IL TOCCATORE O PARATORE – Paolo BREBER

C’è scarsa tradizione in Italia sull’uso del cane per dirigere gli spostamenti del gregge

. Quando la pastorizia si pratica come nell’Italia Centromeridionale dove il lupo c’è sempre stato si usa il cane da protezione, ed è il pastore il conduttore delle pecore. Si ha notizia, è vero, dell’uso saltuario del pumetto come toccatore ma in pratica serve veramente solo durante la mungitura quando spinge le pecore, una alla volta, nella corsia verso il pastore che munge a mano.

Nelle Alpi dove il lupo era praticamente scomparso dalla metà dell’800 e con esso il mastino divenuto inutile (gli ultimi mastini da pecora delle Alpi furono rastrellati dall’esercito durante la Grande Guerra per fungere da cani da traino), fu adottato come paratore il cane barbone, noto in questo contesto come il Cane da Pastore Bergamasco. Questo tipo di cane è caratterizzato da un temperamento sobrio, composto, intelligente e spiccatamente addestrabile; infatti lo troviamo impiegato nelle più svariate funzioni dove sono necessarie queste doti: da pescatore, da circo, da compagnia, da riporto agli acquatici, da ferma, e naturalmente anche da toccatore.

Mi ricordo quando negli anni 1960 si pensava che il lupo dovesse estinguersi qualche pastore da noi stava già pensando di togliersi i mastini e prendersi dei toccatori. Un pastore che incontrai ebbe l’idea bizzarra di produrre quello che chiamava il “Lupino”, l’incrocio del mastino col Cane da Pastore Tedesco, che avrebbe, secondo lui, unito la doti dei due: la difesa del gregge con la addestrabilità alla conduzione. Invece il prodotto presentò gli inconvenienti caratteriali dei due: l’indipendenza volitiva del mastino abruzzese con la mordacità del Cane da Pastore Tedesco. Il CPT nella versione ufficiale fu subito scartato dai pastori perché, a dispetto del nome, era diventato un cane ad uso militare dal temperamento troppo agitato e aggressivo, con un fisico alterato che si logorava presto. È stato interessante osservare che in alcuni casi dove i pastori hanno insistito col Cane da Pastore Tedesco, in un paio di generazioni in condizioni pastorali questo cane ha mostrato di regredire verso le forme originali che aveva nell’800, tornando ad essere quello che era una volta: il così detto “cane lupo”. I nostri pastori, invece, si sono generalmente orientati verso il Cane da Pastore Belga, nella versione Groenendael, che è risultato maggiormente utilizzabile.

È da tenere presente che il cane toccatore come tipo è assai più primitivo del cane da protezione quale il nostro Cane da Pecora Abruzzese. Le movenze del toccatore verso le pecore sono in fondo quelle di un predatore che non giunge all’aggressione fisica solo per la inibente presenza del pastore. Ben altra cosa, frutto di una raffinata selezione contro l’istinto naturale, è l’inibizione congenita alla predazione sulle pecore del cane da protezione.

Certamente il toccatore più famoso è il Border Collie. Già negli anni 1980 erano scesi in Italia degli scozzesi a dare dimostrazioni con questi cani che poi hanno ceduto alle aziende ovine del posto. Al momento i complessi esercizi eseguiti ai comandi degli sheepmen suscitarono l’ammirazione di tutti ma una volta trasferiti nel contesto pastorale meridionale questi collies perdettero molta della loro efficacia. Per prima cosa i nostri pastori non avevano la padronanza tecnica di valorizzare le capacità della razza, in secondo luogo le movenze del cane sul gregge risultavano troppo violente per l’indole mite delle nostre pecore.

Dove manca il lupo e dove non si usa mungere le pecore, queste vengono lasciate libere e incustodite sui pascoli per mesi alla volta; in montagna sono mandate sui pascoli più difficili dove non arrivano le vacche. In queste condizioni le pecore si sparpagliano e si inselvatichiscono. Quando poi arriva il momento che il pastore le vuole recuperare, le pecore si mostrano assai restie a farsi prendere. Qui ci vuole allora tutta l’energia e la determinazione del Border Collie per radunarle. Ho conosciuto una persona che aveva fatto di questa operazione un mestiere a parte. Aveva una squadra di cinque o sei Border Collies che metteva a servizio degli agricoltori norvegesi quando con l’arrivo dell’inverno dovevano far scendere dalle montagne le pecore per metterle in stalla. È un lavoro di grande fatica per cui ai cani è necessario lavorare a turni di due o tre alla volta. Questa persona, che poi era una donna, passava da azienda ad azienda, offrendo questo servizio procedendo da nord a sud della Norvegia con l’avanzare dell’autunno.

Le nostre pecore sono mansuete e si spaventano di fronte all’impeto eccessivo del Border Collie. I nostri pastori dovrebbero orientarsi di più sul tipo barbone, come il Bergamasco, molto più di buone maniere e riflessivo. L’unico inconveniente è quel manto scomposto che va tosato regolarmente.

Paolo BREBER.