Come selezionare per la FUNZIONE – P. Breber

In questa stessa sede ho di recente esortato i cinofili ad occuparsi della selezione funzionale del cane da pecora abruzzese. Avevo precisato che per far questo era necessario una stretta collaborazione con i pastori sia perché solo loro possono fornire inizialmente soggetti da lavoro, sia perché solo loro potranno poi dare un giudizio sulla qualità dei prodotti dalla selezione.

Ai cinofili va il compito di gestire la selezione individuale.

Delle tre componenti funzionali la dedizione e l’affidabilità sono quelle massimamente tipicizzanti la razza e quelle a cui dare la massima attenzione. Il cane discende dal lupo e nel suo cuore è sempre un predatore, per cui l’inoffensività assoluta del cane da pecora abruzzese verso il suo gregge con il quale convive e al quale si affeziona, è una meraviglia contro-natura. La terza caratteristica funzionale, quella di scacciare il lupo ed altri predatori è meno specifica. Il senso di territorialità, ovvero l’istinto di proteggere ciò che è suo, come la casa ma in questo caso il gregge, è comune a qualunque cane, più o meno. Qui l’aspetto particolare del cane da pecora abruzzese è quella di possedere la prepotenza su un avversario temibile come il lupo.

Come procedere nella pratica per potenziare con la selezione individuale le caratteristiche funzionali del nostro cane? Per prima cosa il cinofilo dovrà procurarsi i soggetti di partenza dai pastori nelle zone con alta frequenza di lupi. Tenendo conto del concetto fondamentale che Il pastore tiene cani solo perché svolgono un compito insostituibile, altrimenti ne farebbe a meno, il cinofilo è sicuro che nei cuccioli che prenderà dal pastore sarà comunque presente la componente genetica della funzionalità. Ma non tutti i cani da pastore abruzzese hanno questa componente in egual misura: ci sono gli ottimi, i sufficienti ed i tollerati. Come potrà in prospettiva il cinofilo, teso a praticare la selezione individuale verso l’ottimo, pesare la funzionalità nei soggetti che produce nel suo allevamento?

L’efficacia funzionale del cane da pecora abruzzese si forma nel cucciolo appena svezzato stimolando i geni appropriati con un corretto condizionamento ambientale. Nella azienda ovina abruzzese tradizionale appena il cucciolo lascia la tana dove è nato e si apre all’ambiente esterno si trova avvolto da una atmosfera ovina. Questa impatto sensoriale attiva dei geni specifici e ciò porta a impostare in modo corretto e definitivo il comportamento del cane verso la pecora. A questo meccanismo si aggiunge poi il processo nel quale il cucciolo viene integrato in una posizione di subordinazione nel gruppo canino pastorale adulto il che lo porterà a imitarne il comportamento. La fase altamente impressionabile dura circa un mese dopo lo svezzamento ed è molto incisiva potendo, fino a un certo punto, supplire o mascherare una certa scarsezza genetica del soggetto. Ho potuto osservare degli evidenti meticci ma ben condizionati che lavoravano bene. Ma la selezione individuale che dobbiamo fare deve lavorare esclusivamente sulla componente genetica senza l’influenza del condizionamento. Come procedere?

In alcuni miei scritti precedenti consigliavo la presenza di un gruppetto di pecore nei recinti dove il cinofilo dovrebbe tenere i soggetti destinati al progetto di selezione funzionale, ma col metodo sperimentale che ora vado esponendo questa presenza ovina va esclusa per la spiegazione che segue.

Gli esemplari ottenuti dai pastori, una volta maturi, vanno fatti accoppiare e con la nascita dei cuccioli si può dare inizio al piano. È necessario che questi cuccioli evitino assolutamente il condizionamento alla pecora e all’ambiente pastorale. Nel caso loro crescerebbero come normali cani domestici, socializzando con il padrone e con la sua casa. Ad una età, diciamo di otto mesi o più, quando si suppone superata la fase criticamente impressionabile e le loro abitudini sono ormai consolidate, sono pronti ad essere testati. Di questi cani si portano ora due o tre fratelli insieme presso una azienda ovina e qui si procede a metterli nella stalla dove stanno ricoverate delle pecore abituate ai cani, tenendo però cani e pecore separati da un recinto interno. Se l’azienda ha i suoi i cani devono essere rimossi perché altrimenti impedirebbero sicuramente il procedimento. Se i soggetti sotto osservazione, dopo un po’ di giri ed annusate, rimangono composti e magari si stendono a terra tranquilli, i segni sono promettenti. Segni negativi sono se i cani si eccitano, abbaiano, se corrono su e giù lungo il recinto delle pecore, ecc. il padrone resterà presente all’inizio ma poi dovrebbe lasciarli soli per la notte, però sorvegliandoli all’insaputa; una telecamera sarebbe provvidenziale. La prova andrebbe proseguita la mattina dopo facendoli uscire con le pecore. In questa circostanza rivedrebbero il padrone e allora sarà interessante confrontare il gioco delle attrazioni opposte: tornano da lui, seguono le pecore o vanno e vengono tra i due poli; dove preferirebbero andare? Questa è una vera prova della potenza dei geni pastorali perché devono poter prevalere sul condizionamento domestico avuto.

A conclusione, se si manifestano chiaramente i sintomi della dedizione/affidabilità si può essere certi che qui c’è in azione una genetica pastorale molto forte e che quindi i soggetti sono candidabili per il piano di selezione individuale.

È chiaro che per la prova anti-lupo bisognerebbe lasciare i cani con il gregge del pastore fino alla completa maturità, il che vuole dire dai due anni in poi, periodo nel quale è probabile che i contatti col nemico possano avvenire. Ma su questo aspetto rimando.

Paolo BREBER