GLI STANDARD DEL CANE DA PECORA NEL TEMPO – Sandro ALLEMAND

Il primo standard che parla del “cane da pecora” recita: “Caratteristiche del cane da pastore maremmano detto anche abruzzese”, e  fu  pubblicato in “A. Martini:Il cane poliziotto, da guardia e da difesa- Hoepli 1925”,  quale estratto del bollettino del Kennel club italiano.

Dalla lettura di questo primo standard si evince che i suoi compilatori ritenevano che sia il “maremmano” che l’ “abruzzese” costituissero un’unica razza.

In esso  è descritto un cane che,  seppur nei caratteri generali è simile alle descrizioni che ritroviamo negli altri standard succedutisi nel tempo per l’abruzzese e poi per il maremmano-abruzzese, si differenzia dal cane descritto  in questi ultimi per alcune importanti caratteristiche. La prima è che si parla di un  cane di buona taglia e non di un cane di grande taglia,  il che è avvalorato successivamente anche dalle misure dell’altezza al garrese e del peso del cane.

Un’altra caratteristica che lo differenzia dal cane descritto negli  standard  successivi  la troviamo nel tipo di pelo, che  si tollera  un po’ ondulato,  e nel colore, in quanto vengono ammesse le sfumature isabella o addirittura che sia completamente isabella chiaro.

In ultimo  i parametri relativi all’altezza (da 58 a 68 cm.) e al peso (30-40 Kg)  sono riferito ad un cane di poco superiore alla taglia media.

Lo standard  del 1925 non era però ritenuto attendibile dalla cinofilia del tempo,  tanto che in “ Giuseppe Couplet: come allevare ed addestrare il cane da guardia, difesa e poliziotto- Hoepli, 1939” viene pubblicato quale estratto di Rassegna cinofila n. 6 , del 1938, lo standard sopra ricordato unitamente ai “Caratteri differenziali fra il tipo maremmano e il tipo abruzzese del cane da pastore italiano di pianura” descritti dal Prof. Solaro.

Tali differenze tra  il tipo maremmano e l’abruzzese le ritroviamo nella taglia che è inferiore nel maremmano. Nella testa che è di tipo molossoide nel maremmano e di tipo lupoide nell’abruzzese. Nella qualità del pelo che è meno folto nel maremmano e fortemente ondulato e a bioccoli ( quasi riccio), rispetto a quello nell’Abruzzese che, invece, è più folto, liscio  e più lungo. Nella presenza di un foltissimo collare di peli lunghi che parte dalle ganasce fino al petto nell’Abruzzese, mentre tale collare nel maremmano è assente.

Nel colore del manto che nell’Abruzzese è bianco candido, senza macchie o con piccole macchie arancio pallido sulle orecchie, mentre nel maremmano il manto bianco è raro e si riscontrano per lo più soggetti colore isabella chiaro, o a manto bianco, ma con molte macchie arancio sbiadito.

Nei bordi palpebrali, nella mucosa visibile del bordo labiale, nella pelle del tartufo che nell’Abruzzese sono o dovrebbero essere neri o a fondo nero, mentre nel Maremmano  possono essere, e lo sono quasi sempre, marrone chiaro.

Nel 1952, il dott. Franco Cagnoli, il Prof. Lamberto Colonna ed il Prof. Giovanni Pischedda, non ritenendo corretto che il maremmano che l’abruzzese venissero considerate due varietà della stessa razza elaborarono uno schema di standard per l’abruzzese che presenta differenze notevoli  rispetto al primo “standard del maremmano detto anche abruzzese” e che descrive un cane con le seguenti caratteristiche peculiari:

Grande taglia

Cranio lievemente convesso- salto naso-frontale poco pronunciato – muso largo e piuttosto lungo, leggermente appuntito.

Pelo: a differenza del pelo del maremmano, quello dell’abruzzese è poco ondulato

Colore: bianco puro, talora con macchie arancio pallido o avorio sulle orecchie e sulla testa.

Altezza al garrese: nei maschi 69-80 cm – nelle femmine 62-75cm

Peso: nei maschi 40/70 Kg. – nelle femmine 30/60Kg.

Anche se la forbice per l’altezza e per il peso appare esagerata, lo standard descrive senz’altro un cane lupoide di taglia molto più grande del cane descritto in precedenza, di colore sostanzialmente bianco e di pelo liscio.

Nel 1954 venne divulgato lo standard  del pastore abruzzese elaborato dal Prof. Solaro, dal  conte Brasavola e dal dott. Caielli, di concerto  con il Circolo del pastore abruzzese.

Lo standard elaborato ricalca, sotto molti aspetti, quello elaborato nel 1952 dal dott. Franco Cagnoli, dal Prof. Lamberto Colonna e dal Prof. Giovanni Pischedda.

Viene descritto un  cane lupoide, viene confermata la grande taglia, si parla di “pesante mesomorfo”.

 

Il  pelo viene indicato liscio e bianco Si tollerano sfumature avorio o arancio pallido sugli orecchi e una leggera ondulazione.

La statura ed il peso vengono parzialmente ridimensionati. Si parla di una altezza da 65 a 73 cm per i maschi e da 60 a 68 cm per le femmine. Il peso passa a 35/45 Kg. per i maschi e a 30/40 Kg. per le femmine. Tali parametri sembrano certamente più rispondenti alla realtà della razza e confermati dalle misura effettuate allora su soggetti di razza abruzzese presenti nella pastorizia.

Comunque, i fatti non dovevano andare  secondo i desideri del Circolo del pastore abruzzese, in quanto la cinofilia ufficiale  (Kennel club italiano) si manifestò contraria al riconoscimento della razza “abruzzese” attraverso la separazione di quelle che erano state due varietà.

Infatti, in Fiorenzo Fiorone ne “Le razze canine”, finito di stampare il 10 Novembre 1955, a pag. 212 si legge, in riferimento alla “nostra” razza, che “non vengono pubblicati i caratteri differenziali…… in quanto è in corso la elaborazione di uno standard unificato.”

Questo avvenne, a quanto sembra, dopo che a Firenze il Principe Tommaso Corsini e il dott. Terruzzi (si era costituito intanto il Circolo del pastore maremmano) ebbero manifestato al Prof. Solaro la loro avversione al progetto di distinguere nettamente il Maremmano dall’Abruzzese Su tutta la vicenda l’eminente cinologo Piero Scanziani nella rivista “ Rassegna cinofila” del 1958” scrive:

“Nel 1950 nasce a L’Aquila il Circolo del Cane da Pastore Abruzzese allo scopo di inquadrare il lavoro di ricerca e selezione della razza, cominciato nel 1946. Nel 1951 e 1952 si pubblicano su questa rivista articoli che esaminano le questioni riguardanti l’abruzzese. Il 22 e 23 marzo 1953 l’ENCI manda a l’Aquila uno dei suoi maggiori competenti, il conte Brasatola, che iscrive ai Libri Origine, come capostipiti degli abruzzesi, due stalloni,una fattrice e sei giovani. L’ENCI consegna a questi esemplari ed ai loro discendenti dei regolari certificati di iscrizione come Pastori Abruzzesi. In varie mostre successive, vari giudici qualificati rilasciano dei CAC a questi abruzzesi. Un soggetto sta anzi per essere proclamato campione. Nascono dei cuccioli nuovi, si continua la selezione, ci si appassiona intorno a questa splendida razza appenninica. Ormai gli amatori dell’abruzzese hanno tutto il necessario per il loro lavoro: i cani capostipiti, i prossimi campioni, i giovani, le varie linee di sangue, lo standard. A interrompere bruscamente la loro bella azione, cominciata or sono otto anni, ecco giungere il neonato “Circolo del pastore maremmano” il quale inesplicabilmente rinuncia ad un suo tradizionale standard stabilito fin dal 1924 e vuole accaparrarsi quello testé redatto per l’abruzzese.”

Tanto che al riguardo scrive ancora Scanziani “ il prof. Solaro ha cambiato idea e ha deciso di sopprimere sia il maremmano che l’abruzzese per inventarsi sulla carta qualche cosa di nuovo e di più moderno.”

Perché ad un tratto il “maremmano” scompare, se nel 1938 Solaro ne descrive così compiutamente le caratteristiche che lo differenziano dall’abruzzese? Dove sono andati a finire quei cani maremmani descritti dall’eminente cinologo?

A parere dello scrivente, il fatto che Solaro, dopo aver descritto le differenze tra maremmano e abruzzese, abbia fatto marcia indietro può, con buona probabilità, essere interpretato come una presa d’atto dell’impossibilità di sostenere la presenza di una razza “maremmana”, poiché i soggetti  di tale presunta razza erano troppo pochi e non potevano giustificare la presenza di una razza autonoma e fu per questo che Corsini e Terruzzi si opposero alla distinzione tra il “maremmano”,  presente in numero estremamente limitato, e l’ “abruzzese”.

Questa ipotesi è avvalorata  da quanto si legge nello standard elaborato nel 1958 da Solaro per il pastore maremmano-abruzzese  ( caratteri etnici del cane da pastore maremmano – abruzzese). Tale standard, infatti,  riporta, in larghissima misura, le caratteristiche razziali già descritte nel 1954 dallo stesso Solaro per l’abruzzese.

 Nello standard redatto da Solaro nel 1958 per il pastore maremmano – abruzzese , le caratteristiche a suo tempo descritte per il “maremmano” sono completamente scomparse e sono rimaste soltanto quelle relative all’abruzzese.

Da quanto detto si evince, a parere di chi scrive, che lo standard del pastore maremmano – abruzzese è stato redatto, esclusivamente,  sulla base delle caratteristiche morfologiche dei cani della pastorizia abruzzese e di questo nella denominazione della razza si sarebbe dovuto assolutamente tenere conto.

Sandro Allemand