I CANI DA GUARDIANIA DEL BESTIAME IN GRECIA

Pubblichiamo un interessante articolo scientifico sui ” canes pastorales ” ellenici tratto dal n.16/2017 di CDP ( Carnivore Danage Protection ) News – pubblicazione del progetto LIFE MedWolf.

Gli autori sono:

Alexios Giannakopoulos, Yorog Iliopoulos,Maia Petridou,Yoros Mertzanis,Maria Psaralexi,Athanasios Korakis,Constantina Tsokana,Suzan Riegler,Maria Kantere,Dimitrios Chatzopoulos,Athanasios Tragos,Eirini  Chatzimichail,Yannis Tsaknakis,Yorgos Lazarou,Spyros Psaroudas,Vaioss Koutis.

  1. Introduzione

Il comportamento predatorio dell’orso (Ursus arctos), del lupo (Canis lupus) e dello sciacallo dorato (Canis aureus) alimenta i conflitti con gli allevatori in Grecia. Il conflitto tra i carnivori e gli esseri umani costituisce una delle problematiche più  complesse per le organizzazioni e le autorità  pubbliche coinvolte nella conservazione e nella gestione della fauna selvatica. Il numero e la gravità dei conflitti influiscono notevolmente sul livello di accettazione verso i grandi carnivori da parte delle comunità locali, e sugli sforzi che, in generale, vengono investiti nella conservazione (Iliopoulos, 2010). Durante l’ultimo decennio, il ritorno dei grandi carnivori si è aggiunto alle difficoltà professionali che gli allevatori in Grecia devono affrontare. L’Organizzazione di Assicurazione degli Allevatori Greci (ELGA) è un’organizzazione di assicurazione pubblica, sotto la supervisione del Ministero dell’Agricoltura, che prevede che gli allevatori di bovini, di piccoli ruminanti, di equidi, di conigli e di selvaggina e di api siano tenuti ad assicurare il loro bestiame e a pagarne il valore annuale. Secondo i dati forniti da ELGA per il periodo 2010-­2016, i carnivori hanno causato notevoli perdite economiche al bestiame. Il compenso medio annuo, pagato per le perdite di bestiame a causa dei danni provocati dalla fauna selvatica, è stato di 1.053.861 EUR (SD = 233.802). In particolare, i lupi hanno provocato 14.850 casi confermati e compensati di danni al bestiame. L’ELGA ha risarcito 1.596 casi di danni da orso bruno al bestiame, 295 danni a carico degli alveari e 1.346 danni alle colture. Per questo periodo, il risarcimento complessivo per i danni causati dalla fauna selvatica è stato ripartito come segue: 43,1% per gli ovini, 22,1% per le capre, 32,5% per bovini e vitelli e 2,3% per gli equidi. La strategia di compensazione in Grecia è uniforme per l’intero paese. La predazione causata dai carnivori selvatici (lupo ed orso)  e dai cani randagi (che generalmente vivono in branco) sono trai rischi che vengono assicurati in base al regolamento ELGA. La procedura di rimborso è la seguente: l’allevatore contatta l’ufficio locale di ELGA, ed un ispettore veterinario esperto esegue una valutazione in situ per verificare che il danno sia stato causato unicamente dalle specie descritte nel regolamento dell’ELGA, e per registrare e valutare il livello di danno. L’ispettore redige un rapporto di valutazione, in base al quale l’allevatore sarà risarcito o meno per il danno denunciato. Secondo il regolamento dell’ELGA, il livello minimo di danni ammissibili per il risarcimento è di due pecore/capre o di un vitello di età superiore ai 10 giorni per attacco (ELGA, 2011). Se il danno non raggiunge questa soglia, la denuncia viene scartata e l’evento non viene registrato nella banca dati di ELGA. Tali perdite occasionali, se accumulate per un periodo esteso, potrebbero tuttavia comportare una grave perdita di animali e di reddito per gli allevatori, nonché una sottostima del numero esatto di attacchi al bestiame. Inoltre, la nostra esperienza ha dimostrato che ci sono allevatori di bestiame che scelgono di non denunciare i danni causati dai predatori, o che non li segnalano sistematicamente o non li comunicano in tempo. Questo atteggiamento può essere causato dalla concorrenza tra gli allevatori di bestiame in termini di capacità professionali (gestione e protezione della mandria, possesso di cani da guardianìa efficienti), o dalla mancanza di conoscenze in merito ai propri diritti assicurativi e alla procedura di reclamo. L’intensità del danno al bestiame, agli alveari, alle colture e ai frutteti è positivamente correlata con la loro densità, con la loro vicinanza ad habitat importanti per i carnivori (ad esempio aree di riproduzione) e con la loro vulnerabilità, che è a sua volta determinata dall’efficacia delle misure di prevenzione e dalle caratteristiche del paesaggio. Pertanto, i sistemi di allevamento estensivo presentano un rischio più elevato di predazione da parte dei carnivori rispetto ai sistemi meno estesi, in quanto risultano aggravati dalla mancanza di efficaci misure di prevenzione del danno. Ad esempio, il bestiame che si sposta dai pascoli invernali di pianura alle zone montuose di alta quota durante l’estate pascola a volte senza una costante supervisione del pastore, specialmente nel caso dei bovini. Metodi preventivi inadeguati determinano un elevato tasso di predazione causata dai carnivori, ed il conflitto tra uomo e natura viene intensificato (Blanco et al 1992; Ciucci and Boitani 1998; Cozza etCANI  al., 1996; Iliopoulos et al., 2009). Di conseguenza, alcuni allevatori ricorrono a pratiche illegali per ridurre le perdite, come l’uso di esche avvelenate o il bracconaggio dei predatori. L’impatto delle esche avvelenate varia a seconda delle specie…………. I metodi di allevamento più comuni e tradizionali che vengono adottati dagli allevatori di bestiame in Grecia sono i recinti notturni, il confinamento degli animali giovani, la sorveglianza delle greggi da parte dei pastori e l’uso di cani da guardiania del bestiame. Quest’ultimo metodo viene ampiamente utilizzato come uno strumento efficace di mitigazione dalla maggior parte delle comunità agricole , comprese quelle situate in aree meno favorite. Secondo l’Associazione Cinofila Greca e la Fédération Cynologique Internationale (FCI), ci sono tre razze autoctone di cani da guardianìa in Grecia: il Cane da Pastore Greco, il Cane da Pastore Greco Bianco ed il Molosso d’Epiro . Il cane da Pastore Greco proviene dalle due principali aree montuose di Rodopi e Pindo, e la sua estensione geografica si estende nella maggior parte della Grecia continentale centrale, fino ai monti Voras. Il Cane da Pastore Bianco  è il discendente dei cani che appartenevano agli allevatori di bestiame transumante (Saraktasani), ed è diffuso nel Pindo settentrionale e centrale. Il Molosso d’Epiro proviene dalle regioni di Ioannina (Metsovo), Arta, Trikala e Grevena e la sua distribuzione geografica copre il Pindo settentrionale e centrale. Tuttavia, tutte queste razze possono essere trovate anche nelle pianure, insieme alle greggi in transumanza. I cani da guardianìa sono stati utilizzati per secoli come un aiuto importante per la protezione del bestiame nelle regioni montuose della Grecia in condizioni talvolta difficili sia per i cani che per il bestiame; condizioni che persistono ancora nei tempi moderni . Le caratteristiche peculiari del paesaggio greco, con un pascolo estensivo di bestiame che viene per lo più praticato in aree naturali remote , hanno svolto un ruolo importante nel modellare la morfologia ed il comportamento delle razze locali di cani da guardianìa. Tuttavia, l’incrocio con altri cani rappresenta una grave minaccia per la sopravvivenza a lungo termine dei cani da guardianìa greci, poiché determina la comparsa di tratti morfologici e comportamentali alterati, ed una graduale perdita di abilità e di adattamenti utili per il controllo efficiente del bestiame. Un’altra minaccia alla persistenza delle razze tradizionali locali è l’introduzione continua di razze di cani da guardianìa straniere, che possono ulteriormente ridurre lo sviluppo di cani da guardiania efficienti. Qui di seguito vengono descritti gli sforzi messi in atto per sviluppare e supportare una rete per l’impiego di cani da guardianìa tra gli allevatori di bestiame nell’ambito di nove progetti di conservazione dei carnivori nel periodo dal 2009 al 2017: cinque progetti LIFE Natura e quattro progetti nazionali in tre Parchi Nazionali. Le azioni svolte hanno incluso la selezione del pastore, la selezione della razza del cane, la selezione delle cucciolate e l’assegnazione dei cuccioli, il sostegno per la formazione e per il monitoraggio sanitario, nonché la creazione e la promozione di una rete tra gli allevatori.

  1. Aree di studio

Le aree di progetto includono il Pindo settentrionale e meridionale, il Parco Nazionale dell’Oiti, il monte Grammos, il monte Antichasia ed il Parco Nazionale di Rodopi . Queste aree comprendono principalmente boschi decidui di latifoglie e foreste di conifere  e ospitano orsi e lupi, oltre a specie di prede selvatiche, come caprioli  e cingliali  e, in alcuni casi, con minore presenza, camosci (Rupicapra rupicapra balcanica) e cervi (Cervus elaphus).

  1. Implementazione della rete di proprietari di cani da guardianìa

L’istituzione di una rete di cani da guardianìa ha comportato diversi passaggi. All’inizio di ogni progetto era prevista una fase preparatoria della durata da uno a sei mesi, a seconda delle dimensioni dell’area di progetto. In ciascuna area, è stata creata una lista degli allevatori di bestiame che possedevano ed utilizzavano i cani da guardianìa, tramite delle estese indagini di campo condotte dal personale di Callisto. I livelli dei danni sono stati registrati ed è stata creata una banca dati. I dati relativi alle perdite causate dai carnivori sono stati validati in modo incrociato con le statistiche sulla predazione fornite da ELGA e delle agenzie veterinarie locali. Tutti i potenziali membri sono stati incoraggiati a partecipare alla creazione e al funzionamento della rete. In ogni area di progetto è stato formato un nucleo centrale all’interno della rete di cani da guardianìa, utilizzando dei criteri specifici per selezionare gli allevatori candidati. Questi criteri includevano la qualità dei cani, i livelli di conflitto in base alle perdite medie annue per allevatore, nonché la volontà a partecipare e a collaborare. È stato compilato un questionario nel corso di interviste faccia a faccia con gli allevatori selezionati per valutare la qualità dei cani da guardianìa (in termini di morfologia, comportamento ed efficacia), le cause di mortalità, le condizioni di salute, i metodi di addestramento utilizzati dal padrone e le misure di profilassi adottate dagli allevatori . I cani da guardianìa sono stati suddivisi in tre classi in base agli standard morfologici: 1) morfologia di una tre delle razze autoctone; 2) alcune caratteristiche morfologiche delle tre razze autoctone; e 3) nessuna somiglianza con le tre razze di cani da guardianìa greche. Le informazioni raccolte sono state utilizzate per confrontare la qualità e l’efficienza dei cani da guardianìa e per identificare i cani migliori, e per realizzare una banca dati che viene mantenuta e gestita da Callisto e dalla facoltà veterinaria (Università della Tessaglia). Il personale del Parco Nazionale ha accesso alle sezioni di questa banca dati che fanno riferimento alla regione di loro competenza. E’ stata quindi avviata una fase operativa, che ha durata da sei mesi a quattro anni e oltre, come stabilito da ciascun progetto, durante la quale i cani sono stati assegnati agli allevatori e monitorati  al fine di a)soddisfare le sigenze dell’allevamento b)migliorare la qualità generale dei cani da guardianìa in una specifica azienda o area di progetto, specialmente dove i grandi carnivori sono ritornati. Il personale di Callisto ha coordinato e facilitato l’assegnazione e lo scambio di cani da guardianìa, ed i contatti tra gli allevatori e i membri di reti locali già esistenti (ad esempio piccoli gruppi di allevatori che si scambiavano i cani da guardianìa ed organizzazioni locali a sostegno     della conservazione delle razze locali di cani). Nella maggior parte dei casi, il personale di Callisto ha consegnato direttamente i cuccioli di cani da guardianìa, dopo aver effettuato la selezione delle cucciolate e dei cuccioli, e in base alla loro didisponibilità. Durante tutto questo processo un veterinario esperto ha supportato gli allevatori, fornendo consulenza veterinaria ed assistenza in caso di necessità  durante l’attuazione del rispettivo progetto.

  1. Risultati

Durante l’attuazione dei progetti precedentemente menzionati, sono stati visitati 571 allevamenti di bestiame in totale, e 172 di questi (51 allevamenti di capre, 95 di ovini e 26 di bovini) possedevano dei validi cani da guardianìa. Un cane è stato considerato un “di buona qualità” se era stato inserito nella classe più elevata in base ai criteri stabiliti (per esempio tratti morfologici, comportamentali ed efficienza nell’allontanare i grandi carnivori). Per quanto riguarda la loro potenziale partecipazione alla rete di proprietari di cani da guardianìa, il 73% degli allevatori ha risposto positivamente, ed il 43% di essi alla fine ha preso parte alla rete ed il 14% di essi è andato a costituirne il nucleo principale .Durante la fase operativa sono stati assegnati e/o scambiati tra gli allevatori di bestiame 250 cuccioli (165 maschi e 85 femmine), di età compresa tra due e tre mesi, e 52 cani adulti (da 1,5 a 5 anni) delle tre razze locali di cani da guardianìa (39 maschi e 13 femmine), forniti dai membri della rete (ovvero non dai canili ) . Cuccioli e cani adulti sono stati selezionati in base alla disponibilità e preferenzialmente da genitori di alta qualità. Gli allevatori che possedevano cani da guardianìa di buona qualità hanno beneficiato dello scambio di cani, perché questo processo ha incrementato la diversità genetica. In questo modo, è stato formato il cosiddetto “nucleo centrale della rete”. La rete è ancora pienamente operativa, nonostante la maggior parte dei progetti sopra menzionati siano terminati, ed è attualmente composta da 45 allevatori. In base ai dati raccolti durante il lavoro sul campo e alle interviste realizzate nel Parco Nazionale di Prespes, erano presenti una media di 2,6 cani da guardianìa per 100 animali di tutte le specie, con una variazione da 3,9 cani per 100 bovini a 2,1 cani per 100 pecore e capre. Le perdite medie annue per allevatore sono diminuite dal 3,1% allo 0,8% del bestiame disponibile (una riduzione del 75%) quando erano presenti oltre 1,4 cani da guardianìa di buona qualità per 100 capi di bestiame. In quest’area, la stragrande maggioranza (83%) degli allevatori di bestiame preferiva le razze di cani locali; solo il 10% di essi utilizzava cani provenienti da altre regioni del paese. Nel tentativo di migliorare la protezione del proprio bestiame, il 25% degli allevatori ha introdotto razze provenienti dall’estero (ad es. Cane da Pastore del Caucaso, Cane da Pastore Jugoslavo­di Ciarplanina, Cane da Pastore dell’Anatolia­Kangal), ritenendo che i cani da pastore di corporatura maggiore sarebbero stati più adatti a combattere i predatori, senza tuttavia tenere conto delle prestazioni di queste razze nelle condizioni locali, ad esempio temperature elevate durante l’estate. Complessivamente, il 70% dei cuccioli e il 41% dei cani adulti sono stati vaccinati contro il virus del cimurro canino, l’adenovirus canino di tipo 2, il virus parainfluenzale, il parvovirus canino, Leptospira canicola e L. icterohaemorrhagiae e la rabbia. La sverminazione (endoparassiti ed ectoparassiti) è stata effettuata regolarmente al 62% dei cuccioli e al 49% dei cani adulti. Tuttavia, il 51% degli allevatori di bestiame ha vaccinato il proprio cane da guardianìa solo in parte (alcune malattie o alcuni cani sono stati esclusi dalla vaccinazione) o non in maniera completa, mentre il 53% dei cani adulti non è stato sverminato regolarmente per motivi legati ai costi economici, ai problemi di salute, all’ignoranza e all’indifferenza (Iliopoulos and Petridou, 2016). Il questionario ha rivelato che un elevato numero di allevatori di bestiame ha inoltre perso il proprio cane da guardianìa a causa del veleno. Stando a quanto riportato, le esche avvelenate illegali sono state utilizzate contro le volpi, i lupi e i cani randagi, ma anche contro i cani da guardianìa a causa di controversie personali. Ad esempio, nel Parco Nazionale di Prespes nel periodo 2010­-2016, il 52% degli allevatori di bestiame ha perso dei cani a causa di esche avvelenate, e complessivamente sono stati avvelenati 52 cani da guardianìa (Iliopoulos and Petridou, 2016). Quasi la metà degli allevatori di bestiame (48%) ha citato il conflitto tra allevamento di bestiame ed attività venatorie come un’altra causa importante di uccisione dei cani da guardianìa. In alcuni casi, i cani da guardianìa hanno attaccato i cani da caccia che si erano avvicinati alla mandria, scatenando un conflitto con i cacciatori; quattro su 36 allevatori di bestiame nel Parco Nazionale di Prespes hanno riferito che i cani sono stati uccisi nel periodo 2013-2016 (Iliopoulos and Petridou, 2016). Il tasso di mortalità dei cani da guardianìa che sono stati assegnati, di età compresa tra 6 e 12 mesi, è stato pari al 22,4% (in tutti i progetti realizzati). Dei 302 cani assegnati,235 (78%) sono sopravvissuti al primo anno dopo la donazione. Per incrementare il tasso di sopravvivenza, abbiamo intensificato il monitoraggio sanitario e la cura dei cuccioli, somministrando vaccinazioni e sverminazioni più adeguate ed effettuando test rapidi per la rilevazione di importanti patogeni nei cuccioli (ovvero test immunocromatografici per la rilevazione di parvovirus e di antigeni del virus del cimurro canino). In particolare, i cuccioli di età superiore ai 45 giorni sono stati vaccinati (virus del cimurro canino, adenovirus canino di tipo 2, virus parainfluenzale, parvovirus canino, Leptospira canicola e L. icterohaemorrhagiae), e la vaccinazione é stata ripetuta due volte con un intervallo di un mese tra le due dosi. Anche i cuccioli di età superiore ai quattro mesi sono stati vaccinati contro la rabbia e sono stati sverminati. Gli allevatori sono stati informati in merito ai metodi di allevamento e di educazione dei cani da guardianìa, sulle questioni di salute e sul rischio del veleno, con l’aiuto di volantini e linee guida, pubblicati appositamente nell’ambito dei progetti svolti. La diffusione di questo materiale è stata molto apprezzata dagli allevatori e andrebbe proseguita dato che le malattie (in particolare la diarrea di eziologia nutrizionale o causata da parvovirus) rappresentano la seconda causa più frequente di mortalità per i cani da guardianìa (22%), mentre l’avvelenamento era al primo posto (35%) e gli attacchi da lupo/orso erano la causa meno frequente di mortalità (4%) .

  1. Discussione

Le perdite di bestiame causate dagli attacchi dei carnivori (specialmente lupi) provocano atteggiamenti e reazioni negative da parte di allevatori e cacciatori. In alcuni casi, le perdite di bestiame causate dai cani (branchi di cani randagi, cani da pastore) potrebbero essere erroneamente attribuite ai lupi. Tali conflitti spesso sfociano in pratiche illegali, come l’uccisione di animali selvatici mediante l’uso di esche avvelenate o altri mezzi. L’uso di esche avvelenate è stato bandito dalla legislazione greca dal 1993, ma è tuttora una pratica frequente a livello nazionale che provoca una forte riduzione nei numeri e nella distribuzione di rapaci, mammiferi selvatici e cani da guardianìa, oltre a costituire una minaccia per la salute pubblica. È stato documentato che dei buoni cani da guardianìa possono svolgere un ruolo chiave nei sistemi di prevenzione dei danni, come metodo preventivo tradizionale ed efficace per ridurre la mortalità del bestiame causata dai carnivori. I risultati di questo studio hanno evidenziato l’assenza di cure veterinarie primarie nei cani delle aziende zootecniche, e la necessità di informare ed educare gli allevatori di bestiame sui benefici e sul valore di queste cure, al fine di mantenere dei cani efficienti. Durante lo scorso decennio abbiamo dimostrato l’efficacia di cani da guardianìa di buona qualità come misura di prevenzione in Grecia e siamo intervenuti in difesa del loro impiego, ed abbiamo investito i nostri sforzi per sviluppare e supportare una rete nazionale di proprietari di cani da guardianìa. Soprattutto, da un punto di vista gestionale, la creazione ed il mantenimento di reti di allevatori che promuovono e supportano l’uso di cani da guardianìa di buona qualità può fornire alle autorità uno strumento prezioso per affrontare i conflitti tra la fauna selvatica e gli esseri umani, in particolare nelle aree in cui i grandi carnivori stanno tornando. La rete di cani da guardianìa facilita il coordinamento e supporta lo scambio di cuccioli e di cani adulti tra gli allevatori di bestiame. Dato che i possessori di buoni cani ottengono il riconoscimento sociale attraverso tale rete, questa promuove il mantenimento di cani di buona qualità mediante pratiche di allevamento appropriate. Inoltre, questo incoraggia altri allevatori di bestiame a far migliorare i propri cani, riducendo così  i danni e i conflitti e, di conseguenza, migliorando gli atteggiamenti verso i carnivori e, fondamentalmente, i cambiamenti sociali e culturali. Infine, la rete promuove anche l’apporto di nuove linee di sangue attraverso lo scambio di cani da guardianìa da diverse parti della Grecia che abbiano caratteristiche corporee adeguate ed un corretto comportamento protettivo. L’idea iniziale di creare una rete di questo tipo era quella di utilizzarla come uno strumento aggiuntivo, secondario all’attuazione della misura 216 (“Sovvenzioni per investimenti non produttivi”), Azione 1.2 (“Sostegno per l’acquisto ed il mantenimento di cani da pastore greci”), che è stata inclusa nel Programma di Sviluppo Rurale greco (PSR) 2007­2013. L’attuazione di questa misura su scala nazionale sarebbe potuta diventare lo strumento principale per sostenere la rinascita di questo tradizionale metodo di prevenzione e diffonderlo nel paese. Tuttavia, sfortunatamente, l’azione sopra menzionata è stata rimossa dal PSR con una decisione ministeriale nel 2010, al fine di destinare più fondi ad altre misure, che sono state ritenute più importanti, come la conservazione dell’avifauna. Pertanto, il funzionamento della rete di cani da guardianìa e dei centri di allevamento (sviluppati nell’ambito del progetto LIFE PINDOS/ GREVENA) è diventato l’unico strumento per diffondere l’uso dei cani da guardianìa negli habitat dei grandi carnivori. Le reti si sono rivelate più efficienti dal punto di vista economico, flessibili e durature rispetto ai centri di allevamento, poiché coinvolgono attivamente molti allevatori e quindi producono uno schema più resiliente per fornire i cuccioli quando questi sono effettivamente necessari.