CANI DA GUARDIANIA E CANI CONDUTTORI: LE DIFFERENZE – Sandro ALLEMAND

Nei cani che “lavorano” con il bestiame troviamo i cani da guardiania e i cani conduttori.

Tutte le razze che fanno parte di un gruppo o dell’altro sono state selezionate per “aiutare” l’uomo nell’allevamento brado degli animali, in particolare delle pecore, ma con funzioni completamente diverse.

 I cani conduttori servono per riunire e guidare le pecore. I cani da guardiania, invece, accompagnano le pecore negli spostamenti sui pascoli e nelle transumanze, proteggendole dagli attacchi dei predatori.  

 

I CANI CONDUTTORI

I cani conduttori, che hanno origini più recenti rispetto ai cani da guardiania,  al contrario di questi ultimi, sono molto legati all’uomo, tanto che il rapporto che hanno con lui, può essere definito di vero e proprio mutualismo ( Gallicchio 2001).  Questi cani non si mischiano quasi mai con le pecore, ma rimangono sempre accanto al pastore, pronti ad obbedire al suo comando. Proprio per questo, contrariamente ai cani da protezione,  hanno  sempre lo sguardo rivolto verso di lui. I cani conduttori, o paratori, sono stati selezionati per collaborare attivamente con l’uomo, il quale ha il compito di favorire lo sviluppo delle loro attitudini fin da quando sono “piccoli”. Sono cani dotati di grande intelligenza, di notevole intuito, di grande resistenza fisica e presentano uno schema comportamentale predatorio ritualizzato molto forte. Sono collaborativi, molto reattivi, non territoriali ( non difendono il territorio), non possessivi, e, al contrario dei cani da guardiania, vanno precocemente socializzati con l’uomo.

Andina (2002) sottolinea inoltre, come, seppur con differenze tra le razze, i cani conduttori siano abbastanza individualisti e non prediligano quindi sempre il lavoro in gruppo con i conspecifici: preferiscono infatti, un rapporto esclusivo con il proprietario e talvolta possono mostrare comportamenti competitivi nei confronti di altri cani.

Diversamente dai cani da protezione, che agiscono seguendo il loro istinto, senza praticamente alcun intervento dell’uomo, i cani da conduzione devono essere “addestrati” e le loro qualità naturali devono necessariamente essere indirizzate e controllate dall’uomo, in modo che possano essere “sfruttate” con successo per il “lavoro”. Il cane conduttore deve, infatti,  imparare ad obbedire ai comandi del pastore,  in modo da poter soddisfare immediatamente le sue richieste.

I cani conduttori presentano delle morfologie anche molto diverse. Quelli che lavorano con i bovini ( i bovari) sono , in genere, di taglia ridotta, perché devono evitare i loro calci. I cani che hanno invece a che fare con le pecore presentano, in genere, una taglia media. Anche i mantelli delle varie razze da conduzione sono differenti, a seconda degli ambienti dove queste si sono evolute.

I cani conduttori, come detto, svolgono con efficacia il loro lavoro rielaborando il comportamento predatorio del lupo. Il  loro comportamento, infatti, ricalca quello che attuano i lupi durante la predazione, seppur  ritualizzato e differente per ogni razza.  Seguono, infatti, la sequenza predatoria del selvatico fino all’inseguimento, ossia:   occhio- punta – inseguimento. Se proseguissero nell’azione predatoria arriverebbe ad  atterrare,  uccidere, smembrare e consumare la “preda”, proprio come fa il lupo.

Ognuna di queste razze ha un suo specifico metodo di lavoro.  Alcune  utilizzano l’abbaio,  altre invece  solamente l’occhio, cioè “puntano” gli animali.  Vi sono cani di taglia più grande, come il Pastore Bergamasco, il Pastore Belga, il Beauceron, il Collie   o il Pastore tedesco, che utilizzano la propria prestanza fisica e la propria mole per intimorire il bestiame e farlo muovere. A volte questi cani, per far muovere gli animali li spingono con il muso e, se è necessario, gli mordono i garretti, sempre però senza provocargli ferite.

Se i cani sono di taglia più piccola, come gli Shetland,  utilizzano molto la vocalizzazione, abbaiando alle pecore che devono “muovere” . Il Welsh Corgie, oltre alla vocalizzazione usa spesso il morso ai garretti.

Il Border Collie, una delle razze da conduzione più conosciute e apprezzate, utilizza lo sguardo, senza contatto, né utilizzo della “voce”. Questi cani  si avvicinano alle pecore  appiattiti al terreno, come fanno i predatori, e le “ipnotizzano”, fissandole intensamente con gli occhi.

I  comportamenti predatori nelle razze da conduzione possono essere presenti in maniera più o meno intensa. A seconda dell’intensità con la quale questi comportamenti si manifestano il cane  può essere  addestrabile in maggior misura o in minor misura. A volte è necessario esaltare questi comportamenti, a volte è necessario, in parte, inibirli. I cani “conduttori”, viste le grandi doti che devono possedere per svolgere bene il loro lavoro,  sono stati e vengono ancora sottoposti ad una selezione molto rigida.

Quando il cane conduttore  è ancora molto giovane deve socializzare con le persone e con gli altri cani, mentre  i contatti con gli animali con cui successivamente dovrà lavorare devono essere limitati. L’uomo inizierà ad addestrare il cane  quando questi  mostrerà per la prima volta la prima parte della sequenza predatoria: occhio, punta e inseguimento del bestiame (Gallicchio 2001). Il cane verrà incoraggiato a seguire tale sequenza che sarà interrotta nella fase dell’inseguimento. Per bloccare il cane in questa fase, il pastore,  in particolare nei paesi anglosassoni, utilizza  il comando  “a terra”.

Normalmente i cani conduttori non vengono lasciati da soli con il bestiame, ma restano sempre con l’uomo, operando  a stretto contatto con lui. Questo perché nel cane conduttore è fortemente sviluppato l’istinto predatorio e lasciarlo da solo con le pecore può rappresentare un rischio.

I CANI GUARDIANI

I cani guardiani sono completamente differenti per carattere, istinti naturali e comportamenti dai cani conduttori. I cani guardiani accompagnano il gregge, ma non partecipano alla sua conduzione, in quanto avendo sviluppato un elevato senso di protezione verso il bestiame loro affidato sono privi degli stimoli necessari per svolgere questa funzione ( mancanza di istinto predatorio verso gli ovini).  Al contrario dei conduttori stanno sempre a stretto contatto con le pecore, mischiandosi e confondendosi sovente con loro.   

Questi cani rappresentano un gruppo etnico primitivo che è presente in un territorio molto vasto che va dall’altipiano del Tibet, alla Regione afgana e iraniana, all’Anatolia, ai Carpazi, ai Balcani, fino all’area  mediterranea,  compresa la Grecia, l’Italia centro-meridionale e la Penisola Iberica.

I cani guardiani, a differenza dei conduttori, sono indipendenti e non hanno bisogno del contatto con l’uomo. Sono amanti della libertà e poco sopportano il contatto fisico e la coercizione. Altre caratteristiche che li differenziano profondamente dai cani conduttori sono: l’alta vigilanza, la scarsa affinità con l’uomo, che li porta a essere poco collaborativi con lui, la “ridotta” attività, la notevole territorialità, ossia l’elevata attitudine alla difesa del territorio. Presentano, inoltre, contrariamente ai “conduttori”, un basso istinto predatorio, una forte predisposizione a creare legami sociali con i conspecifici ( lavorano in branco collaborando attivamente), una scarsa attività di esplorazione-perlustrazione, un’elevata autonomia decisionale, un forte attaccamento e un notevole  istinto protettivo verso gli ovini.

Dal punto di vista “emotivo” hanno caratteristiche opposte a quelle dei “conduttori”. Sono diffidenti, calmi e la loro reattività non è alta. Sono poi cani che posseggono una notevole tempra, una grande capacità  di sopportare  traumi di ogni genere, fame e condizioni ambientali critiche ( pioggia intensa -molto freddo – molto caldo).

Affinché questi cani svolgano bene il loro compito non devono essere socializzati con altre specie, compreso l’uomo, se non per l’indispensabile, né devono giocare con le pecore. Gli atteggiamenti di gioco, che possono comparire intorno ai cinque mesi o in concomitanza con comportamenti di predazione, vengono soppressi o corretti e successivamente si estinguono spontaneamente (Coppinger e Shneider, 1995).

I cani da guardiania, anche in età adulta continuano ad avere comportamenti di giocosità (lotte ritualizzate) con i loro simili, mentre non tendono a giocare con l’uomo. Non sono cani “addestrabili” e  non avendo sviluppati comportamenti predatori non amano giocare con gli oggetti, come, per esempio, una palla. Lanciare una palla ad un giovane cane da pecora e vedere come reagisce (se la rincorre o meno), è già un buon metodo per valutare un sua specifica caratteristica funzionale, ossia l’assenza di istinto predatorio.  Se il cane non rincorre la palla, significa, in genere,  che ha “mantenuto” questo comportamento funzionale.

 Nella morfologia, le varie razze da protezione si assomigliano: taglia più o meno grande, conformazione robusta, testa grande, mantello per lo più liscio e folto, più o meno lungo, orecchie sempre pendenti, a differenza di quelle dei conduttori che, per la “necessità” di somigliare ai predatori, sono quasi sempre diritte.

Il loro comportamento è innato e non abbisognano dell’insegnamento dell’uomo. A questi cani basta l’esempio dei genitori e degli altri cani del branco per “imparare” a svolgere bene il loro “lavoro”. È necessario, però, affinché mantengano e se possibile migliorino le loro capacità funzionali che vengano sottoposti ad una accurata selezione. Solo il pastore potrà svolgere questo ruolo, “eliminando”, in primis, i soggetti inidonei alla guardiania ( abbandono del gregge, fuga davanti ai predatori, aggressività verso gli ovini) e “selezionando”, quando possibile, i soggetti migliori.

 Riguardo al rapporto con l’uomo i cani da guardiania hanno comportamenti diametralmente opposti a quelli dei “conduttori”. Al contrario di questi ultimi sono, come detto, molto indipendenti dagli esseri umani, con i quali non creano alcun particolare legame. Poiché da sempre vengono lasciati per lungo tempo da soli con il bestiame, sono cani abituati ad agire autonomamente Non sono perciò avvezzi a ricevere dall’uomo comandi particolari, se non quelli strettamente necessari. Uno di questi  è il “comando” che il pastore utilizza per  bloccare l’aggressività dei cani verso le persone,  un altro  è quello che egli usa per rimandare i cani nel gregge, quando se ne allontanano troppo, e un terzo quando li  incita all’azione in caso di pericolo.  L’uomo, dal canto suo, non si preoccupa di loro più di tanto. Non si cura nemmeno di controllarne la riproduzione, ma si limita soltanto a ridurre, se sono “troppi”, il numero dei cuccioli nati. Il pastore interviene durante la crescita solo se i giovani cani hanno comportamenti di giocosità e soprattutto di predazione verso gli animali che dovrebbero proteggere, “eliminando” quelli che perseverano in questo tipo di comportamento.

Il pastore alimenta i cani da guardiania, prevalentemente, con i residui della lavorazione del latte (siero),  e, occasionalmente, con gli scarti di animali morti in modo accidentale. Essi si nutrono poi autonomamente delle placente delle pecore al momento del parto.

La loro funzione è quella di proteggere il gregge, e il bestiame in generale, dall’attacco dei predatori. Quando il lupo si avvicina al gregge, essi adottano comportamenti di dissuasione minacciosa: abbai forti e prolungati, ringhi, brevi avanzamenti verso il predatore, per poi riposizionarsi davanti al gregge, finti attacchi. La loro azione è, pertanto, meramente dissuasiva, in quanto, come è noto, lo scontro fisico tra cani e predatore non avviene quasi mai, perché il lupo generalmente lo evita per non procurarsi ferite pericolose per la sua vita di animale selvatico.

Sandro ALLLEMAND