CANI DI “ ALLEVAMENTO” E PROTEZIONE DELLE GREGGI-S.Allemand e G. Barberini

Intendiamoci subito: questo articolo non vuole certo sminuire il ruolo ed il lavoro degli allevatori “cinofili” di Pastori Maremmano-Abruzzesi, purchè, come ovvio, si curino della salute dei loro cani, li facciano vivere in spazi ampi ed in condizioni adueguate alla dignità della razza, si preoccupino dell’equilibrio caratteriale dei loro soggetti, ricordino che la bellezza è, prima di tutto, bellezza “funzionale” e non vezzo estetico e, da ultimo ma non per ultimo, paghino le tasse dovute sugli introiti del loro lavoro.

Da secoli il PMA ha svolto la duplice funzione di guardiano delle pecore e di guardiano delle proprietà, e già a fine ottocento numerose sono le testimonianze di ville e proprietà del centro Italia sorvegliate dai nostri cani. Anzi, con la crisi progressiva ed il ridimensionamento della pastorizia, il ruolo di guardiano delle proprietà è inevitabilmente destinato a diventare preponderante. Però non si può dimenticare che …in principio era la pastorizia, e la ricomparsa del lupo nelle nostre montagne impone che vengano mantenute le qualità morali e caratteriali del vero cane da pecora.

Ciò premesso, chiunque si interessi alla razza, e ne abbia approfondito almeno un po’ la conoscenza, sa che le sue qualità funzionali, ossia quelle qualità necessarie per difendere le pecore, devono essere sottoposte ad un’attenta selezione, altrimenti si perdono. In buona sostanza, se il cane da pecora non svolge il suo “lavoro” perde, progressivamente, la cosiddetta “memoria di razza”. La memoria di razza è comune a tutti i cani della stessa razza e riguarda le attitudini funzionali per le quali la razza stessa è stata “selezionata”. Queste attitudini funzionali  rimangono impresse nella memoria del cane e, qualora esso  svolga con continuità la funzione per cui è “nato”, vengono tramandate di generazione in generazione. La memoria di razza, ossia la capacità di una specifica razza a compiere un determinato “ lavoro”, è infatti, oltreché di natura genetica, anche di tipo ambientale ( il cane impara sul campo).È pertanto indispensabile, affinché essa sia “mantenuta”, che i cani da pecora “lavorino” in un contesto pastorale, dove, tra l’altro, possono essere valutati e “selezionati” con la rigorosa “eliminazione” di quelli non idonei per la guardiania. È per questi motivi che la selezione meramente “cinofila”, se ignora la coesistenza con gli ovicaprini e la loro protezione ed è finalizzata esclusivamente alla carriera espositiva dei soggetti sulla base di una bellezza più “estetica” che “funzionale”, porta progressivamente alla “distruzione” della memoria di razza.

Perciò, i cosiddetti cani di “allevamento”, vista l’evoluzione/involuzione che hanno avuto, non  possono essere, a meno di casi eccezionali, dei buoni cani da protezione. Già negli stessi cani di selezione pastorale c’è una certa percentuale di “scarto”, in quanto un numero non trascurabile di soggetti  non risulta idoneo per la difesa delle greggi, figuriamoci cosa  ci si può aspettare dai cani che  da generazioni  non hanno più visto una pecora e sono stati spesso allevati in un box. Tutto questo, d’altra parte, è “certificato” sia dai molti studi effettuati sulla materia, sia dalle numerose esperienze fatte sul campo.  

Proprio su questo argomento Ray Coppinger, famoso studioso americano di cani da guardiania, raccontava  di aver iniziato i suoi “esperimenti”con i pastori dell’Anatolia,  ora Kangal, utilizzando soggetti di allevamento americano da varie generazioni, e quindi lontani dagli originari ceppi pastorali. Nessuno di questi cani risultò idoneo al lavoro di guardiania, tanto che il Club di razza americano, per la “vergogna”, pagò  addirittura un viaggio a Coppinger per recarsi  in Anatolia alla ricerca dei vecchi ceppi pastorali. Coppinger li trovò, e questi cani funzionarono. La stessa cosa, raccontava sempre il professore, successe con iPastori maremmano – abruzzesi. Anche in Italia Coppinger inizialmente acquistò i cani da allevamenti cinofili e, come per i cani dell’Anatolia, anche i “nostri” fallirono miseramente. Allora Coppinger andò a prendere i cani direttamente nelle aziende ovine abruzzesi e questi funzionarono, invece, alla perfezione.  In tutti e due i casi, ma ce ne furono anche altri, la cosiddetta  “memoria di razza”…si era perduta per strada!

Alcuni appassionati della razza sostengono, però, che i loro cani di selezione cinofila,  o di “allevamento” come li vogliamo chiamare,  vanno molto bene con le pecore. Certo qualche caso isolato ci può anche essere, ma è  molto più probabile, o direi certo, che nel loro ragionamento ci sia un equivoco di fondo, ossia che questi appassionati considerino “bravo”  un cane guardiano, soltanto perché ben socializzato con le pecore,  perché non le “aggredisce” e se ne sta in tranquillo mezzo a loro. 

Ma lassenza di istinto predatorio e  l’“amicizia” del cane con le pecore, sono la  base, le qualità primarie che un cane da protezione deve possedere e che anche un buon numero di cani di allevamento può aver mantenute. Spesso, basta  far crescere cuccioli ”cinofili”  con qualche pecora, o anche, se questo non è possibile, immetterli a 40 giorni in un gregge, in modo che possano imprintarsi sugli ovini ( lo abbiamo fatto tante volte!), perché almeno una buona parte di loro manifesti, da grande e in condizioni favorevoli,  attaccamento alle pecore. Il problema nasce quando questi supposti bravi cani da protezione di provenienza allevatoriale devono dimostrare di possedere in alto grado , oltre a queste  caratteristiche funzionali, anche altre doti, indispensabili per svolgere bene il lavoro di guardiano del gregge.  Come si comporta un cane di allevamento se deve  rimanere per lungo tempo da solo con il gregge, oppure sopportare situazioni ambientali proibitive o, ancora, contrastare un attacco dei lupi?È soprattutto in queste situazioni di “stress” che bisognerebbe valutare i cani , senza limitarsi a constatare l’inoffensività e l’attaccamento alle pecore, oltretutto in condizioni “ambientali”, spesso, molto favorevoli( presenza del pastore, condizioni climatiche non difficili, assenza del predatore, ecc.). Dato che i cani di allevamento da generazioni non sono stati selezionati per la funzione di guardiania degli ovicaprini, ma invece per la morfologia, non possono aver mantenuto , in misura elevata, tutte le caratteristiche funzionali indispensabili per svolgere con efficacia il loro compito. Ci sarà pure qualche rara eccezione, ma la regola non può essere che questa.

Assegnare, come è stato fatto, cani di selezione meramente cinofila a pastori privi di cani da guardiania, in zone dove il lupo è ricomparso, è stato, pertanto, un grave errore.  Oltretutto,  sono stati forniti a queste aziende dei cuccioli, mentre è ben noto che se l’azienda è priva di cani da protezione sarebbe molto più opportuno dotarla di cani adulti di provenienza pastorale e di provata esperienza. Se questo non è proprio possibile (ma perchè??), e quindi bisogna ricorrere ai cuccioli, allora però è indispensabile creare il branco, ossia fornire a queste aziende più cuccioli  ( quattro o cinque ), in prevalenza maschi, di sicura provenienza pastorale ( non uno o due cuccioli come invece è stato fatto). Molto meglio se i maschi sono fratelli, perché, essendo legati tra loro fin dalla nascita,  riescono con più facilità a formare, crescendo, una squadra coesa e collaborativa. A questi maschi andrebbero affiancate una o due femmine, chiaramente anch’esse di provenienza pastorale, di differenti di linee di sangue. Fornire un cucciolo o due ad un’azienda pastorale che non possiede cani da protezione e in cui i pastori non hanno alcuna esperienza in merito è, sostanzialmente, privo di senso.

Per concludere, non finiremo mai di ripeterlo, sono la scienza e l’esperienza che ci dimostrano che le caratteristiche funzionali per essere mantenute devono essere costantemente sottoposte ad una accurata selezione, generazione dopo generazione, altrimenti si perdono inevitabilmente e per sempre. Questa accurata selezione per la nostra razza può essere fatta soltanto in ambito pastorale, e nemmeno in tutte le aree del paese, ma solo in quelle dove il rischio di predazione è reale,ossia dove la presenza del lupo è costante e significativa.

I cani di allevamento, fatte poche eccezioni, vengono da generazioni in cui la selezione per la funzione di difensore del gregge non è stata più fatta, anzi , a volte negli allevamenti cinofili sono stati usati come riproduttori (…e qualcuno contina!)  proprio quei cani che, per la loro mancanza di equilibrio, in ambiente pastorale sarebbero stati immediatamente eliminati. Pertanto, non possiamo poi chiedere a questi poveri cani, anche se li abbiamo fatti nascere in mezzo a qualche pecora, che sappiano fare da un giorno all’altro i difensori del gregge: i rischi di insuccesso sono troppo evidenti!

Insomma, bisogna rassegnarsi:  i cani della pastorizia e i cani della cinofilia appartengono, fino ad oggi, a  mondi completamente diversi e se qualcuno non mette seriamente in collegamento questi due mondi ipotizzare che i cani di puro “allevamento” possano dare risultati soddisfacenti nella protezione delle greggi è, purtroppo, solo un’illusione… o, per alcuni, un’ “opportunità”.

Sandro ALLEMAND

Graziano BARBERINI