CANE DA PECORA, la RAZZA tra Forma e Funzione – Sandro ALLEMAND


Alcuni appassionati della razza sostengono che nel cane da pecora coesistano morfologie completamente diverse che però non ne inficerebbero l’appartenenza alla medesima “razza”.Anzi , si arriva a dire che  il cane da pecora potrebbe, al limite, non essere considerato neppure una razza in senso stretto, in quanto non avrebbe caratteristiche morfologiche omogenee tali da poterlo qualificare come “razza”a sé stante . In definitiva, a parere di questi appassionati, un soggetto di colore bianco,e nemmeno questo poi è strettamente necessario, se svolge la funzione di difensore del gregge è identificabile come “cane da pecora”. Pertanto, se questo soggetto è un lupoide o un molossoide, se è di grandissima taglia o di taglia ridotta, se ha il pelo liscio, riccio, lungo o raso… va bene lo stesso: è sempre un cane da pecora.

A nostro parere, invece, pur riconoscendo  la spiccata variabilità di una  razza selezionata per il lavoro e  che si riproduce per  selezione massale, ( selezione che opera su gruppi di animali senza un sistema di accoppiamento controllato dall’uomo e senza la costituzione di linee più o meno isolate), il cane da pecora “verace” è riconducibile ad una morfologia ben definita. Pertanto, sostenere che non esistano delle caratteristiche morfologiche ricorrenti e ben individuabili che  fanno del cane da pecora una “razza” con caratteristiche “fissate” secondo noi non è corretto. Il pastore abruzzese “verace”  presenta, al contrario e, in maniera evidente, caratteristiche  morfologiche riscontrabili nella quasi totalità della popolazione che lavora con le greggi.

D’altra parte, come afferma il famoso etologo russo Vladimir Beregovoy  nonostante la spiccata variabilità che caratterizza i cani aborigeni, a cui il nostro cane da pecora appartiene , essi “possono però essere considerati delle vere e proprie razze,  in quanto tutti i cani che vivono in una determinata area geografica, e sono utilizzati per lo stesso scopo, sono diventati simili l’un l’altro attraverso il processo di selezione e sono in grado di passare la loro fisionomia alla discendenza.”

Il concetto di razza è, infatti, fondamentalmente biologico e si basa sul fenomeno della trasmissibilità dei caratteri che la caratterizzano e rimane pertanto valida e condivisa la denominazione di “razza” con cui si contraddistingue un “complesso di individui appartenenti ad una stessa specie animale, i quali hanno la stessa formula ereditaria e si distinguono da altri raggruppamenti della stessa specie per alcuni particolari caratteri morfologici e funzionali trasmissibili alla prole” (Borgioli, 1978).

 Pertanto,  se è giusto sostenere che la funzione è essenziale per ogni  specie ( anche se i cani sono una specie un po’ particolare), e che la “forma” sia in buona parte determinata dalla funzione, le razze esistono, e non solo tra i cani, ma in tutte le specie di animali domestici ( cavalli, pecore, bovini ecc.), ossia in zootecnia. Affermare che quello che fa la razza è la sola funzione, come nel caso di chi afferma che nel cane da pecora possono coesistere le morfologie più disparate, porta con sé la cancellazione del concetto stesso di “razza”, cancellazione che alla luce delle attuali conoscenze zootecniche non appare condivisibile.

 Il “verace” cane da pecora esiste, ed era presente dal Mugello al Pollino e in maniera più consistente in Abruzzo, ed aveva, ed ha, delle caratteristiche morfologiche  trasmissibili che lo identificano come razza  e che peraltro sono funzionali al lavoro che il cane deve svolgere. Dato però che la razza non è un’entità statica, bensì in continua evoluzione, grazie alla selezione (naturale e/o favorita dall’uomo), alla comparsa di mutazioni, alle interazioni ambientali, nella  stessa si possono incontrare alcune variazioni rispetto alle caratteristiche originarie della popolazione cui la stessa razza appartiene.  Pertanto, anche se è scontato che tra i tanti cani da pecora presenti nella pastorizia ce ne possano essere alcuni che deviano dalle caratteristiche morfologiche riscontrabili nella maggior parte della popolazione, questo non vuol dire che non esista più una specifica razza con caratteristiche morfologiche proprie.

 

Tra le caratteristiche morfologiche che identificano il cane da pecora come razza, e che vengono trasmesse di generazione in generazione, ne possiamo considerare alcune che sono d’altra parte funzionali al lavoro che il cane deve svolgere:

FORMATO. Il cane da pecora deve essere di taglia grande e di struttura potente, ma non pesante. Un cane  pesante, ricco di pelle, linfatico, perderebbe in agilità e rapidità  nella eventuale, seppur molto rara,  lotta contro il predatore e tenderebbe a stancarsi facilmente sia negli spostamenti del gregge attraverso i pascoli che nelle transumanze e sopporterebbe con difficoltà il sole cocente dell’estate. Inoltre un pesante molossoide, non potrebbe essere allevato con un’alimentazione sostanzialmente povera come quella con la quale tradizionalmente veniva nutrito il cane da pecora, fatta di siero e poco altro, ma avrebbe bisogno di un cibo più “sostanzioso” per la crescita,  non reperibile nell’azienda ovina appenninica tradizionale. Per questi motivi il cane da pecora “verace” non ha e non può avere caratteristiche tipicamente molossoidi, perché queste non sono funzionali al lavoro che esso deve svolgere.

Insomma, la “forma” e la “funzione” sono connesse ed interagiscono nel determinare e definire la “RAZZA”.

 

IL PELO. Nel verace cane da pecora il pelo è “lungo” e liscio e il suo orientamento,  che ricorda la sovrapposizione delle tegole di un tetto, forma sul dorso del cane una sorta di coperta protettiva contro la pioggia che  favorisce lo scorrimento dell’acqua: un pelo siffatto è pertanto funzionale al lavoro e all’ambiente dove il cane vive.  Al contrario il pelo riccio risulta non funzionale, in quanto non consente alla pioggia di scorrere facilmente fino a terra. Inoltre quando il cane si scrolla  per liberarsi dell’acqua,  il mantello dal pelo liscio se ne libera più facilmente rispetto ad  un mantello ricciuto , che ne mantiene sicuramente di più. Così, per la stessa ragione, non va bene il pelo raso, che oltretutto spesso è povero di sottopelo.

TESTA DI TIPO LUPOIDE.  Un’altra caratteristica riscontrabile nella quasi totalità dei cani da pecora “veraci” è la testa di tipo “lupoide”, (grossa, ma abbastanza allungata, asciutta, muso più o meno allungato, stop poco marcato,  ecc.) in quanto tale tipologia di testa è sempre associata ad una conformazione non pesante, né linfatica. Una testa  pesante, ricca di pelle, “corta”, con labbra abbondanti è invece, sempre associata a soggetti di tipo molossoide.

Pertanto, anche se nella pastorizia abruzzese e appenninica in generale si possono trovare, in misura peraltro insignificante,alcuni soggetti  di tipo molossoide, o alcuni soggetti ricciuti o a pelo raso ecc., il tipo “tradizionale” è lupoide e a pelo lungo ed è ragionevole ritenere che le deviazioni da tale tipo siano frutto o di antichi incroci avvenuti durante le transumanze, o in epoche più recenti,  tra i cani da pecora “veraci” e razze di  tipo molossoide, o di  variazioni  dovute alla selezione (naturale e/o favorita dall’uomo), alla comparsa di mutazioni, alle interazioni ambientali, ecc.

Che il cane da pecora “verace” presenti delle caratteristiche morfologiche costanti e trasmissibili che lo rendono “sostanzialmente” una razza “omogenea”, è d’altra parte  confermato dalle tante foto “storiche” che è possibile visionare, dai rari filmati d’epoca e dai dipinti e affreschi nel quale il cane è ritratto, a partire dal 1400 fino al 1900, dove non c’è praticamente mai la presenza di soggetti di tipo molossoide, né di cani ricci, né di cani di taglie esagerate o molto diverse le une dalle altre.

 

Nella sezione IMAGINES del blog www.canespastorales.it c’è un’ampia galleria di foto antiche e di opere d’arte che attestano e comprovano questa affermazione e c’è anche il primo video della storia del PMA (guerra di Libia 1911)

E pure limitatissima è  la presenza di soggetti di tipo molossoide, o ricci o a pelo raso tra i cani che ancora oggi è possibile vedere al lavoro con le greggi.

Pertanto il cane da pecora “verace” ha una morfologia ben definita: è un cane lupoide , di buona taglia – oggi più ridotta nei cani che ancora lavorano con le greggi a causa dell’eccesso di consanguineità presente – con  il pelo bianco liscio e lungo.

 

Caratteristiche altresì confermate  nello standard del pastore abruzzese elaborato nel 1952 per il Circolo del  pastore abruzzese dal dott. Franco Cagnoli,dal prof. Lamberto Colonna e dal prof. Giovanni Pischedda  “scritto” sulla base dei riscontri fatti sulla popolazione rustica, allora presente in maniera ancora molto significativa, a quei tempi ormai purtroppo lontani, in Abruzzo.

SANDRO ALLEMAND

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

  

 

 

 

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Cani da pecora nella  prima guerra mondiale (1915- 1918)