CAE1, UN NUOVO TEST PER IL PASTORE MAREMMANO-ABRUZZESE:ma è uno scherzo??/CAE-1, A NEW TEST FOR THE MAREMMANO ABRUZZESE SHEPDOG : but is it a joke??-Sandro ALLEMAND

Il Circolo del Pastore Maremmano-Abruzzese, in concomitanza con il prossimo Test Morfologico Caratteriale, suggerisce di sottoporre i nostri cani anche al cosiddetto CAE-1.

Scrive la società specializzata: “considerata la sempre maggiore diffusione del nostro cane in famiglia e vista la sempre crescente attenzione del CPMA al carattere del cane, quest’anno abbiamo voluto organizzare, in occasione della due giorni dedicata a TMC e Campionato Sociale, anche un test CAE-1 (Test di Controllo dell’Affidabilità e dell’Equilibrio Psichico per Cani e Padroni Buoni Cittadini”).

Dietro questo apparente interesse per la salvaguardia del carattere del “nostro” cane  si nasconde un inconfessabile retropensiero, ossia il desiderio di rendere il pastore maremmano – abruzzese un cane  per tutti”, anche a chi non è in grado di apprezzare le peculiarità del suo carattere. Insomma chi oggi  “tutela” (si fa per dire) il PMA vuole mitigarne quelle qualità caratteriali e comportamentali che lo caratterizzano (o che, forse, lo caratterizzavano), al punto da renderlo il più possibile idoneo per tutte le famiglie e anche per coloro che non sarebbero in grado di gestire un verace pastore maremmano – abruzzese, soprattutto se maschio. In sostanza, sotto sotto, in quella accattivante frase sopra riportata sembra trasparire la volontà di trasformare il “nostro” in un altro cane, un cane diverso, non solo rispetto ai suoi antenati pastorali, ma anche ai cani di qualche decennio orsono.

 Ma veramente vogliamo che un cane “figlio” di quei grandi guardiani bianchi che da secoli difendono le greggi dei nostri pastori trasformi il suo carattere?

NOI DICIAMO NO, perché sarebbe una follia e un insulto alla storia millenaria della razza che,  per prescrizione statutaria se non per cultura cinofila, il CPMA dovrebbe rispettare!

Il pastore maremmano – abruzzese non deve diventare un “pelosone” da compagnia adatto a tutti e non deve tramutarsi in un cane da passerella o da passeggiata serale nelle strade affollate delle città, pronto a farsi accarezzare da chiunque gli passi accanto. Magari sarebbe  preferibile, e più rispettoso del suo carattere e della sua storia,  portarlo a correre libero nel silenzio e nella solitudine di un pascolo di montagna. O no?

Non c’è possibilità di compromesso: il pastore maremmano – abruzzese, essendo una diretta derivazione del cane da pecora,  pur vivendo in contesti profondamente diversi da quelli pastorali,  per essere un VERO pastore maremmano – abruzzese deve mantenere le doti caratteriali e comportamentali dell’originario cane da pecora da cui proviene, ossia deve avere  un carattere forte e dominante, deve essere alieno alla sottomissione, deve essere indipendente, poco  socievole, poco espansivo e possedere una grande, autonoma capacità decisionale.

 Il suo ruolo, al di fuori del mondo pastorale, non è quello di andare a spasso nei giardini pubblici tra passeggini e biciclette che lo sfiorano( anche se lo può fare tranquillamente…) ma è quello di  difendere il suo territorio, la sua “casa”, il “suo” gregge umano, con lo stesso coraggio, la stessa determinazione e la stessa fierezza che da sempre hanno mostrato i suoi progenitori nel difendere le pecore dai lupi.

Il Consiglio Direttivo pro tempore del CPMA, ritenendo possibile, o addirittura auspicabile, sottoporre il “nostro” cane al CAE 1, evidenzia una insana voglia di “normalizzarlo” per renderlo simile alle razze  più diffuse , più “innocue”, più richieste dal “mercato e quindi più …“vendibile”.

Eppure dovrebbe essere a tutti noto che il nostro cane,  per la sua natura, per le sue origini e per il suo vissuto,  non può, né deve, essere addestrato, e neppure, come prevede il CAE 1, tenendolo legato ad un guinzaglione di tre metri, gli si possono “IMPARTIRE ORDINI SIA VERBALI CHE GESTUALI PER MANTENERLO VICINO O PER ARRESTARLO”, o “IMPARTIRGLI COMANDI DI ARRESTO”, o “ IMPARTIRGLI ORDINI PER MANTENERLO TRANQUILLO (??)”.

 Insomma, è contro la sua indole più vera costringerlo ad imparare il: resta – fermo – seduto, piede, ecc., come se fosse un pastore tedesco. Il cane, forse, potrebbe anche apprendere questi comandi, che sarebbero però un inutile insulto alla sua fierezza, perché il “nostro” non è un pastore tedesco, ma un cane da pecora prestato alla cinofilia… e tale deve rimanere.

Del resto per la verifica del suo equilibrio caratteriale basta il TMC (test morfo-caratteriale) ! Quello che invece servirebbe alla razza è un test per verificare se ha mantenuto un basso istinto predatorio. Non è certo idoneo per questa “verifica” il test di “inoffensività verso gli ovini” elaborato dal CPMA in quanto non ha alcun senso  sottoporre un cane di due, tre anni e più ad un test di inoffensività verso animali che  non ha mai visto nel corso della sua vita. Può reagire in qualsiasi modo: con paura, aggressività, indifferenza… e questa reazione non vorrebbe dire niente, perché non sapremmo mai i motivi per cui ha reagito così e non avremmo nessuna indicazione sul livello del suo istinto predatorio. Pertanto, bisognerebbe far elaborare da esperti, e sottolineiamo esperti, un test affidabile per valutare, con sufficiente attendibilità, l’istinto predatorio del cane: ci sarà pure qualche etologo e/o qualche comportamentalista in grado di farlo!  Inoltre, sarebbe molto importante ideare un test per verificare la tempra dei nostri pastori maremmano – abruzzesi… e Dio sa se ce n’è bisogno!  Verificare la tempra di un cane come il nostro, ossia la sua capacità di resistere a stimoli esterni negativi e la durata di questa sua “resistenza”, è, infatti, fondamentale, perché una forte tempra è una caratteristica essenziale nei cani guardiani del gregge, e il  nostro cane deve perciò possederla in maniera spiccata.

Per il bene della razza, non ci stancheremo mai di ripeterlo, bisogna sempre agire in modo che il pastore maremmano – abruzzese, anche se ha abbandonato il gregge da tanto tempo, nel carattere e nel comportamento non si discosti mai “troppo” dai suoi antenati che difendevano le pecore. Se si vuole invece renderlo diverso, se lo scopo di chi lo alleva è quello di modificarne il carattere, per adeguarlo a presunte necessità della nostra epoca e venderlo con più facilità, allora bisogna essere consapevoli che così si distrugge la razza.

Chi non è in grado di gestire un PMA con le caratteristiche tramandate da una tradizione millenaria non deve cambiare il cane, ma deve cambiare razza!

Spiace poi constatare l’assordante silenzio degli allevatori abruzzesi, che del carattere del cane da pecora furono, nel passato, strenui ed appassionati difensori, mentre oggi sembrano interessati solo al nome , e per questo pronti anche ad avallare ogni maldestro tentativo di snaturare il cane e di renderlo una macchietta…magari sottoposta al CAE 1  ( poi toccherà all’agility?).

  Il nostro cane non è nato per fare il “buon cittadino”, ma semmai il “ saggio ignorante di montagna”. 

Il suo posto naturale è sui pascoli, libero, fiero e indipendente, e se proprio lo vogliamo con noi, non dobbiamo mai dimenticare da dove viene e quale è la sua storia.

Dobbiamo rispettare la sua natura più vera, perché se non lo facciamo, alla fine del grande guardiano della pastorizia abruzzese ed appenninica, rimarrà soltanto un bello, grande , peloso e inutile cagnone bianco, patetica imitazione di quello vero che ha condiviso e condivide la solitudine e la durezza della vita della gente delle nostre montagne e che viene tradito ed offeso ogni qual volta si attenta alla sua originale integrità.

Sandro ALLEMAND

ABSTRACT

CAE-1, A NEW TEST FOR THE  MAREMMANO ABRUZZESE SHEPDOG : but is it a joke?

The Maremmano-Abruzzese Shepdog Club, in conjunction with the next Characteristic Morphological Test, suggests that our dogs also be subjected to CAE-1.

Behind this apparent interest in safeguarding the character of “our” dog lies an unmentionable preconcept, the wish to make the Maremma  Abruzzo Shepdog a “dog for all”, and no longer reserved for those who know how to appreciate the peculiarities of his character .

But do we really want this “changed dog” instead of the great white guardians who have defended the herds of our shepherds for centuries? Do we really want to transform their character?

WE SAY NO, because it would be madness and an insult to the millennial history of the race that, against the Regulations of the club and the culture of our dog, the CPMA should respect!

There is no possibility of compromise: the Maremma-Abruzzese shepdog, being a direct derivation of the sheep dog, although living in contexts that are profoundly different from the pastoral ones, to be a TRUE Maremma-Abruzzese must maintain the character and behavioral qualities of the originally sheep dog. It must have a strong and dominant character, it must be alien to submission, it must be independent, unsociable, not expansive and possess a great autonomous decision-making capacity.

Its role, outside of the pastoral world, is not to go for a stroll among strollers and bicycles, (although it can easily do so) but is to defend its territory, its “home”, “His” human flock, with the same courage, the same determination and the same pride that his forefathers have always shown in defending the sheep from wolves.

Our dog, due to its nature, its origins and its experience, cannot, nor should, be trained, nor – as the CAE 1 foresees, keeping it tied to a three-meter leash, can it be “given orders both verbal and gestural to keep him close or to arrest him “, or” give him commands to stop “, or” give him orders to keep him quiet (??) “.

Moreover, for the verification of its character equilibrium, the TMC (morpho-character test) should be implemented with a test to verify the absence of predatory instinct and with a test to verify the tempering, ie its ability to resist external negative stimulation.

For the sake of the breed, we will never stop repeating it, we must always act in such a way that the Maremma-Abruzzese shepdog, even if he has abandoned the herd for a long time, in character and behavior never deviates “too much” from his ancestors who defended the sheep. If you want to make it different, if the purpose of those who raise it is to change its character, to adapt it to alleged “needs of our age” and sell it more easily, then you need to be aware that this is how the breed get destroyed.

But who is not able to manage a PMA with the characteristics of a millenary tradition must not change the dog, it must change  breed!