IL DOVERE DI RICORDARE DONNA ANNA CORSINI: QUID PRO QUO -Giampiero TARTAGLIA

Metto subito le “mani avanti” ed esprimo la mia sostanziale condivisione verso i contenuti dell’articolo di Sandro Allemand circa l’opportunità di dedicare una manifestazione a quella che, di fatto, ha rappresentato un’icona, un simbolo, un <<monumento>> nella storia della “nostra” razza. Anzi, ritengo che tutti, da chi gestisce il Circolo in primis, all’ultimo degli appassionati (quale posso essere io), dovrebbero far proprie, anche e soprattutto se si ambisce ad ottenere un qualche obiettivo di rilievo nella gestione della razza e della sua storia, le parole che Donna Anna Corsini pronunciò durante il suo ultimo discorso ufficiale da Presidente del Circolo e, in particolare: <<[…]per progredire occorre andare d’accordo e operare tutti insieme per il bene del nostro PMA[…]

Già, per il PMA. Ma è forse proprio su questo punto che sono nati una parte di quei problemi che rappresentano alcune delle motivazioni per cui nessun evento risulta oggi intitolato all’indiscussa protagonista dei decenni del boom della razza e che io non ho avuto la fortuna di conoscere. Sono intervenuto più volte sulla questione del nome e non intendo farlo nuovamente anche perché gentilmente invitato ad evitare ulteriori commenti in merito dai gestori del blog data la sovrabbondanza di materiale e di analisi su tutti gli aspetti relativi a tale argomento. Tuttavia, la vecchia “questione” sulla quale, come già detto, non entrerò nel merito, và adeguatamente inquadrata in una più ampia visione relativa all’approccio culturale, gestionale, “politico” che sulla razza in questione e sull’”abruzzesismo” è stato applicato e che, anche sulla memoria di Donna Anna Corsini, fa sentire le sue conseguenze.

L’importanza del contributo della Famiglia Corsini è stato fondamentale, per tutta una serie di motivazioni che Sandro Allemand spiega con precisione, conoscenza ed onestà intellettuale. Le risposte sul perché quanto auspicato non sia ancora però avvenuto le fornisce in buona parte lui stesso nel suo primo articolo che cita: <<[…]Non ci rendevamo assolutamente conto che i Corsini avevano cominciato ad interessarsi del cane solo da alcuni decenni mentre la razza, invece, aveva una storia antichissima, millenaria e grazie ai pastori, soprattutto abruzzesi, si era conservata ed era arrivata intatta fino ai nostri giorni. Non capivamo, insomma, che la “paternità” del cane da pecora spettava ai pastori e non ai Corsini…[…]…per il nostro cane la parentesi puramente cinofila rappresentava un momento molto limitato, addirittura trascurabile e forse  finanche fuorviante  rispetto alla sua lunga storia.[…]in parte è vero che i Corsini si “appropriarono” in una certa misura della razza, come dimostra la scelta del doppio nome di Maremmano – Abruzzese>>.

Pertanto, se Donna Anna Corsini merita l’intitolazione di una bella manifestazione ( e la merita ), cosa meriterebbero però i pastori d’Abruzzo e, quindi, l’Abruzzo? Vivo nell’ambito dello sport e ho la passione della montagna. Uno dei più famosi libri sulla storia dell’alpinismo, del formidabile, compianto alpinista francese Lionel Terray, dal titolo “I conquistatori dell’inutile” condensa brillantemente l’essenza dell’alpinismo, appunto, e del senso che acquisisce, sempre e solo sulla base di quello che noi gli vogliamo dare, essendo di per sé attività ad un tempo grandiosa e perfettamente inutile. La cinofilia, come altre attività è, almeno in questo caso, una cosa perfettamente inutile. Il suo contributo è nullo rispetto alla millenaria storia pastorale sempre ricordata. Come l’alpinismo, però, trattandosi di un fatto e di un fattore umano, è da noi che acquisisce senso e significato. Comprendo quindi i meriti dei Corsini in quanto sono io per primo ad essere un appassionato. Tuttavia se non si rispetta questo rapporto di forze tra ciò che la pastorizia e l’Abruzzo hanno rappresentato per questa razza e l’apporto che alla stessa è pervenuto dai membri della Famiglia Corsini, non si può avere un giudizio equilibrato: si tratta in sostanza di fare un bilancio tra ciò che i Corsini hanno dato e ciò che, invece, con la loro visione moderna e la “scoperta” della razza e relativa ribalta verso la cinofilia internazionale hanno tolto a coloro i quali, oggi, sembrano averne dimenticato i meriti.

Sulla difficoltà di penetrazione di nuove idee, slanci e visioni ampie nelle teste degli abruzzesi non devo dire nulla che già non si sappia. Sulla capacità di altri nel vedere molto al di là del proprio naso, idem. Tuttavia intravedo ( ma forse mi sbaglio ) sempre una certa visione “punitiva” verso gli abruzzesi che senza Tizio non avrebbero fatto questo e se non fosse stato per Caio quell’altro…molto spesso è vero, ma in questo caso, cosa avrebbero dovuto fare i pastori? Per quale motivo sarebbe dovuta interessare loro la cinofilia? (Attività del tutto inutile e dispersiva rispetto al loro lavoro che è quello che ha consentito alla razza di divenire millenaria). I giovani abruzzesi che sono stati “destati” dall’azione dei Corsini? Vero è che nella vita ogni vuoto lasciato da qualcuno viene sempre (legittimamente o meno) riempito da qualcun altro. Tutto vero, e sono d’accordo, ma il prezzo da pagare è stato eccessivo. Il “non esser stati sul pezzo” è stato pagato con una sostanziale deprivazione dell’anima che è andata dall’assurdità del doppio nome al decentramento geografico ( e politico ) del Circolo e della sua gestione passando per l’ostracismo verso talune componenti all’interno di esso. Vorrei sommessamente ricordare, poi, che non è del tutto vera l’affermazione secondo la quale, mentre i Corsini si interessavano della razza gli abruzzesi ne dimostravano disinteresse o dimenticanza: è lo Scanziani, infatti, a ricordarci in “Maremmani ed Abruzzesi”, come l’attività di selezione ed allevamento, culminata nel 1952 con la nascita del Circolo del Cane da Pastore Abruzzese, fosse invece iniziata già a partire dal 1946 a L’Aquila dal Prof. Pischedda, F. Cagnoli, L. Colonna. Attività di ricerca e selezione distrutta proprio dal Conte Corsini e dal suo Circolo che con l’autoritaria fusione delle “razze” oltre che in conseguenza di cambi di standard, caratteri differenziali e rimescolamenti vari, indussero lo Scanziani stesso a scrivere, nel sopraccitato articolo del 1958, tratto sempre da questo blog, ( sezione Historica – c’era una volta/1, in cui gli autori hanno sapientemente scritto nell’introduzione <<perché solo conoscendo il passato si capisce il presente e si intuisce il futuro>>)  <<Si finisce per domandarsi se l’attività di questo Circolo sia davvero rivolta a far rinascere il Maremmano o non a sopprimere l’Abruzzese>>.

Sappiamo come le cose siano andate negli anni. Il bilancio è, quindi, (purtroppo) ancora eccessivamente figlio del “Corsinismo” che altro non è stato, a mio modesto parere, se non una forma di deriva autoritaria nell’ambito della gestione dell’attività cinofila nell’Italia di quegli anni. Se il dolore ancora non passa, allora vuol dire che la terapia fin qui adottata và sostituita.

Concludo quindi proponendo, in maniera forse un tantino provocatoria, che la risposta alla domanda di Sandro Allemand relativa al <<quando?>> intitolare un evento a Donna Anna Corsini, possa essere: “allorquando la razza tornerà ad avere il suo nome originario”. Primo Raduno Ufficiale del Cane da Pastore Abruzzese – Memorial Donna Anna Corsini: quid pro quo amici, quid pro quo.

 

Giampiero Tartaglia