In ricordo di donna ANNA CORSINI – S. Allemand

 

Per quelli come me che si  avvicinarono al pastore maremmano – abruzzese con un approccio totalmente “ cinofilo”, Donna Anna e la sua famiglia erano il punto di riferimento certo, erano coloro che avevano fatto la storia della razza, anzi, la storia della razza si sovrapponeva a quella della famiglia Corsini. Per quelli  come me, che del pastore maremmano-abruzzese conoscevamo soltanto l’aspetto cinofilo-espositivo e poco sapevamo della sua storia e del mondo nel quale era vissuto, il loro allevamento delle Vergherie, era l’ “icona” da cui tutto era iniziato. Erano loro i “padri” della razza e Donna Anna era l’emblema di una tradizione straordinaria. Dai cani dei Corsini erano nati tutti gli allevamenti del cane da pastore maremmano – abruzzese… e questo era più che sufficiente. Non ci rendevamo assolutamente conto che i Corsini avevano cominciato ad interessarsi del cane solo da alcuni decenni mentre la razza, invece, aveva una storia antichissima, millenaria e  grazie ai pastori, soprattutto abruzzesi, si era conservata ed era arrivata intatta fino ai nostri giorni. Non capivamo, insomma, che “paternità”del cane da pecora spettava ai pastori, e non ai Corsini.

Anch’io, come tanti, presi un cane dall’allevamento delle Vergherie. Era una femmina, si chiamava  Pietra delle Vergherie ed era la figlia di una cagna allevata da Francesco Giuntini, che insieme a Donna Anna portava avanti l’allevamento. Giuntini era un vero un gentiluomo. Lo ricordo sempre con simpatia, per la sua disponibilità, gentilezza, cordialità, profonda competenza e passione disinteressata  per la razza. Fui fortunato, Pietra si rivelò uno splendido esemplare, con un carattere eccezionale, da vero cane da pecora, che è difficile ritrovare nei cani di oggi.

Col passare degli anni,  come tanti altri, anch’io ho avuto l’opportunità di rivedere in maniera molto netta le mie posizioni e di cambiare il mio approccio verso il cane da pecora, di studiarlo e di capire la sua vera natura. Mi sono così reso conto che la verità, per molti versi, era completamente diversa dalle mie rappresentazioni giovanili e che per il nostro cane la parentesi puramente cinofila  rappresentava un momento molto limitato , addirittura trascurabile e forse finanche fuorviante rispetto alla sua lunga storia.

Donna Anna, però, anche dopo la mia “conversione” è comunque  sempre rimasta una figura importante per me come per molti altri. Lo è stata per la sua storia, per la passione vera e disinteressata che aveva per il pastore maremmano-abruzzese, per il suo modo di allevare, teso ad evitare sempre una consanguineità troppo stretta, che sconsigliava a tutti, e sempre molto attento all’equilibrio caratteriale del cane, tanto che nella mia ormai lunga esperienza nel mondo del cane da pastore maremmano-abruzzese non ho mai visto un soggetto della Vergherie con tare caratteriali. Quando vedeva un bel cane, le brillavano gli occhi, e non le importava niente se fosse di provenienza rustica o se fosse, invece, un cane selezionato delle Grandes Murailles. Amava il cane per quello che era ed era felice quando vedeva dei soggetti belli e di buon carattere, qualunque fosse la loro provenienza, perché era il bene della razza il suo unico obbiettivo.

Quando diventai presidente del CPMA, Donna Anna già da tempo  aveva lasciato il Consiglio del Circolo, ma nonostante si fosse ritirata dalla vita associativa, ogni tanto mi intratteneva con garbate conversazioni telefoniche. Lei, una donna di oltre ottant’anni, che, bene o male, aveva fatto la storia della razza, mi chiedeva, con estremo garbo, notizie sui cani, sul Circolo, sulle iniziative in programma. Che interesse poteva aveva , se non l’amore per il pastore maremmano – abruzzese?

Quando la vidi per la prima volta rimasi favorevolmente impressionato dal suo modo di fare, perché nonostante appartenesse ad una famiglia molto  importante nella storia d’Italia, non manteneva le distanze, ma trattava da pari a pari anche l’ultimo espositore o appassionato della razza. Riusciva perciò a mettere tutti a proprio agio, con la sua voce dolce e pacata, con il suo sorriso timido e accattivante: mai saccente, mai altera, ma addirittura quasi “umile” nella sua semplicità. Sempre disponibile, pronta a parlare con chiunque amasse, come lei, il nostro grande cane bianco. E poi i raduni nella splendida cornice di Renacci, a San Giovanni Valdarno…una meraviglia! Che nostalgia! Tutti suoi ospiti: cibo e vino Chianti a volontà. Ed allora, anche coloro che fino al giorno prima l’avevano contestata, partecipavano con gioia alla festa, conquistati dalla sua cordiale ospitalità.

La rinnovata gestione del Circolo, iniziata alla fine degli anni ’90 portò alla rottura di vecchi e consolidati equilibri sulla base di una visione per molti aspetti “diversa” del cane e di conseguenza  ci furono numerosi contrasti con i “vecchi” allevatori ed appassionati. Donna Anna cercò di mediare, profondamente addolorata per la esacerbata conflittualità e per la grande spaccatura che si era creata all’interno del Circolo. Purtroppo non ci riuscì, anzi a volte fu strumentalizzata da alcuni personaggi che approfittarono della sua buonafede e della sua “ingenuità”  per tentare di tirarla dalla loro parte. Donna Anna rimase però fuori dalle meschine beghe di allora. Si mise in disparte, scelse il silenzio, amareggiata dal fatto che il Circolo, che aveva tanto amato e che aveva guidato per tantissimi anni, fosse dilaniato da contrasti insanabili.. Le scrissi più di una volta invitandola a organizzare ancora il raduno di Renacci, ma non lo fece e non riuscii a convincerla, molto probabilmente perché fu mal consigliata e mal informata da coloro che avevano interesse a spaccare il Circolo e a mettere in cattiva luce il suo nuovo Consiglio direttivo, colpevole, a loro avviso,di volere ingiustamente penalizzarli.

Col passare degli anni la figura di Donna Anna è stata sempre più messa in discussione e relegata in secondo piano. Colei che  per decenni era stata considerata un “monumento” nel mondo del cane da pastore maremmano – abruzzese, finì con il diventare per alcuni la “nemica” da abbattere.

In altri termini, quando il Circolo non fu  più una associazione quasi esclusivamente toscana e grande spazio fu conquistato da persone di diversa provenienza, molti cominciarono a considerare Donna Anna e i Corsini come coloro che, grazie al loro lignaggio e alla loro ricchezza, avevano espropriato all’Abruzzo il suo simbolo millenario. Così ai Corsini, che fino al giorno prima erano stati considerati i padri della razza, fu negato qualsiasi merito, e, anzi, gli furono attribuite colpe di ogni genere.

Alcune contestazioni  mosse all’epoca avevano forse un qualche fondamento ed in parte  è vero che i Corsini si “appropriarono” in una certa misura della razza, come dimostra la scelta del doppio nome di maremmano – abruzzese. È  pure vero,del resto, che negli anni ’40 e ’50 e anche prima (la rivista Diana del 15 maggio 1931, riferendosi alla Esposizione Canina di Firenze ,scrive che furono “ammiratissimi i pastori maremmani del Principe Corsini e del Conte Salviati”) poteva interessarsi di cinofilia solo chi avesse adeguate condizioni economiche e sociali , e comunque i Corsini lo fecero … e questo va ascritto a loro merito… e chissà cosa sarebbe successo se non lo avessero fatto!? E’ grazie a loro se la razza è stata conosciuta e apprezzata nel grande mondo della cinofilia e non solo… e questo non è certamente un fatto trascurabile. Non dimentichiamo, poi, che fu Donna Anna, allora Presidente del Circolo del pastore maremmano – abruzzese, ad assumere la meritoria iniziativa di organizzare i primi raduni in Abruzzo , grazie ai quali si ridestò in quella terra l’interesse per la razza, per troppo tempo sopito. Fu proprio grazie al Circolo, guidato da Donna Anna, che molti giovani abruzzesi cominciarono ad interessarsi al cane, prima, e al suo allevamento poi. E anche quelli che oggi fuori dal Circolo cercano più o meno faticosamente di mettere in piedi iniziative a favore della razza, sono tutti, o quasi tutti, passati per l’associazione, rivestendo, a volte, anche ruoli molto importanti. Pertanto a Donna Anna Corsini va riconosciuto, e non sembri paradossale, il grande merito di avere contribuito a ridare all’Abruzzo il ruolo e la centralità che merita nella storia del cane da pecora. Avrebbe potuto anche non farlo, per una sorta di campanilismo toscano, ma lo fece, perché riconosceva, con onestà intellettuale, l’importanza fondamentale che la terra d’Abruzzo ha avuto ed ha nella storia del nostro cane.

Di Donna Anna  e del ruolo che ebbe nella storia della razza ormai non si parla praticamente più. Su di lei è calato il silenzio. Anche la sua scomparsa non ha destato , in generale, grandi emozioni e, sembra assurdo,  nemmeno un raduno è stato intitolato a suo nome.

Ormai, però, il tempo dei conflitti campanilistici è finito, l’Abruzzo ha riconquistato il ruolo che merita nella storia della razza e penso, perciò, che sia giunto il momento di rivedere gli anni passati con occhi diversi e di avere il coraggio di riconoscere a Donna Anna Corsini i meriti indiscussi che ha avuto nella storia del cane da pastore maremmano – abruzzese.

Dobbiamo non solo riconoscerne i meriti, ma anche ringraziarla per la sua passione e per il suo disinteressato amore per il cane bianco da pecora. Dobbiamo ringraziare quella donna minuta, gentile, educata, con quei suoi inconfondibili capelli bianchi racchiusi in una semplice retina. Dobbiamo ringraziarla perché tutti le dobbiamo, in qualche modo, qualcosa .

Grazie , Donna Anna.

Sandro ALLEMAND