I GRANDI ALTOPIANI DELLA PASTORIZIA ABRUZZESE : L’Altopiano di Campo Imperatore -S.Allemand


 

«Questa piana tra altissimi monti fa un bellissimo vedere. Quando i pastori vi sono con gli animali a pascolare, par esser uno esercito grossissimo a vedere tante capanne e tante tende, massime la sera quando tutte hanno acceso i fuochi.»

(Francesco De Marchi, Il Corno Monte, 1573.)

 

Campo Imperatore, il “piccolo Tibet”, come viene spesso chiamato, è uno tra gli altopiani più grandi  d’Italia e il più grande dell’Appennino. Compreso nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, si estende per un massimo di 18 km in lunghezza e 8 km in larghezza, per una superficie complessiva di circa 75 km², a un’ altitudine variabile tra i 1460 metri della val Voltigno e i 2138 metri della stazione meteorologica.
Da qualunque parte lo si raggiunga,  da fonte Cerreto, per il valico della Fossa di Paganica, da Castel del Monte per il valico di Capo la Serra,  da Farindola per il Vado di Sole, al visitatore si apre un orizzonte infinito di pascoli, un mare d’erba che affascina e intimidisce per la sua grandezza e maestosità.

I monti che lo circondano sono tra i più alti e incantevoli dell’Appennino: il Corno Grande (m. 2912), il Monte Aquila (m. 2494), i dolomitici Brancastello (m. 2385) e Monte Prena (m. 2561), da cui scendono le caratteristiche  “fiumare”,  il Monte Camicia (m. 2564),  che degrada in ripidi  pendii erbosi fino a Fonte Vetica.

castel del monte d’inverno

L’altopiano di Campo Imperatore è stato da sempre testimone della dura e solitaria vita dei pastori abruzzesi, perché sui suoi sterminati pascoli hanno transumato, per secoli, le greggi. Decine e decine di migliaia di pecore, di proprietà degli armentari di Castel del Monte, la capitale della transumanza, di Calascio, di Barisciano, di Santo Stefano di Sessanio e di altri paesi del circondario, estivavano sull’altopiano al ritorno dalla Puglia. Oggi, purtroppo, le greggi che trascorrono l’estate a Campo Imperatore sono molto poche, niente rispetto al grandioso passato… e grandi  mandrie di bovini e di cavalli calpestano l’erba un tempo a loro riservata.

L’altopiano è punteggiato da laghetti di forma circolare, poco profondi, dove le greggi possono dissetarsi e i grandi cani bianchi rinfrescarsi nei giorni più caldi dell’estate.  Il più significativo di questi piccoli specchi d’acqua è il Lago di Pietranzoni che, situato al centro dell’altopiano, ha alle sue spalle la grandiosa veduta del Corno Grande.

La bellezza di Campo Imperatore sta nella sua solitaria immensità, nella solitudine che si respira quando lo si attraversa. È un luogo in cui l’uomo sente di appartenere alla natura e ne riscopre la grandezza. È un luogo unico, mitico, denso di spiritualità, un luogo che riconcilia con se stessi e ridona  pace a chi riesce a capirne la sacralità più profonda. 

L’ALTOPIANO

Campo Imperatore
(foto di M. Anselmi) ( da www.gransassolagapark.it)

fonte vetica d’inverno

gola della vallianara

LE MONTAGNE

Il Corno Grande

Monte Prena e Camicia

FIORITURE A CAMPO IMPERATORE

 

Fioritura di Crochi a Campo Imperatore
(foto di PN Gran Sasso) ( da www.gransassolagapark.it)

 

  PECORE E CANI SUI PASCOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

************************************************************************************************************************************

 

IN RICORDO

  Rifugio San Francesco – distrutto da un incendio nel 2016

************************************************************************************************************************************

E per concludere , i bei versi di Francesco Giuliani (1888-1969), poeta-pastore di Castel del Monte, che narra con accenti dolenti la dura vita del pastore e le transumanze dei primi anni del novecento

Di settembre allor verso la fine / lassù nel nostro Campo Imperatore, / sull’alte vette, e pur sulle colline / vi scende della neve il bel candore, / bianche le valli ed il piano di brine / ti punge il freddo; le greggi e il pastore / non vi ponno più stare senza ripari / a partire convien che si prepari.

La partenza è ver che è dolorosa / che distaccarsi non puo far piacere, / perché si vive una vita incresciosa / delle Puglie nel vasto Tavoliere. / Chi lascia la consorte o l’amorosa, / i figli, i genitori. Triste mestiere! / Per la miseria e campar la vita / la famiglia non può viver unita.

E partono i pastori un bel mattino / pare che sembran lieti e confortati, / per breve tratto del lungo cammino / vanno dai loro cari accompagnati. / Breve sosta nel borgo vicino, / dopo di aversi un po’ rifocillati / come gli piace con qualche bicchiere / che gli toglie la pena e il dispiacere.

A Forca poi si fermano la sera / dove si stanno col gregge accampati. / Come si puote in qualche maniera / si fa la magra cena e ristorati; / poi si stanno nella notte intera / sopra a qualche pelle addormentati, / e non appena è chiaro il mattino / son pronti e si rimettono in cammino.

Pel tratturo si va largo ed erboso / dove le greggi posson pascolare; / per tutto il giorno non si ha mai riposo / danno le greggi fin troppo da fare. / Lo sguardo intorno può spaziare ozioso / tanti paesi belli ad osservare, / Frittoli, Curvara e Petranico / adagiato sopra un colle aprico.

Adagio o in fretta sempre avanti vanno / campi e paesi a incontrar più belli, / Cugnoli, Nocciano, a destra Alanno; / dei contadini dovunque gli ostelli. / Son ghiotti i pastor io non m’inganno / di tutti i tratti che vedon novelli; / i giovani talor svelti ed accorti / nelle vigne rubano e negli orti.

La sera poi nell’ubertosa piana / del Pescara si sosta, a lieta cena / con gente buona, si può dire umana / e si oblia un po’ l’amara pena. / Non si sa da quale època lontana / alle Puglie il trattur le greggi mena. / …