti in epoche più recenti tra veraci cani da pecora e soggetti  molossoidi di provenienza “cinofila” che  niente avevano a che vedere con il  cane della pastorizia.   

 

Se in Abruzzo, però, dovessero esserci, ma purtroppo non credo che vi siano, numerosi cani di tipologia  molossoide sufficientemente omogenei e provenienti da diverse linee di sangue ( come base di partenza ne servono centinaia), sarebbe possibile iniziare l’iter per il riconoscimento di una nuova razza chiamata a ragione “mastino abruzzese”, ma con il significato di “molosso” e non di “cane da pecora” o “cane da pastore” che dir si voglia. Una nuova razza dedita alla protezione della  fattoria più che degli armenti.

Per ultimo,  non posso non sottolineare, seppur con rammarico, che  il proselitismo messo in atto, per puro opportunismo, dal CPMA mira a coinvolgere nella vita dell’associazione anche persone che hanno una visione completamente diversa del cane rispetto allo standard del pastore maremmano – abruzzese.

Questo rappresenta un ulteriore motivo di confusione che creerà inutili conflittualità e causerà altre “complicazioni” alla razza… come se già non ne avesse abbastanza.

Sandro ALLEMAND