CONTRIBUTI PUBBLICI PER L’ACQUISTO DI CANI DA GUARDIANIA:soldi buttati?- Sandro ALLEMAND

È stato recentemente pubblicato il Bando della Regione Lombardi relativo al  PSR Operazione 4.4.01 della Sottomisura 4.4 ( Fondi europei).

Il Bando in questione prevede la possibilità da parte delle aziende zootecniche di procedere all’acquisto di cani da guardiania. A tal fine è concesso alle aziende  un aiuto, sotto forma di contributo in conto capitale, pari al 100% della spesa ammessa a contributo.

Relativamente all’acquisto dei cani da guardiania il Bando recita:

“….è ammissibile a finanziamento l’acquisto di cani da guardiania appartenenti alla razza “Cane da pastore Maremmano Abruzzese”, iscritti al Libro Genealogico della razza e all’anagrafe canina e vaccinati. Sono raccomandati cani da mandria/gregge provenienti da linee da lavoro, selezionati per le caratteristiche attitudinali. L’acquisto dei cani è ammesso esclusivamente per mandrie di animali al pascolo con consistenza media annua di n. 15 UB.

Il numero di cani finanziabili è pari a: ·2 per mandria o gregge fino a 150 capi ·4 per mandria o gregge oltre i 150 capi. Il numero massimo di cani ammissibili a finanziamento è 4. I cani devono avere un’età minima pari a 2 mesi e una massima di 4 mesi. L’acquisto del cane da guardiania non è finanziabile per la protezione delle arnie. E’ possibile richiedere a contributo l’acquisto dei soli cani da guardiania solo se il richiedente dimostra di essere già in possesso delle recinzioni conformi ai requisiti previsti dal bando.  

 

FINANZIAMENTO. …. Spese relative agli interventi … per quanto riguarda la realizzazione delle recinzioni, il kit di elettrificazione, nonché l’acquisto dei cani da guardiania occorre acquisire tre preventivi. Per l’acquisto cani da guardiania si ammette un costo massimo di 800€ /soggetto. I costi standard si applicano per gli interventi realizzati sia dai beneficiari pubblici, sia dai beneficiari privati. Per i beneficiari privati, i costi standard si applicano nella fase di ammissione a finanziamento per determinare l’importo della spesa ammissibile e nella fase di pagamento per determinare l’importo della spesa da liquidare. Per i beneficiari pubblici, i costi standard si applicano solo nella fase di ammissione a finanziamento, mentre nella fase di pagamento si fa riferimento alle spese effettivamente sostenute e documentate. 

Bandi analoghi sono stati emessi da varie regioni e in ognuno c’e’ qualche curiosa particolarità che suscita più di un interrogativo.

Per esempio il Piemonte finanzia l’acquisto di Maremmano-Abruzzesi e,anche, di Montagna dei Pirenei. Perchè,oltre al PMA, anche il Nontgna? E percheè solo il Montgna? A saperlo….

Le Marche, con uno slancio ecumenico, finanziano l’acquisto di PMA ma anche di  (tenetevi forte!!!) “PASTORI dei Pirenei” ( un conduttore di 10 Kg per la guardiania!!! )nonchè di “altre razze comunque definite ( ma da chi??? boh!!!) razze da protezione purché preventivamente autorizzate dalla Regione”.

Ma torniamo alla Lombardia: analizzando il Bando si evidenziano delle criticità molto significative che possono vanificare l’iniziativa, la quale poteva certo essere  molto importante se gestita con più competenza. Tra queste criticità segnaliamo le seguenti:

  1. Nel Bando non si prevede che possano essere acquistati cani adulti di provenienza pastorale,gli unici che possono dare garanzie pressochè “certe” sull’efficacia  nella protezione delle greggi..
  2. Nel Bando si raccomandasoltanto ( non c’è  pertanto l’obbligo) che i cani provengano da linee da lavoro e che siano selezionati per le caratteristiche attitudinali. Perciò, teoricamente, e non solo teoricamente, i cani possono provenire anche da allevamenti cinofili  dove i cani da generazioni non vengono selezionati per la guardiania, con tutti  gli evidenti, ben conosciuti e ormai accertati rischi di insuccesso che questo comporta.
  3. Il possesso del pedigree è un vincolo enorme, perché per avere successo nella protezione delle greggi è indispensabile utilizzare cani di sola provenienza pastorale ( linee da lavoro appunto)  che arrivino da aziende zootecniche ( vere, non quelle con quattro pecorelle da compagnia) che operano in aree a forte presenza lupina… e la maggior parte di questi cani, tranne poche lodevoli eccezioni,non hanno il pedigree. Sarebbe stato più logico prevedere la possibilità di acquistare anche cani adulti non iscritti ai libri , condizionando il finanziamento ad un successivo rilascio del certificato di tipicità, con il quale si poteva poi procedere all’iscrizione ai libri genealogici. Va ricordato  che l’ “esame” per la concessione del certificato di tipicità può essere fatto  direttamente negli stazzi, in base ad una delibera Enci assunta, su mia richiesta, quando ero Presidente del Circolo del pastore maremmano – abruzzese.
  4. Due cani, anche per sole150 pecore sono insufficienti,come lo sono quattro cani per mille pecore. I cani , per essere efficaci, devono lavorare in branco, con un minimo di 4-5 cani anche per greggi poco numerose. Se il lupo, che è specie gregaria, tranne casi di soggetti isolati e in dispersione, agisce in branco, è follia ipotizzare una valida deterrenza con uno/due cani. In altri termini, per contrastare un branco di lupi serve un branco più numeroso di cani, e non uno/due “kamikaze” destinati al macello! Nella tradizione pastorale appenninica si parte da un minimo di 4 cani e poi , per greggi numerosi, si tiene,approssimativamente, un cane ogni cento pecore, per cui un gregge di 1000 pecore deve essere protetto da minimo 10 cani. Senza considerare che quanto praticato in Appennino andrebbe “rimodulato” sulla base delle realtà alpina e della sua conformazione territoriale, tenendo conto della presenza di aree a maggior copertura arborea e quindi più favorevoli alla predazione del canis lupus italicus.

.Da quando detto si evince che il Bando, così come strutturato, rischia non solo di non essere efficace nella prevenzione del danno , ma di complicare ulteriormente una situazione di per sé già complessa quale la convivenza tra le attività economiche delle montagne alpine e la presenza del lupo. C’è la reale possibilità di ritrovarsi tra qualche anno nelle aziende ovine dell’arco alpino con un  gran numero di cani inidonei per la guardiania, con tutti gli enormi problemi che questo potrà comportare e con un irreparabile danno  alla reputazione della “nostra” razza.  In definitiva, c’è l’effettivo pericolo che l’iniziativa possa essere utilizzata per smerciare molti cuccioli inidonei alla guardiania degli armenti e che il progetto si riduca ad un’operazione più “commerciale” che altro, come è già successo nel recente passato, disattendendo le effettive esigenze di protezione delle greggi delle aziende ovine delle Alpi. E teniamo conto che, dai dati dell’anagrafe nazionale zootecnica al 30/6/2019, in Lombardia risultano attivi 13.651 allevamenti per 117.154 capi ovini e per 82.119 capi caprini .

Forse, si poteva fare di più , certamente si poteva fare di meglio!

Sandro ALLEMAND