ANCORA SUL NOME (ma appena un po’…) – Graziano BARBERINI

CASTEL DEL MONTE (AQ) -1920

A luglio del 2018, iniziando con Sandro Allemand l’avventura di Canes Pastorales, scrivevamo di un nostro gusto un po’ anarchico per la libertà, convinti come siamo che ognuno abbia il sacrosanto diritto di parlare con l’unica, imprescindibile condizione che abbia qualcosa da dire al di là dei wow, degli ok e degli emoticon.

Libertà di parola, dunque, ma soprattutto libertà di PENSIERO.”

Scusandomi per l’autocitazione, mi piace constatare che siamo restati coerenti con l’assunto iniziale pubblicando il lungo ed approfondito intervento di Giampiero Tartaglia. Un intervento ben scritto, in cui il tono appassionato e a volte anche polemico non scade mai nella mancanza di rispetto e/o nell’insulto gratuito, ma resta sempre nel terreno del garbo e del civile confronto. Un esempio per tutti, e per primo per me, su come comportarsi nelle nostre schermaglie cinofile.

Ciò premesso,  e con il consueto schifo per ogni censura, devo dire che non condivido le tesi di Giampiero.

Dopo aver passato la giovinezza a rimproverare chi chiamava il cane “maremmano” sic et simpliciter ( e tra questi anche alcuni  “abruzzesisti” neo convertiti dell’ultima ora), oggi mi tocca passare la vecchiaia a contestare chi vorrebbe chiamarlo “abruzzese” e basta. Su questo,come noto, ho idee diverse da Allemand e da Breber e, senza noiose ripetizioni, chi fosse interessato a conoscere le mie tesi può leggere nel blog  alcuni interventi al riguardo (Quale nome per il cane da pecora.?.Il cane da pecora nella pittura : area culturale toscana, area culturale abruzzese, area culturale umbro-marchigiana.laziale. La vita dei pastori nelle descrizioni di Metalli, Leonardi e Trinchieri. Galleria di vecchie foto. Della Maremma, della Toscana, della Pastorizia).

Senza dunque ribadire il già detto, provo a rispondere alle obiezioni formulate da Giampiero alle mie tesi (tralasciando i rilievi mossi ad Agostino Di Cola, che pure non condivido, ma a cui, se vorrà, risponderà il diretto interessato).

1)Non è vero che “quasi sempre si è attribuito il nome in base al luogo in cui la razza ha avuto la maggiore diffusione”. Non è vero per le pecore (Sopravvissana,Gentile di Puglia), non è vero per il lupo (lupo appenninico) non è vero per i cani, che a volte vengono chiamati con il nome di città (Leonberger), a volte con il nome delle contee (Yorkshire), a volte con il nome di regioni (Bovaro delle Fiandre), a volte con il nome delle nazioni  (Pastore Tedesco), a volte con il nome di un cinofilo (Doberman, Saarloos), a volte con il nome dela funzione (hovawart=guardiano della corte), a volte con il nome di una catena montuosa (Caucaso,Tatra,Atlante, Estrela, Pirenei ecc.), a prescindere dal fatto che le suddette catene montuose siano o meno a cavallo di più stati (e infatti gli spagnoli hanno il Mastino dei Pireni e i Francesi il Montagna dei Pirenei)

sibillini marchigiani, primi del ‘900

2)Quanti cani c’erano in Abruzzo? Dati certi sono quelli del censimento fatto dal Corpo Forestale dello stato nel 1974: su 2886 cani da pecora censiti nell’intero territorio nazionale, in Abruzzo ce n’erano 1040, pari al 36%, percentuale certo ragguardevole, ma incontestabilmente il 64% era fuori Abruzzo.

E quanti lupi? Nel censimento del 1974 promosso dal WWF ed eseguito da Zimen e Boitani (Operazione San Francesco) furono censiti  poco più di 100 lupi così distribuiti:

Monti Sibillini/Laga (8)-Alt.Rocche/Velino Sirente (5)  – Monti della Tolfa/Alto Lazio (12) – Maiella PNALM (22) Matese (3)- Irpinia (8)- Monti Alburni (4) – Monte Sirino (4) – Monte Pollino (12)- Sila (25)

Anche qui, per quel che riguarda l’Abruzzo, siamo su percentuali intorno al 30%

E quante pecore?Sto ancora ricercando (in particolare negli atti dell’inchiesta Jacini) i dati di fine ‘800 disaggregati per regione, di cui però al momento non dispongo. A titolo informativo cito il patrimonio ovino nazionale (Fonti : Annuario Statistico Italiano 1911 e Annuario Statistico Agricolo Italiano 1936)

anno di rilevazione             1881                                           1908                                           1930

totale pecore                  8.596.108                                  11.162.966                                  10.268.119

Italia Nord                       11,75%                                       9,29%                                              9%

Italia centrale                  33,78%                                     30,42%                                        31,23%

Sud e isole                      50,47%                                     60,29%                                         59,77%

Ho solo disponibile il dato del 1908 relativo alla Toscana :1.209.332 pecore pari all’11% del patrimonio nazionale.

3)Se, come afferma l’amico Tartaglia, la ragione “abruzzesistica” risiede nella statistica e nei numeri, qualche dubbio è lecito.

E anche sul terreno della cultura e della tradizione potrebbe essere utile la lettura ( si trova agevolmente in rete) di un saggio di un serio studioso abruzzese , Luigi Piccioni, intitolato “La grande pastorizia abruzzese tra Mito e Realtà”.E’ uno studio documentatissimo che non mi permetto di sintetizzare, limitandomi a citare testaulmente alcuni passi.

Scrive Piccioni “L’immagine dell’Abruzzo, anche colta, tramandata negli ultimi secoli fa perno sulla pastorizia a tal punto da determinare a volte una totale identificazione tra la regione e l’attività economica. Una identificazione che tuttavia non ha molto fondamento sia perchè la grande pastorizia transumante non era affatto fenomeno esclusivamente abruzzese sia perchè l’Abruzzo è sempre stato, fino a decenni molto vicini, una regione in cui l’agricoltura, e non la pastorizia, ha costituito l’attività economica preponderante, ovunque e da ogni punto di vista”

Prosegue poi Piccioni ricostruendo, sulla base di un’opera del Del Re del 1831, la composizione della popolazione dell’Abruzzo Ulteriore II, e cioè dell’Abruzzo montano e più massicciamente pastorale, fornendo i dati che seguono:

Totale popolazione                   279.541

Popolazione attiva                    158.044

Agricoltori                                    69.782  (45,59%)

Proprietari                                    58.465  (38,20%)

Pastori                                         10.100  (  6,59%)

NOTA:ho riportato fedelmente i dati evidenziati dal Piccioni, divisi tra agricoltori/proprietari/pastori che però sommati non danno il totale della popolazione attiva perchè, ritengo, saranno state omesse altre occupazioni non rilevanti ai fini della trattazione.

4)Infine, viene posto il perchè del nome Pastore Bergamasco e Mastino Napoletano. Io so poco del Bergamasco e ancora meno del Mastino, ma mi arrischio a dire qualcosa sul loro nome su cui, a mio avviso, i paragoni con il PMA sono del tutto impropri.

Ebbi modo, negli anni novanta, di conoscere Maria Andreoli, storica allevatrice di bergamaschi con l’affisso dell’Albera ed ebbi il piacere di averla ospite a casa mia.Parlammo a lungo del “suo”cane e mi disse che era diffuso certamente in tutto l’arco alpino ma poi, con il passare dei secoli era quasi scomparso e/o fortemente imbastardito per le ibridazioni tollerate dai pastori. I primi appassionati che agli albori del novecento provarono a ricostruire la razza trovarono soggetti omogenei ed in purezza solo nella valli bergamasche, da sempre chiuse ed isolate come i loro abitanti. Non sono in grado di confermare quanto mi fu riferito, ma lo ritengo altamente verosimile sia per l’autorevolezza della fonte e sia perche’, in una edizione degli anni ’50 di “Tutti i cani”, che gelosamente conservo, Fiorenzo Fiorone scrive testualmente a proposito del bergamasco : ” Lo stato di purezza, purtroppo, esiste oggi in ben pochi soggetti ed è un vero peccato. Se non è cosa facile pretendere che i nostri pastori abbandonino l’errato concetto che qualsiasi pecoraro abominevole e rabbioso possa costituire un ottimo ausiliare dell’uomo nell’esercizio della pastorizia, sarebbe auspicabile che i nostri cinofili si interessassero di così bello e bravo cane”.

Quanto al Mastino Napoletano, non v’è dubbio alcuno che, nel linguaggio della storia,della letteratura e della cultura in genere, l’aggettivo “Napoletano” non indichi meramente ciò che appartiene alla sola città di Napoli, ma ciò che invece appartiene all’intero “Regno di Napoli”. E’ in questa accezione che non a caso si parla di Stato Napoletano, di nazione napoletana, di esercito napoletano e così via….e forse (?) anche di mastino napoletano.

5)Da ultimo voglio comunque precisare ( e almeno su questo mi auguro che si possa esere tutti d’accordo) che, al di là delle nostre defatiganti discussioni sul nome, il cane da pecora, comunque lo si voglia chiamare ( anche, in ipotesi, Peppino o Mustafà) per me resterà sempre il cane più affascinante e più bello del mondo.

E attenzione sempre a quei pochi (troppi anche se fosse uno solo!) che, dietro la bandiera del nome, celano i vessilli meno nobili dell’interesse personale.

Graziano BARBERINI

PASSO DEI PECORAI – Greve in Chianti – 1900

 

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