IL PASTORE MAREMMANO-ABRUZZESE : un amico in famiglia – S.ALLEMAND


Il comportamento del cane da pastore maremmano – abruzzese in “famiglia” rispecchia fondamentalmente quello del cane che vive e lavora con il gregge. Il suo modo di fare e di rapportarsi con l’uomo sarà, fatte le dovute proporzioni, molto simile a quello del suo collega “pecoraio”, pur vivendo in un contesto profondamente diverso. Come il buon cane guardiano di  pecore non abbandona mai il gregge e lo protegge con grande coraggio, così il nostro cane “ di famiglia” difenderà il suo territorio, la sua “casa”, il “suo” gregge umano, con lo stesso coraggio e la stessa determinazione.  

Come il cane che lavora con le pecore, il  “nostro” conserverà verso l’uomo una certa indipendenza  e autonomia e non lo tratterà mai con servilismo, anzi instaurerà con lui un rapporto quasi alla pari, senza cercare di continuo la sua approvazione e la carezza della sua mano: lo rispetterà, ma esigerà rispetto.

Questa sua autonomia, però, non deve essere scambiata per scarso amore o disinteresse per il padrone. È vero, che a differenza dei cani di molte altre razze, il nostro grande cane bianco non se ne starà mai con gli occhi imploranti in nostra adorazione, pronto ad obbedire a qualsiasi nostro ordine, anche il più sciocco, ma avrà lo stesso per noi un profondo affetto e un grande attaccamento che solo chi lo conosce bene potrà capire, perché il nostro cane ha una riservatezza e una dignità antica a cui non abdicherà mai.

Io ho da tantissimo tempo questi meravigliosi pastori con me e ho avuto molte occasioni per verificare il loro grande attaccamento alla mia persona e alla mia e loro “casa”. Una volta, per esempio, dovevo fare dei lavori nel giardino dove vivevano i miei tre cani, così, per evitare problemi con gli operai, decisi di portarli in campagna, in un terreno a una decina di chilometri dal mio paese, dove avevo costruito un recinto per le emergenze, anche se mai usato. La mattina in cui dovevano iniziare i lavori, presi  Pietra, Aida e Leone, così si chiamavano i miei tre pastori, li feci salire in macchina e li portai in campagna. Dopo averli fatti correre per un bel po’, li chiusi nel recinto, ripresi la macchina e andai al lavoro.  La sera, quando tornai a casa, mi accorsi che il cancello del giardino era aperto. Entrai di corsa…e rimasi a bocca aperta: Pietra, Aida e Leone, stavano lì, sdraiati a terra, ancora ansimanti per la lunga strada che avevano fatto per ritornare a casa. Incredibile! Avevano rotto il cancello del recinto che non era certo di acciaio, ma di buon legno, sì. Avevano percorso  dieci chilometri di una strada a loro sconosciuta, avevano ritrovato la loro casa e, approfittando del cancello solo accostato, erano entrati e si erano sdraiati tranquilli  in attesa del mio ritorno. Decisi allora di prendere qualche giorno di ferie per assistere ai lavori , come potevo riportarli in campagna  dopo quello che era successo?  I cani li lascia liberi in giardino, perché ero certo che con me presente sarebbero stati tranquilli e non avrebbero dato alcun fastidio agli operai.

È così, infatti, che si comportano i cani equilibrati e  i cani da pecora lo sono in maniera eccezionale, perché il lavoro con il gregge lo pretende. E anche i nostri pastori di famiglia, se sono stati allevati con attenzione al carattere, questo grande equilibrio lo hanno mantenuto intatto. Per questo il “nostro” non sarà mai sconsideratamente aggressivo e mordace, ma si limiterà a “informare” i malintenzionati che in quel giardino, in quella casa  c’è lui… e che quindi non si passa.  Il “ nostro” , come il suo collega pecoraio, fa la guardia istintivamente. La sua  vigilanza è discreta, costante e niente lo può distogliere dal suo compito, né offerte di cibo, né minacce, né lusinghe. Il suo atteggiamento nella guardia, come nella vita famigliare, riflette quello della vita con il gregge: è pacato e tranquillo. Come potrebbe, infatti, un cane nevrile ed esuberante vivere in mezzo alle pecore? Le spaventerebbe in continuazione… e il pastore dovrebbe prendere provvedimenti. Il “nostro” cane, come il suo collega guardiano del gregge, sa riconoscere il vero pericolo e perciò non abbaia mai nevroticamente per il più piccolo rumore… e quindi non è mai un problema per i vicini. Solo proprio quando non può fare altro è pronto alla lotta, e allora sì che si vede di che pasta è fatto! E se c’è lui a guardia della casa… puoi stare tranquillo… e questo l’ho potuto constatare di persona. Io abito in una zona del mio paese dove ogni casa ha un orto o un giardino. Parecchi anni fa quasi tutte la case dei vicini furono “visitate” dai ladri. Quando i vicini derubati m’incontravano mi dicevano: “ è… caro Sandro, adesso tocca te!” e io ogni volta rispondevo:  “ non credo, ho gli antifurto a quattro zampe”, “ eh sì,  mo te ne accorgerai” insistevano loro sorridendo ironicamente… e io sorridevo più di loro. A quel tempo  avevo quattro pastori maremmano- abruzzesi…e insomma, per farla breve, tutte le case furono visitate dai ladri meno la mia e quella del mio confinante, che di mestiere fa il macellaio. Dopo qualche tempo il mio vicino venne a casa con un secchio pieno di ossa e mi disse “ questi sono per i tuoi cani: ringraziali per me!”  e da allora, nonostante sia passato tanto tempo e i cani non siano più quelli, continua a portarmi ossa per loro ogni settimana.

Questo per dire che il nostro cane, soprattutto in branco, è davvero una “sicurezza” ed è per questo che gli sono state affidate da millenni grandi responsabilità… e un cane che ha avuto da sempre grandi responsabilità,  dobbiamo saperlo bene, deve per forza essere relativamente “duro”, di forte carattere, indipendente, fiero, completamente assorbito nel ruolo per il quale è nato, sia esso la guardia del gregge o della casa, e dal quale per nessun motivo può essere distolto.

Se si pretende che stravolga la sua natura e diventi un affettuoso giocherellone, pronto a soddisfare qualsiasi ordine del padrone è meglio rivolgersi ad un’altra razza, perché non si riuscirà mai ad avere un buon rapporto con lui, anzi, molto probabilmente, si arriverà ad un aperto conflitto. Un cane di natura indipendente ed autonoma  non accetterà mai imposizioni continue e non sarà mai passivamente ed incondizionatamente ubbidiente. Con il nostro pastore  è necessario, quindi, stabilire un patto: imporgli alcune ed essenziali regole, ma garantirgli, allo stesso tempo,  spazi di indipendenza e di autonomia. Nel rapportarci con lui, non dobbiamo mai dimenticare che ha un carattere particolare, che si è forgiato in un ambiente molto duro e difficile, e che per l’impegnativa funzione che ha svolto da millenni ha una forte personalità e una notevole tempra. Insomma, non dobbiamo mai dimenticare da dove viene. Dobbiamo poi sempre tenere presente che nella pastorizia svolge vita da branco, dove vige una ferrea gerarchia e dove spesso il capobranco è messo in discussione dai cani più giovani. Per questo motivo il “nostro” avrà un carattere tendenzialmente dominante e necessiterà perciò di un rapporto gerarchico chiaro, anche in famiglia. Soprattutto il maschio andrà gestito con un minimo di autorevolezza. Fin da cucciolo, gli si dovranno dare delle regole certe ( e questo vale anche per le femmine) e si dovrà stabilire una corretta dominanza su di lui, sempre senza esagerare e nel rispetto della sua indole. Il “nostro” è un cane molto intelligente e capisce subito se chi ha di fronte ha l’autorevolezza necessaria per diventare il “suo” padrone, al quale sarà legato per la vita da un affetto profondo ed incrollabile e da una ubbidienza non servile, ma assoluta.

Il nostro pastore abruzzese, o maremmano – abruzzese come lo vogliamo chiamare, anche  se vive in una  famiglia, anche se ha abbandonato il gregge da tanto tempo, nel carattere e nel comportamento dovrà sempre essere così come lo abbiamo descritto: uguale ai suoi antenati che difendevano le pecore. Un cane al quale ci si può avvicinare soltanto dopo averlo capito e dopo che si è riusciti  ad apprezzarne la “diversità”. Un cane forse un po’ estraneo al nostro mondo civilizzato, a volte poco conciliabile con le esigenze e le regole della civiltà moderna. Ma questo è il cane che amiamo! Non bisogna mai cercare di renderlo diverso, di ammorbidirne il carattere, per adeguarlo ai bisogni della nostra epoca, dove al cane si chiede spesso un ruolo differente da quello per cui è nato. Non bisogna mai anteporre e privilegiare la ricerca ossessiva e vacua della sua bellezza morfologica alla conservazione e alla salvaguardia delle sue qualità morali che rappresentano la sua  più straordinaria e qualificante caratteristica.

In questo modo si perderebbe la vera natura della razza, rimarrebbe soltanto un bello,  grande e peloso cagnone bianco, banale imitazione di quello vero che ha condiviso e condivide la solitudine e la durezza della vita della gente delle nostre montagne e che noi abbiamo il dovere di  proteggere e di conservare nella sua originale integrità.

Sandro Allemand