IL NOME, IL CANE, IL CIRCOLO : una riflessione sul Pastore Maremmano Abruzzese – Agostino DI COLA

Riceviamo e volentieri pubblchiamo questa nota di Agostino Di Cola che contiene una approfondita ed articolata disanima dello stato attuale della razza e della gestione del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese.

Comunque la si pensi, Agostino rappresenta indubbiamente  una pietra miliare nell’allevamento del PMA ed i suoi cani hanno fatto la storia della razza nell’ultimo ventennio.

La sua, quindi, è l’ autorevole ed appassionata riflessione di un allevatore e di un giudice, sulla quale in molti farebbero bene a soffermarsi.Poi, evidentemente, ognuno  è libero di trarre le sue conclusioni…

Per  quanto ci riguarda, condividiamo ampiamente l’analisi di Agostino, ad eccezione, ovviamente, dell’apprezzamento rivolto ai sottoscritti, in larga misura sicuramente immeritato.

Buona lettura!

Sandro Allemand

Graziano Barberini

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Negli ultimi giorni mi è giunta notizia che alcuni esponenti del CPMA vanno diffondendo la voce che io sarei contrario all’ipotesi del cambio del nome della Razza da “Pastore Maremmano – Abruzzese” a “Pastore Abruzzese”.             Poichè le notizie devono rispondere al vero ed io tengo a che le mie parole non vengano propalate distorte, qui di seguito, chi avrà voglia , potrà conoscere direttamente da me quale è il mio pensiero al riguardo.

1). Per brevità, qui non entro nel merito se sia o no fondata e giusta l’idea del cambio del nome della Razza perchè questo non è stato e non è il punto essenziale della mia esternata ( e travisata) opinione. La quale, invece , attiene alla sfera strettamente zootecnica.

2). Cio’ che a mio giudizio non va è “il modo” con il quale l’attuale CD e per esso il Presidente del CPMA Grasso vanno gestendo l’iniziativa e, per di più, in presenza della situazione nella quale versa la Razza.

3). La Razza ormai da anni è in crisi zootecnica. Crisi che, nell’assenza di qualsivoglia praticato intervento da parte di  chi avrebbe dovuto e dovrebbe provvedere, si è aggravata e si aggrava sempre più sino ad un degrado che ormai appare pressocchè irreversibile. Per quanto concerne il carattere , lo stato della Razza è assolutamente allarmante. Dobbiamo essere grati a due autorevoli competenti della Razza, Sandro Allemand e Graziano Barberini, che, da ultimo dopo tanti altri e di recente, hanno, dal sito “Canes Pastorales”, con senso di responsabilità e chiarezza, denunciato pubblicamente la gravissima condizione della Razza proprio con particolare riguardo al carattere.  Lo stato della morfologia è zootecnicamente tragico, forse più grave di quello del carattere, perchè all’assenza di qualità si aggiunge, come è sotto gli occhi di ognuno, l’assoluta disomogeneità di tipo. Nota è la tradizionale regola cinognostica:    “Se non c’è tipo non c’è razza e se non c’è razza non c’è cane”.                     A tale presente danno zootecnico si accompagna, inevitabilmente, un generale degrado di tutto quanto ruota intorno alla Razza.

Conseguentemente, e a riprova, le presenze all’expò, anche se speciali di razza, sono sempre in minor numero, sino ad essere anche pari a zero, pure per eventi in località importanti. Sul podio del ring d’onore si alternano soggetti di tutte le razze, italiane e non, ma, tranne isolate, assolute eccezioni, Maremmani – Abbruzzesi non se ne vedono. Nei Raduni la situazione qualitativa, sempre nel complesso che è quel che conta, è ancora più deprimente, venendo inoltre disertati i Raduni da tanti allevatori e proprietari che pure  hanno esemplari apprezzabili che invece si ritrovano e primeggiano nelle expò.

4). Il numero dei soci del CPMA diminuisce sempre più perchè molti ed importanti se ne sono allontanati e se ne allontanano mentre, allo stesso tempo, scemano i nuovi iscritti.

5). Il Comitato Tecnico del Circolo da anni continua a non essere convocato dal Presidente nè fa proposte di propria iniziativa: insomma esiste solo sulla carta.

6). Le iscrizioni al Libro Genealogico sono passate da quasi 4000 di qualche decennio fa a circa 1000 e, tra irrilevanti alti e bassi di anno in anno, la governance del CPMA invece che  interrogarsi sulle cause è pronta ad inneggiare ad eventuali crescite dello zero virgola.

7). Inquietante è il singolare rapporto tra il numero dei soggetti iscritti ogni anno al Libro Genealogico ed il numero di esemplari presenti in expò, in proporzione bassissimo, specie se confrontato con il rapporto riguardante altre razze, italiane e non. C’è da chiedersi che soggetti sono questi cani invisibili  per la Cinofilia Ufficiale e chi sono i protagonisti di una tale anomalia.

8). In tale generale disfacimento è paradossale che dal Consiglio Direttivo del CPMA non pervenga la benchè minima indicazione selettiva, nè alcuna riflessione allevatoriale atta ad arrestare la degenerazione.

9). In tale complessivo contesto è allora ulteriarmente avvilente che sulla pagina ufficile del CPMA venga utilizzata l’iniziativa del cambio del nome della Razza per sollecitare iscrizioni al CPMA. Quando è chiaro e notorio che qualche socio in più o in meno non può essere un argomento perchè una tale richiesta sia accolta o respinta.

10). Non è per nulla autorevole per l’immagine del CPMA che si cerchi ” consenso ” con petulanti sollecitazioni di stampo campanilistico al grido di un Abruzzo asseritamente derubato di una denominazione identitaria.

11). E’ inutile e non basata sulla verità la propaganda autocelebrativa di un successo conseguito, o prossimo al conseguimento, con il cambio del nome della Razza. Coinvolgendo peraltro, in siffatto autoelogio, anche e inopportunamente l’ENCI rappresentato come se già avesse in tal senso deciso, in assenza , invece, di qualsivoglia atto dell’ Ente. Situazione incresciosa a tal punto da costringere il Presidente stesso del CPMA Grasso cioè il protagonista, se non altro per la carica, di tale propaganda a richiedere una smentita ad un quotidiano per un articolo ripetitivo di queste mai avvenute decisione dell’ENCI.

E diventa sconcertante che anche dopo tale obbligata richiesta di smentita, da parte del Consiglio Direttivo del CPMA e per esso dal Presidente Grasso si perseveri ancora, prima e dopo il Raduno del 7 luglio., nello sconveniente ed immotivato trionfalismo di attribuirsi, per la presenza di alcuni Consiglieri dell’ENCI alla fine del Raduno, il segnale di un istituzionale sostegno all’operato del CD del CPMA . Proprio quando, inoltre,  giusto in quel Raduno si è purtoppo dovuto assistere, nel complesso, salvo qualche eccezione , alla lugubre rappresentazione di una Razza quasi in via di estinzione.

12). E’ quindi per rispetto del CPMA, dell’ENCI, della Cinofilia, del grande passato e delle potenzialità di questa Razza, che certi metodi e certi toni non possono essere praticati. E sempre per tale rispetto  è francamente inammissibile che in presenza di una Razza gloriosa che va finendo si inneggi al successo solo per un eventuale,discutibile e da molti contestato cambio del nome. Sopratutto, e lo dico a tutela dell’immagine del CPMA , va scongiurato che l’iniziativa del cambio del nome della Razza possa essere vista come l’unica iniziativa immaginata per risollevare la Razza e per recuperarle attenzione. O, peggio, come strumento diversivo per distogliere l’attenzione dalla gravissima condizione nella quale la Razza ad oggi è ridotta.

 

 

AGOSTINO DI COLA