IL CANE AL LAVORO: ecco cosa ha fatto il CPMA-V.Grossi

Pubblichiamo con piacere un interessante intervento di Valter Grossi, consigliere del CPMA con delega al  “settore lavoro”.

Nato a Milano nel 1956, Grossi è stato dirigente industriale in importanti società ed amministratore del comune di Bergamo.

Appassionato di cani , di montagna e di natura, alleva PMA con l’affisso “della muta del Vergaro” ed in questi anni ha fortemente rilanciato il “settore lavoro” del Circolo del PMA con un impegno serio,intelligente e costante finalizzato a riavvicinare i mondi, distanti e distinti,  della cinofilia e della pastorizia.

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Il recente Raduno Di Santa Iona ha consentito di fare il punto  sull’attività del Settore Lavoro che in questi ultimi anni ha conosciuto un crescendo di impegni , riconoscimenti ed adesioni, che gratificano lo sforzo compiuto dal Circolo per coniugare la salvaguardia morfologica e caratteriale della razza, con la valorizzazione della sua funzione storica, preservandone e rafforzandone la memoria di razza.

Va premesso che tale attività ha trovato terreno assai più fertile nelle regioni di più recente ricolonizzazione dei grandi predatori, considerando che molte aree come l’Italia Centrale e Meridionale la domanda di cani da protezione si presentava già soddisfatta con modalità e da iniziative differenti.

Partiti anni fa piuttosto in sordina e dovendo scontare gli effetti di una diffusa propaganda negativa verso i cani con pedigree, la nostra impostazione è stata quella in primo luogo di conoscere lo stato dell’arte, bibliografia, best practices e tutti gli attori coinvolti a diverso titolo nel mondo del cane da guardiania, per poi passare all’iniziativa con un approccio che ne facesse tesoro.

Dopo aver messo a punto delle linee guida d’allevamento (non ancora definitive e in gran parte mutuate dalla letteratura corrente), incoraggiati dalla disponibilità della dott.sa Silvia Dalmasso, veterinaria etologa  che da diversi anni opera sui cani da guardiania, sono state avviate le prime collaborazioni operative con il Parco Alpi Cozie, la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Lombardia, attraverso il Progetto Pasturs e la Regione Veneto.

Considerando il periodo  tra il 2007 e i primi mesi del 2018 sono stati inseriti sulle Alpi 87 soggetti, di cui 70 dal 2016 (34 in Piemonte,  32 in Trentino,  9 in Lombardia, 11 in Veneto) con un altissimo livello di successo per quanto riguarda l’efficacia e la conseguente soddisfazione tra gli allevatori di bestiame.

In Trentino tra i possessori dei nostri cani e su iniziativa di alcuni nostri nuovi soci è nata un’associazione per la difesa del bestiame (ADGP) che scommette sulla biodiversità e su una convivenza possibile coi grandi carnivori, il cui testimonial è l’allevatore Ivana Zanoni, che ha visto i suoi cani respingere con successo e purtroppo qualche guaio per Velino (il capo branco) ben due attacchi di orso.

I rari casi di insuccesso sono da attribuire a problemi sanitari, in particolare almeno i 4 casi di grave displasia delle anche, o legati ad aspetti comportamentali ( 2 casi di eccessiva reattività sull’uomo), che però potrebbero anche risalire a fattori legati alla gestione dei cani.

Al fine di non disperdere l’esperienza acquisita tutti i cani, con dati, caratteristiche e aziende ed ubicazione sono oggi inseriti in un database e monitorati a distanza da esperti e rivisitati da rappresentati del CPMA ogni estate.

Accanto a questa attività sul campo il CPMA è stato presente in importanti appuntamenti nazionali riguardanti il ruolo del cane da guardiania nell’ambito della gestione dei conflitti con i grandi predatori:

Autunno del 2016 Poppi  (AR) Gruppo di lavoro nazionale sui cani da guardiania (Piano nazionale Gestione del Lupo)

16/18 Novembre 2017    Rives (F) Convegno Internazionale LGD

24/26 Novembre 2017  Cesena   III Congresso ISPRA sulla fauna problematica (Poster)

9/10 Dicembre 2017  Pizzighettone (CR) Rassegna Pastorizia  Arte e Natura

19/20 Marzo 2018 (Trento) Conferenza finale Progetto Life Wolf  Life (dove Silvia Dalmasso ha svolto una relazione sui 34 cani forniti da allevatori CPMA)

Per ultimo va segnalato che con la consegna gratuita dei primai cani ad alcune aziende dedite all’allevamento ovino in Toscana ha preso il via anche il Progetto Sperimentale ENCI, che prevede l’inserimento di una dozzina di soggetti ed il loro monitoraggio anche attraverso l’utilizzo di radiocollari, la pubblicazione dei dati e specifici momenti di informazione e divulgazione delle potenzialità dissuasive dei nostri cani in un territorio, dove il ritorno del lupo ha sollevato un forte conflitto sociale.

Valter GROSSI