IL CARATTERE NEL PASTORE MAREMMANO – ABRUZZESE: fermare il degrado in atto!!!-Sandro ALLEMAND

Molto spesso su “canes pastorales” ho cercato di attirare l’attenzione degli appassionati sulla pericolosa deriva estetico/espositiva verso cui sta nuovamente precipitando l’allevamento del pastore maremmano-abruzzese.

Un tempo si invadevano i ring di fronte alla premiazione di cani con la coda tra le zampe e si contestava ferocemente il modo di allevare di alcuni allevatori del nord volto, a parere di molti, alla ricerca della sola bellezza morfologica.

L’allevamento attuale del pastore maremmano – abruzzese, ormai concentrato in maniera quasi esclusiva nel centro-sud Italia, nato con l’intento di proporre una ricetta  di “selezione” del cane completamente diversa da quella “nordista”, ricalca, invece, pedissequamente il modo di allevare di coloro che un tempo venivano contestati. Quelli che un tempo criticavano il modo di allevare dei “nordisti” oggi allevano allo stesso modo, ricercando, a volte anche ossessivamente, la sola bellezza morfologica, ottenendo, oltretutto, risultati non proprio “significativi”… ma adesso va bene così! D’un tratto, pare che per tutti sia diventato superfluo quello che una volta si considerava fondamentale, ossia che il compito principale dichi alleva un cane così particolare come il cane da pecora è tutelarne le qualità caratteriali e l’identità, sacrificando ad essi, se necessario, e quasi sempre lo è, l’estetica. D’un tratto, pare che tutti abbiano dimenticato, ormai totalmente immersi nell’orgia estetico/espositiva dell’odierna cinofilia, che l’attuale pastore maremmano – abruzzese proviene dai cani della pastorizia, selezionati per millenni per essere diffidenti, autonomi, “tosti”, più attaccati alle pecore che all’uomo e che averli “trascinati” in un ambiente completamente diverso da quello “pastorale” è stata una forzatura enorme, perché, per loro natura, questi cani  sono fatti per stare in mezzo alle pecore e non nei giardini delle nostre case o dentro dei recinti più o meno angusti.

Nessuno sembra più ricordare che un cane come il “nostro”, proprio per la sua storia, per la sua indole particolare, per la fatica che ha dovuto fare nel “drammatico” passaggio dal mondo pastorale al nostro mondo urbanizzato, deve essere necessariamente allevato in maniera completamente diversa dalle altre razze. Non può essere allevato in un box, come succede ormai praticamente sempre, ma deve essere allevato in branco, molto meglio se in mezzo ad un bel po’ di pecore, in grandi spazi che possano riprodurre, seppur artificiosamente e in maniera molto parziale, l’ambiente da cui proviene. Insomma, nessuno sembra più rendersi conto che il mondo a cui appartiene il nostro cane è quello della pastorizia e aver catapultato questo cane semiselvatico, abituato da sempre a vivere in solitudine in spazi immensi, nel mondo “moderno” ha rappresentato uno stravolgimento della sua vita. Lo abbiamo trasformato da cane guardiano di pecore, a cane per cinofili, a soggetto e più spesso in “oggetto” da esposizione, anche se lui ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ma purtroppo era inevitabile che succedesse… e bisogna prenderne atto.

Ma proprio perché abbiamo “costretto” il nostro “cane pastorale” a diventare un cane da “famiglia”,  bisogna stare molto, molto attenti al suo carattere,  perché i nostri cani da pecora “urbanizzati”, fanno una vita che non è quella per cui sono stati selezionati da millenni, una vita che non è sostanzialmente la loro, e proprio per questo, se non si presta un’accurata attenzione al carattere, c’è il rischio, molto reale, che esso subisca delle pericolose involuzioni, come già è successo nel recente passato.In buona sostanza, dovrebbe essere chiaro a tutti che se il nostro cane viene allevato prestando attenzione esclusiva, o quasi, alla morfologia, come è successo nei tempi andati e come oggi sta succedendo di nuovo,  il risultato nel breve/medio termine è la sicura comparsa di seri problemi caratteriali.      

 Per questo, da sempre, ho sollecitato il Circolo del pastore maremmano – abruzzese e i suoi allevatori  a prestare un’attenzione quasi maniacale al carattere del “nostro” cane e a non  far riprodurre soggetti, magari anche morfologicamente “splendidi”, CHE PRESENTINO PROBLEMI CARATTERIALI ANCHE MINIMI. 

Per un certo periodo queste sollecitazioni qualche effetto l’hanno prodotto, qualche risultato l’hanno ottenuto. Per alcuni anni si è prestata una maggiore attenzione alla salvaguardia del carattere del cane, ma ormai quel tempo è passato e oggi  siamo ,,,,,punto a capo. Siamo infatti ritornati alla aberrante consuetudine di utilizzare maschi “paurosi” per fargli fare decine di monte,  perché, come dicono i proprietari, “ tanto non trasmettono il loro carattere” ( invece lo trasmettono… eccome!)  o a far orgogliosamente partorire femmine che sarebbe stato opportuno sterilizzare, o a promuovere in rete cani che avrebbero dovuto subire lo stesso trattamento. Insomma, si sta tornando “allegramente” indietro di decenni… e i risultati già si vedono: cani insicuri, code tra le zampe, mancanza di fierezza nei maschi, cani timidi o inutili giocherelloni… e così via.

Insomma, la scontata involuzione nel carattere del cane, conseguenza di una selezione basata, sostanzialmente, sulla sola bellezza morfologica, associata agli accoppiamenti in stretta consanguineità ( metodo classico per migliorare la morfologia), comincia a manifestarsi con forte evidenza.

A questo punto, cosa si può fare per arrestare questa pericolosa involuzione? Cosa si può fare per tentare di fermare il declino verso cui si è avviato il “nostro” cane da pecora prestato, suo malgrado, alla cinofilia?

Per prima cosa, bisognerebbe avere il buon senso di fermarsi a riflettere, per poi avere il coraggio di fare una immediata e rigorosa marcia indietro. Ma succederà mai?  Purtroppo… credo proprio di no.

Credo, infatti, che sia davvero difficile che qualcuno si faccia un rigoroso esame di coscienza e rifletta seriamente su questa possibilità, magari mentre partecipa a uno di quei tanti, troppi raduni/speciali che lasciano molto tempo per pensare, vista la rapidità con cui si concludono, a causa di una partecipazione ormai insignificante.

 

Sandro ALLEMAND